Per un mondo SENZA GUERRE
Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

La verità sul fenomeno UFO ed extraterresti sta per essere gradualmente svelata?

 

Maggio 2009 Un certo congresso

Qualche giorno fa mi è stato trasmesso un testo: si tratta di un articolo che mi è parso talmente interessante che, piuttosto di condividere con voi le mie personali riflessioni su questo o quell’altro argomento, ho preferito mettervelo a disposizione su questa pagina... Ahimé, non so chi l’abbia scritto, e sono quindi dispiaciuto di non poterne citare il nome. Tuttavia non ho motivo di dubitare della sua autenticità, in quanto il suo contenuto si accorda benissimo con le informazioni che io stesso ho l’occasione di captare nei miei incontri e nelle mie esperienze. Quindi ve lo propongo tale e quale, senza commentarlo, perché non ce n’è davvero alcun bisogno...

Daniel Meurois-Givaudan

«Il 17-18-19 aprile si è tenuta a Washington un’importantissima conferenza sull’esopolitica, cioè la controversa questione degli UFO (oggetti volanti non identificati) e degli extraterresti e il suo rapporto con la politica. Organizzata dal Paradigm Research Group, la “X-Conference 2009” aveva lo scopo di informare il pubblico sull’esopolitica e di incoraggiare il governo statunitense a togliere l’embargo che vige sull’argomento da almeno 62 anni, successivamente al noto schianto di un UFO avvenuto nel 1947 a Roswell, nel Nuovo Messico. Il governo degli Stati Uniti sta forse per svelare documenti segreti sugli extraterrestri? Dopo che numerosi Paesi – Francia, Gran Bretagna, Canada, Messico, Brasile, e Danimarca – hanno recentemente deciso di rendere pubblici i loro dossier sull’argomento, la pressione sull’amministrazione Obama è enorme. Media statunitensi come CNN, Fox News, Washington Post, e quelli di altri Paesi come il Giappone, erano presenti alla conferenza stampa tenuta il 21 aprile al National Press Club di Washington dopo la “X-Conference 2009”. Perché questi grandi media si sono scomodati a intervenire quando la stampa statunitense spesso esita a parlare di simili avvenimenti? Perché in questa conferenza sono stati annunciati fatti nuovi che potrebbero incoraggiare il governo Obama a richiedere che i documenti sugli extraterrestri vengano resi pubblici. E siccome gli Stati Uniti sono di gran lunga il Paese più coinvolto in questo campo, la decisione sarebbe di importanza capitale per la nostra comprensione del fenomeno extraterrestri e di tutto ciò che vi è connesso.

Ma che cos’è successo nei tre giorni della conferenza? Prima di tutto, una serie di fatti irrefutabili e misurabili sono stati presentati da testimoni assolutamente blindati. Il più noto è il Dr. Edgard Mitchell, il sesto astronauta ad aver camminato sulla Luna in occasione della missione Apollo 14. Mitchell ha riportato le testimonianza di persone presenti al disastro dell’UFO a Roswell nel 1947. Siccome Roswell è la sua città natale, Mitchell ebbe l’occasione di incontrare diverse persone coinvolte nell’incidente: l’astronauta si dice persuaso non solo della veridicità del fenomeno UFO, ma dell’importanza di togliere il segreto su queste informazioni.
Un altro partecipante alla conferenza, Joseph Montaldo, è il fondatore dell’ICAR, la Comunità Internazionale per la Ricerca Extraterrestre, che ora ha sede in 11 Paesi e si concentra sul fenomeno dei rapimenti da parte di extraterrestri. L’ICAR ha studiato 12.800 casi di rapimento. Secondo queste ricerche, il 2% della popolazione degli Stati Uniti sarebbe stata rapita e studiata dagli extraterrestri. Una giornalista giapponese si è stupita di come si possa mantenere segreto un simile numero di rapimenti. Sembra che la tecnologia utilizzata dagli extraterrestri permetta di riportare indietro la persona rapita facendola tornare indietro nel tempo alla fine dell’esperienza. In questo modo, l’assenza della persona passa quasi sempre inosservata. In più, modificando la memoria dei soggetti, questi ultimi dimenticano la maggioranza dei fatti. Ciò che rimane dell’esperienza può passare per un brutto sogno, benché il 67% dei rapimenti avvenga di giorno. M. Montaldo ha sottolineato il fatto che una buona parte di questi rapimenti non sono di origine extraterrestre ma sono effettuati da umani, che lavorerebbero per una potenza militare privata che sembra cerchi di capire perché gli extraterrestri facciano questi rapimenti. Questi militari rapiscono dunque la gente che ha già sperimentato rapimenti da parte di extraterrestri per interrogarla, studiarla e seguirla. Siccome le loro procedure sono molto diverse e più invasive di quelle degli extraterrestri, causano più sofferenze fisiche e psicologiche. M. Montaldo e la sua famiglia hanno vissuto in prima persona i due tipi di rapimento. Le ricerche dell’ICAR proverebbero che le persone rapite dagli extraterrestri vengono poi seguite per tutta la vita, grazie a impianti e a rapimenti ripetuti, e che questo genere di sorveglianza prosegue sui loro figli e nipoti.
Se non ci fosse una prova irrefutabile della presenza di impianti a livello fisico, il fenomeno dei rapimenti extraterrestri sarebbe difficile da provare. Per questo motivo le ricerche del dott. Roger Leir, chirurgo e leader mondiale in questo campo, sono così importanti. Leir è riuscito a estrarre e a conservare 12 impianti di questo genere, che in seguito sono stati studiati da numerosi specialisti grazie a mezzi tecnici molto avanzati: è stato provato che sono composti da diversi elementi presenti unicamente nei meteoriti e mai rinvenuti prima di allora in un corpo umano. Vi si sono rilevati elementi la cui percentuale di isotopi non era mai stata misurata né sulla Terra né altrove nel nostro sistema solare. Sono stati scoperti dei nanotubuli di carbonio simili a quelli che gli umani iniziano a fabbricare solo ora, ciò che implica la presenza di prodotti creati artificialmente. In più, questi impianti emettono frequenze vibrazionali tipiche dello spazio più profondo (deep space frequencies) fatte per viaggiare verso luoghi molto lontani. Questi molteplici risultati hanno provato fuori da ogni dubbio che certi umani hanno avuto rapporti diretti con entità che non provengono dal nostro sistema solare.
Tra gli altri relatori, menzioniamo Colin Andrews, che studia gli agroglifi (crop circles, i cerchi nel grano) da decenni. La maggioranza degli agroglifi sono ora fatti da umani, ma quelli veri causano anomalie nel campo magnetico terrestre tali da disturbare gli apparecchi elettronici. Alcuni di questi sono disegnati a partire da piante la cui clorofilla è misteriosamente scomparsa. Altri hanno influenzato la crescita delle piante in maniera completamente anormale. La conclusione? Un buon numero di agroglifi sono probabilmente fabbricati dai nostri visitatori extraterrestri.
Richard Doylan ha stabilito un’evidente relazione tra le mutilazioni del bestiame e i visitatori extraterrestri. Ha anche spiegato il fenomeno di rielaborazione di veicoli extraterrestri, cosa che permette di credere che molti degli UFO che vediamo ora siano di origine terrestre perché gli umani sono riusciti a imitare questa tecnologia a partire da UFO schiantatisi per un incidente o abbattuti dai militari. Inoltre, tra umani ed extraterrestri hanno probabilmente avuto luogo degli scambi commerciali, il che ha permesso ai primi di ottenere informazioni precise sui sistemi di propulsione, i tipi di energia, i materiali e i sistemi di controllo utilizzati dai nostri visitatori.
Scambi di questo genere sono probabilmente iniziati a partire dal 1954, dopo il primo di una serie di molti incontri tra Eisenhower e alcuni visitatori extraterrestri. Uno di questi incontri è stato confermato da un ex militare in pensione, Bill Kirkland, che ha raccontato ciò di cui è stato testimone alla base militare Holloman, il 10 febbraio 1955, quando una persona è scesa dall’aereo presidenziale per introdursi in un disco volante parcheggiato proprio lì a fianco, mentre un altro disco sorvolava il sito. La persona è rimasta 45 minuti a bordo dell’UFO prima di risalire sull’aereo. Il relatore Art Campbell ha poi dichiarato che la tecnologia ottenuta grazie alla probabile intesa tra l’esercito USA e gli extraterrestri aveva permesso all’esercito di fare un improvviso balzo tecnologico di 150 anni nel campo dell’informatica. Rispondendo a domande del pubblico, molti ricercatori hanno confessato di credere che in cambio di questa informazione il governo degli Stati Uniti avrebbe verosimilmente accettato un trattato di non intervento sui rapimenti, il che spiegherebbe il perché la maggioranza di questi avvenga negli USA. Il ricercatore Michael Salla ci ha confermato che, da decenni, i presidenti degli Stati Uniti e altre persone che occupano importanti cariche di potere non hanno accesso ai documenti sugli extraterrestri. Dal 1969, il controllo di queste informazioni è nelle mani di compagnie private come la Boeing e la Lockheed Martin. La ricerca in questo campo è finanziata da un budget segreto paragovernativo e privato (black budget), finanziato con metodi illeciti, tra cui il commercio internazionale di droga.
Nick Pope, specialista di esopolitica nel Regno Unito, ha spiegato le procedure di divulgazione utilizzate nel suo paese. Major Milton Torres, un ex pilota americano che nel 1957 era di stanza in Inghilterra, ci ha poi raccontato la sua avventura. In quel periodo gli era stato chiesto di abbattere un aereo nemico e si era poi trovato davanti a un UFO più grande di una portaerei, che viaggiava a una velocità dieci volte quella del suono facendo acrobazie tecnicamente impossibili. M. Torres ha poi confermato la successiva visita di un “uomo vestito di nero” che l’ha minacciato di fargli perdere il posto se avesse parlato della sua avventura. La divulgazione dei dossier extraterrestri nel Regno Unito gli ha poi permesso di parlare pubblicamente di quell’avvenimento alla X-Conference 2009, cosa che ha fatto con moltissima emozione spiegando come gli fosse stato difficile vivere nel segreto per tutti quegli anni. Victor Viggiani di Toronto ha condiviso con noi l’esperienza di divulgazione del governo canadese e ha confermato la disponibilità di 9500 dossier sull’argomento sul sito www.collectionscanada.gc.ca/databases/ufo. Ha tuttavia spiegato che in tutti i Paesi che ora aprono i loro dossier, questi vengono preventivamente “ripuliti” e “ridotti al minimo”.
Ma che cosa è saltato fuori da questa conferenza? Fatti irrefutabili come quelli collegati agli impianti extraterrestri sono stati presentati al pubblico. Personalità assai credibili hanno portato le loro testimonianze, ricercatori che studiano il fenomeno degli UFO e degli extraterrestri in tutti i loro aspetti ci hanno messo al corrente delle loro conclusioni più evidenti. Non c’è dubbio, riceviamo delle visite, almeno da qualche centinaio d’anni. Edgard Mitchell ha annunciato che «la Terra farà ben presto parte della Comunità dei pianeti ». Alfred Lambremont Webre, il ricercatore canadese che ha inventato la parola “esopolitca”, che lui stesso definisce come la relazione tra la specie umana e altri esseri intelligenti e non umani, ha parlato di momenti futuri molto difficili a cui la specie umana dovrà ben presto fare fronte. Tra gli esempi, ha menzionato delle pandemie e la probabilità di una tempesta solare che potrebbe colpire tutti i sistemi elettrici del pianeta. La relatrice italiana Paola Harris ha insistito sul ruolo cruciale dei media, soprattutto la televisione e i film di Hollywood, che preparano lentamente la popolazione ad accettare la presenza extraterrestre.
Alcuni partecipanti hanno confessato di essere rimasti comunque un po’ insoddisfatti. Come si può spiegare, si chiedono, il fatto che dopo una reticenza durata oltre 60 anni, i governi inizino improvvisamente a spalancare le porte dei loro archivi, mentre prima facevano di tutto per mettere in ridicolo i testimoni, per minacciarli, licenziarli, internarli in manicomio e, a volte, ucciderli? Cosa significa questa inversione di rotta? Alcuni partecipanti alla X-Conference hanno parlato in privato del Blue Beam Project. Ora l’élite mondiale è in possesso di una tecnologia segreta molto avanzata, copiata dalle tecnologie extraterrestri. Si potrebbero usare UFO costruiti da umani per simulare un attacco extraterrestre e obbligare i diversi Stati ad allearsi nell’organizzazione delle Nazioni Unite per respingere l’avversario. La situazione potrebbe portare all’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale che da qualche anno viene annunciato da diversi leader come Bush padre e figlio, Kissinger, Sarkozy, Benedetto XVI e così via.
Da questa memorabile conferenza emerge un dato. Il tema degli extraterrestri è un mondo nascosto e pieno di disinformazione sapientemente orchestrata. La X-Conference 2009 non ha fatto altro che presentare la minuscola punta di un iceberg enorme. La pubblicazione di documenti epurati non potrà mai darci un quadro esatto del fenomeno, non può far altro che confermare che siamo davvero “visitati”, e ormai da molto tempo. Probabilmente non potrà dimostrare che i rapimenti sono una realtà, che sono assai numerosi e non sempre effettuati da extraterrestri; che gli UFO sono stati riprodotti qui sulla Terra e che ora sono più spesso di fabbricazione umana che extraterrestre; che gli “uomini vestiti di nero” esistono per davvero e che si preoccupano di rendere pubbliche solo certe informazioni e non altre. In conclusione, finché su questo argomento non sarà detto tutto, sarà saggio valutare ogni informazione cum grano salis, cioè con un minimo di prudenza. Non è tutto oro ciò che luccica, e non tutti gli UFO sono extraterrestri. Diciamolo!
Lo scopo dell’evoluzione umana è la sottomissione a un governo tecnologico mondiale, che sia di origine extraterrestre o umana? Non ne sono certa. Prima di comprendere le diverse specie e razze extraterrestri che visitano la Terra, forse è giunto tempo di occuparci della vera domanda: chi è l’essere umano?»
(traduzione di Renata Germanet)

fonte - http://www.meurois-givaudan.com/it/cronache.php

ASTRONAVI BIOLOGICHE (Seconda Parte)

 

Il Giornale Online

da strangedays.it


Astronavi biologiche e piloti sintetici, macchine pensanti e astronauti geneticamente modificati. Sembra un racconto di fantascienza ma è quanto prepara la NASA per il prossimo viaggio verso Marte. Una tecnologia che forse l'ente spaziale ha desunto dai reperti alieni rinvenuti a Roswell e sulla Luna.
di Pablo Ayo
Rutledge e la pilota aliena “Mona Lisa”
Da quasi un anno ormai girano i video diffusi da William Rutledge. Oggi 76enne, Rutledge afferma di essere un ex pilota civile di prototipi e specialista USAF, residente in Rwanda (Africa) dal 1990, che avrebbe deciso di rivelare quanto sa e di diffondere i suoi video perché “il 2012 arriverà in fretta”.

Stando alle sue indiscrezioni, Rutledge sarebbe stato uno dei tre astronauti (gli altri erano Alexei Leonov e Leona Snyder) coinvolti con una missione NASA segreta svoltasi nell’Agosto del 1976, quella dell’Apollo 20. Tale missione, come è ormai noto, prevedeva lo studio e l’analisi di alcuni reperti alieni presenti sulla superficie lunare, nei pressi del cratere Izsak, tra cui le rovine di una città aliena e i resti di una enorme astronave madre, apparentemente lunga più di 3 km. Una volta atterrati, la visita alla città non fu così ricca di scoperte come speravano: la struttura che venne chiamata 'La Città' era in realtà un cumulo di detriti visti da vicino, afferma Rutledge, di cui solo una costruzione rimaneva intatta, quella che battezzarono col nome di "cattedrale". La città sembrava antica quanto l'astronave, ma era ridotta malissimo.

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Oltre l'astronave aliena vista dall'alto, Rutledge e Leonov ne trovarono anche un'altra, triangolare. Ma la maggior parte delle ricerche le fecero all'interno della grande astronave vista dall'alto: le analisi confermarono trattarsi di un un'astronave madre molto grande, che aveva attraversato gran parte dell' universo, e antica circa, a suo dire, un miliardo e mezzo di anni.
V'erano antiche rimanenze di vegetazione all'interno, nella sezione motori, e rocce triangolari che emettevano gocce di liquido giallo dalle proprietà apparentemente guaritive, e tracce di vita extrasolare. Trovarono anche dei piccolissimi corpi alieni, circa 10 cm l'uno, in capsule di vetro, presumibilmente embrioni, ma la scoperta maggiore furono due corpi, di cui uno intatto.
Benché alcuni dei video diffusi da Rutledge non siano esenti da difetti se non addirittura dei falsi, altro materiale, così come la preparazione tecnica dell’ex astronauta e alcuni dettagli da lui rivelati, danno l’idea che ci sia un fondo di verità nelle sue affermazioni. Di recente, come aveva promesso, Rutledge ha diffuso su internet un video che mostrerebbe il rinvenimento e il trasporto sul modulo lunare del corpo di una pilota aliena, da loro battezzata “Monna Lisa”.

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Si trattava di una femmina umanoide, 1.65 di altezza, mani a sei dita (come gli alieni di Roswell). Da quanto capirono, si trattava di una pilota, che pilotava l’enorme astronave con le dita e gli occhi, senza timone o cloche. I due astronauti per smuoverla dalla sedia del cockpit dovettero tagliare via due cavi collegati al suo naso (cosa che si vede parzialmente nel nuovo video). Leonov rimosse il visore elettronico dagli occhi della donna, e quando lo fece alcuni liquidi biologici, forse sangue, le fuoriuscirono dalla bocca, naso, occhi, per congelarsi all'istante nell'atmosfera zero lunare. Alcune parti come i capelli sembravano invece in condizioni insolitamente buone, mentre la pelle sembrava protetta da una sorta di sottile pellicola trasparente. La donna non sembrava né morta né viva, ma come in uno stato di sospensione vitale.

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Quello che colpisce, nei video, è l’aspetto della donna aliena, assolutamente lontana dai canoni degli ET di Hollywood e ben più vicina all’aspetto delle creature descritte nella casistica di molti incontri ravvicinati. L’altezza, l’aspetto peculiare del viso, con il volto quasi triangolare e gli zigomi sporgenti, i grandi occhi e l’attaccatura dei capelli, ricorda molto da vicino la donna aliena che l’agricoltore Antonio Villas Boas incontrò nell’Ottobre del 1957 (a fianco, una illustrazione redatta su descrizione del testimone). In quel caso la donna era forse meno alta, circa 1,55, carnagione bianchissima; i capelli biondo platino/bianchi; grandi occhi azzurri a mandorla; le labbra sottili.
Nel video diffuso di recente, si vede il viso e parte delle spalle della donna aliena incastrate in una struttura che sembra vagamente un sarcofago, i lati della bocca collegati agli occhi grazie a due coppie di asticelle bianche composte da un materiale indefinibile (Osso? Plastica?), e gli occhi a loro volta collegati ad una specie di estrusione sulla fronte che a qualcuno ricorderà le illustrazioni induiste del terzo occhio, anche qui collegati da una coppia di asticelle bianche. Alcune immagini ravvicinate del volto mostrano le mani degli astronauti mentre rimuovono le asticelle e liberano il volto della donna.

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Nella seconda parte del video si vede invece la Monna Lisa sdraiata su di una specie di lettino o altro supporto apparentemente a bordo del modulo lunare LEM dell’Apollo 20 (da un paio di zoomate si vede attraverso il finestrino il suolo lunare con il Rover della NASA parcheggiato). Qui la donna aliena appare già spogliata dei vestiti, fatta eccezione per una specie di garza o tessuto plastico che gli tiene fermo il collo. Nel lato destro del campo di ripresa, a fianco della EBE, un secondo astronauta dopo averci giocherellato un pò posa una telecamera e prende in mano un block notes.
Si nota il corpo della donna, apparentemente umanoide (a parte le sei dita di cui parlava Rutledge che però non si vedono), l’apparato mammario, addirittura un ombelico che suggerisce un sistema di riproduzione simile al nostro, la pelle un po’ rovinata, apparentemente indurita se non addirittura calcificata da qualche sostanza protettiva trasparente o dal tempo stesso.

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I capelli sono raccolti da una sorta di reticella scura che ha probabilmente dato ai cosmonauti l’idea di somiglianza con la donna raffigurata nel capolavoro di Leonardo Da Vinci. Nell’ intervista Rutledge affermava che la donna non avesse narici, e per quanto sembri averle, guardando bene il video si nota che le narici non hanno fessure, sembra quasi che siano “tappate” chirurgicamente con della pelle per questioni insondabili. Possiamo ipotizzare sia stato per evitare perdite di ossigeno, dato che a quanto afferma Rutledge in origine Monna Lisa avesse la bocca collegata a una sorta di tubo (cosa che non si vede nel video), che probabilmente tra l’altro le forniva ossigeno, oppure – ipotesi affascinante – per evitarle di sentire odori, cosa che forse l’avrebbe distratta dalle sue funzioni di pilota concentrata a trovare una pista tra le stelle.

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Cosa dire di questo ennesimo video? La donna aliena potrebbe essere un falso, ma ben fatto, e molto costoso. L’interno del LEM stavolta è meglio visibile che nei precedenti video, e non può trattarsi di un montaggio di vecchi video NASA, visto i protagonisti presenti in scena. Inoltre alcuni ricercatori hanno già stigmatizzato come tutta l’apparecchiatura di bordo visibile nella scena sia perfettamente congrua con quando risulta dai manuali tecnici della NASA riguardo la strumentazione degli Apollo. E in una zoomata si vede anche l’esterno del suolo lunare con il Rover. Inoltre, uno degli astronauti ripresi possiede una tuta da astronauta coerente con quelle indossate dagli astronauti dell’epoca. Ma un dubbio ci coglie, mentre scriviamo. Chi è l’uomo ripreso dalla telecamera, che prende il block notes? Leonov? O lo stesso Rutledge?

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Di William Rutledge ovviamente non c’è materiale in giro, nessuna foto o biografie, viene da chiedersi se questo sia il suo vero nome. Come si sa, a detta di Rutledge, Leona Snyder era in volo, a bordo del modulo orbitante. Di Alexei Leonov invece le foto abbondano: in Russia è diventato un eroe nazionale, primo uomo ad aver compiuto la “passeggiata” extraveicolare nel vuoto dello spazio in orbita il 18 marzo 1965, e intrepido astronauta che nel 1975 compì lo storico incontro in orbita tra una navetta USA e una Sovietica: il rendez-vous Apollo-Soyuz.
Leonov per l’occasione venne addestrato a Houston, in Texas, imparò l’inglese e venne apprezzato da tutti per le sue qualità tecniche e di pilota, il suo carattere e la sua simpatia. Con una certa riluttanza vado a salvare i fotogrammi del video – come al solito di scarsa qualità – e li importo in Photoshop. Cerco di alzare la qualità visiva dei fotogrammi, l’astronauta si muove, la camera che riprende si muove, ci sono oscillazioni nei colori, e il video è stato salvato a bassa qualità. “Un lavoro inutile, come al solito”, penso tra me. Riesco a ottenere dei fotogrammi quasi chiari, un paio.

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Ma è solo quando pongo accanto a questi fotogrammi il volto bonario e lievemente scimmiesco di Leonov che lentamente si fa largo in me una sensazione di stupore. I capelli radi, le sopracciglia alte, le profonde rughe ai lati della bocca, la peculiare distanza tra la radice del naso e l’attaccatura della bocca, la curva delle spalle, sono incredibilmente somiglianti ai tratti del volto di Leonov. Poi, trovo una foto scattata a bordo del Soyuz durante il Rendez-Vous del 1975 (quindi, appena un anno prima della suddetta missione narrata da Rutledge). Lo stretto abitacolo, la tuta che indossa il cosmonauta sovietico, la fioca luce di bordo, e per puro caso nella foto tiene in mano la medaglia ricordo della missione, assumendo una posa incredibilmente simile a quella che si vede nel video di Rutledge: tutto simile, e tutto incredibilmente combacia.

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Nonostante la pessima qualità del fotogramma, si evince chiaramente una somiglianza fortissima. Nel video, dunque, c’è qualcuno che assomiglia incredibilmente a com’era Leonov nel 1975. Scoprii in seguito che Leonov aveva una fama di giocherellone, sempre scherzoso e di buon umore nonostante le difficoltà. Sarebbe stato consono col personaggio mettersi a giocherellare con una telecamera, anche di fronte a una situazione limite come l’aver ritrovato il corpo di una donna aliena.
I pezzi mancanti: la doppia missione

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Una collaborazione USA-URRS negli anni ’70 era ben strana, la tensione tra i due paesi era ancora alta, e la missione nota come Apollo-Sojuz (ASTP) fu la prima collaborazione tra gli Stati Uniti d'America e l’Unione Sovietica nel settore dei voli nello spazio di sempre. Un forte impegno politico, scientifico e militare, solo per una passeggiatina nello spazio. Perché? Altro discorso interessante: nell’emblema della missione Apollo 20 diffuso da Rutledge, si notano due navette sollevare la nave aliena e portarla via (cose che era forse l’auspicio, non realizzato, della missione). Ma perché due navette?
Può darsi che una delle due rappresenti il LEM, oppure si trattava di due navette diverse, proprio come quelle che si agganciarono nello spazio il 17 luglio 1975, una navicella spaziale del programma Apollo ed una capsula Sojuz. Chissà, forse si trattava di una preparazione alla missione che si sarebbe tenuta l’anno seguente. Perché agganciarsi in orbita?
Forse era una manovra che si sarebbe resa necessaria nel corso della missione, ma in orbita circumlunare, ben lontano dagli occhi dei curiosi. E perché? Forse questa è la domanda a cui è più facile rispondere: i russi all’epoca forse avevano scoperto che esisteva questa nave di 3 km nel cratere Itzak, e non volevano essere tagliati fuori dall’impresa. Inoltre, due equipaggi con due astronavi avrebbero potuto trasportare il doppio del materiale, avere più personale per le attività extraveicolari, più esperienze diversificate. Per certo, Leonov sembra apparire fantasmicamente nei video di Rutledge sulla Luna, un anno dopo l’aggancio tra la Soyuz e l’Apollo. Un caso?
È ovvio che c’era una collaborazione con l’URSS per la missione dell’Apollo 20 se la presenza di Leonov fosse confermata, così come è ovvio che l’aggancio in orbita del ’75 potesse essere stata la preparazione a qualcosa di più importante. Se venisse confermata l’ipotesi del “doppio” viaggio URRS-USA verso la Luna, apparirebbe evidente che Rutledge avrebbe rivelato le cose solo a metà. Non sarebbe improbabile allora che la reale identità di Rutledge sia quella di uno degli altri astronauti americani noti all’epoca, magari uno di quelli che avevano già lavorato con Leonov alla ASTP: Deke Slayton, Thomas Stafford o Vance D. Brand. Slayton però morì nel Giugno del 1993. Le ipotesi rimangono aperte.
PABLO AYO
Fonte:

ASTRONAVI BIOLOGICHE (PRIMA PARTE)

 

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da strangedays.it
Astronavi biologiche e piloti sintetici, macchine pensanti e astronauti geneticamente modificati. Sembra un racconto di fantascienza ma è quanto prepara la NASA per il prossimo viaggio verso Marte. Una tecnologia che forse l'ente spaziale ha desunto dai reperti alieni rinvenuti a Roswell e sulla Luna.
di Pablo Ayo
Macchine. Nel senso lato del termine, lo siamo anche noi. Macchine che pensano, che sudano, che elaborano. Milioni di dati che scorrono sotto la superficie della pelle, attraverso il nostro complesso neurale. Sensazioni di caldo, umido, ruvido, veloce, equilibrio, aspro, luminoso, voci sgradevoli o richiami lontani, qualcosa nella tasca o un refolo di vento che gela la pelle. Sensazioni, pensieri considerazioni astratte, continue compensazioni nel camminare, distribuire il peso, calibrare le espressioni facciali, trovare i tasti su di una tastiera senza guardare perché la nostra mente ormai li ha memorizzati, come i numeri di cellulare che conosciamo a memoria, come i nomi dei nostri amici, parenti, uomini famosi, personaggi storici, di attualità o persino di fiction: tutti memorizzati in uno spazio fisico grande più o meno come un melone, assieme a tutte le nostre esperienze di vita, le strade che abbiamo attraversato e gli errori fatti.

Nel mondo occidentale, in seguito a una lunga tradizione scientifica e razionale, consideriamo le macchine qualcosa di freddo e asettico, qualcosa che funziona per eseguire un lavoro o assolvere uno scopo in maniera determinata e meccanica, senza sensibilità, intelligenza o capacità di scelta. Associamo le macchine alle automobili, alle televisioni, ai tostapane, agli orologi di precisione o ai laser. Eppure, per altre culture, per altri punti di vista, il termine macchina è associabile perfettamente a qualcosa di biologico. D’altro canto, persino il moto dell’ universo stesso e dei pianeti, il pulsare delle stelle, così come i ritmi della natura, la crescita delle cellule, il battere del cuore, sono tutti meccanismi perfetti. Ma non li definiremmo mai qualcosa di freddo e inumano.
Negli ultimi anni, numerosi testimoni di incontri ravvicinati o ex insiders governativi hanno parlato di “astronavi biologiche”, e per complicare ancora di più la scena, di piloti creati ad hoc per guidare dette astronavi, anch’essi in parte robotici, in parte biologici. Ma questo genere di tecnologia è davvero concepibile? E su che presupposti si baserebbe? Soprattutto, per quale motivo sarebbe stato necessario, per degli alieni, creare strutture ibride meccanico/biologiche?
I ‘robot biologici’ di Corso

Il Giornale Online

In ufologia si iniziò a parlare di astronavi biologiche con il colonnello Philip Corso, che come tutti sanno (o dovrebbero) lavorò dal 1960 al ’62 ad un progetto segreto del Pentagono proteso a ottenere dei progressi tecnologici consistenti grazie all’analisi di alcune apparecchiature trovate a bordo del velivolo alieno caduto a Roswell, New Mexico, nel 1947. A detta di Corso, le misteriose creature che guidavano la navetta erano EBE, Entità Biologiche Extraterrestri, una sorta di robot biologici (formati cioè non da parti meccaniche ma grazie a un’avanzata ingegneria genetica) programmati per resistere alle condizioni estreme dei viaggi spaziali e a saper guidare un’astronave grazie a una particolare interfaccia neurale di cui erano dotati, grazie alla quale erano in grado di connettersi con l’astronave quasi ne fossero una parte integrante. Questo tipo di affermazioni da parte di Corso, più che altre, lasciarono interdetti e un po’ scettici molti ricercatori che da anni si interessavano al fenomeno.
Era difficile per tutti concepire qualcosa di diverso dai robusti astronauti NASA tutti muscoli e capelli rasati e accento del Wisconsin o dell’Oklahoma, che salivano masticando gomme su di un rottame metallico pieno di carburante puntato come un dito verso il cielo, immaginare un concetto come un velivolo parzialmente biologico, e un pilota parzialmente tecnologico. Il nostro stesso concetto di democrazia si basa sul fatto che esistono cose e persone, entità biologiche con diritti e strumenti, mezzi, cose che non ne hanno. Anche se di recente diversi ricercatori hanno scoperto che persino le piante hanno un loro modo di ragionare, e che una forma di coscienza o consapevolezza è rinvenibile fino negli insetti o addirittura negli organismi cellulari, per noi esseri umani il concetto di una macchina biologica rimane comunque un assioma quasi inconcepibile, se non addirittura una contraddizione in termini.
Negli anni, altri hanno parlato di eventi che avrebbero riguardato interazioni con entità di altri mondi, e delle loro tecnologie. Il contattista messicano Carlos Dìaz, ad esempio, che dal 1981 avrebbe avuto dei contatti con esseri di altri mondi, è diventato famoso per le sue foto che ritraggono velivoli discoidali luminescenti, che lui definisce “Ships of Light”, astronavi di luce. Nel corso delle sue interviste, ha dichiarato spesso che a quanto gli è stato spiegato, quelle astronavi dai colori caldi erano in realtà degli organismi viventi.
Anche Bob Lazar, lo scienziato che sostiene di aver lavorato nella famigerata Area 51, ha parlato a suo tempo di alcune caratteristiche tecniche dei dischi volanti tenuti nella base militare USA. Stando a Lazar, ad esempio, internamente il pavimento dei dischi era formato da una sostanza spugnosa e gommosa, violacea, che diventava tesa e compatta quando si accendevano i motori a curvatura. Apparentemente, il pavimento sembrava formato da una sorta di pelle, ed era caldo e lievemente umido al tatto. Anche lo sportello di accesso del disco su cui lavorò Lazar era caratterizzato da proprietà sconcertanti: si apriva grazie a una sorta di telecomando a distanza, ma una volta richiuso, lo sportello non era più visibile, appariva in effetti alla vista una parete liscia e continua di metallo, anch’esso caldo. Nella descrizione di Lazar, era come se se gli atomi del metallo si fondessero tra di loro, come una ferita che si richiude. Anche questa caratteristica avvicinerebbe il concetto delle astronavi di origine aliena più a una sorta di essere organico che a una semplice macchina.
Un altro ricercatore ben noto ai lettori più attenti, lo scomparso William Hamilton, ex pilota USAF ed esperto di sistemi informatici, fece a suo tempo delle interessanti affermazioni sulla reale natura degli UFO: “Nel corso delle mie ricerche ho scoperto un certo numero di elementi alla base della tecnologia UFO. Mi riferisco ad Orfeo Angelucci, che ho avuto modo di conoscere, il quale dichiarava di aver avuto esperienze di contatto, negli anni dal 1953 al 1955 e raccontava che i dischi volanti che aveva visto e gli esseri che aveva incontrato, provenivano da un’altra dimensione temporale. E gli oggetti non erano costruiti come noi costruiamo gli aerei oppure le automobili, no, gli oggetti crescevano, come fa un cristallo… tutti i sistemi di cui necessitavano crescevano internamente, proprio come nel sistema del corpo umano, o di un fiore. Gli UFO vivono attraverso un processo organico.”
Alcune notizie sulle EBE vennero a suo tempo divulgate dal dottor Dan Burisch nella seconda metà del 2002, in particolare in merito agli studi da lui condotti su un presunto extraterrestre nell’Area 51 a partire dal 1986. Burisch, che è un microbiologo, venne condotto in un laboratorio sotterraneo, dove studiò la biologia dell’essere alieno definito J-Rod, apparentemente un classico grigio. Dato che apparentemente J-Rod soffriva di una degenerazione dei tessuti nervosi, a Burisch fu chiesto di prelevare del tessuto dal braccio dell’essere per effettuare degli esami medici.
A detta del microbiologo, c’era una profonda interconnessione biologica tra la creatura e la tecnologia dell’astronave. J-Rod in qualche modo era stato programmato geneticamente per fungere da interfaccia biofisico con l’astronave, tramite innesti nelle mani e la testa. Questo tipo di EBE possedevano sulle mani una sorta di cuscinetti dove sono presenti nervi scoperti protetti da varie glicoproteine che vengono selettivamente spinte all’esterno o all’interno con l’azione dei capillari, quasi come se una guaina viscosa permettesse a J-Rod di avere un interfaccia diretto con la nave.
Stando a Burish, la biologia di quel tipo di creature era molto complessa ma anche estremamente compromessa, anche da alcune schede mediche riservate giunte in suo possesso sembrava che essi fossero affetti da diverse patologie virali. È possibile che in qualche maniera la struttura genetica delle EBE, studiata appositamente per coincidere e funzionare in parallelo con delle strutture biotecnologiche delle astronavi, fossero particolarmente delicate, tanto che a contatto con alcuni elementi inquinanti del nostro pianeta potesse danneggiarsi o infettarsi.
Il ricercatore americano Derrel Sims da anni compie attenti esami sugli impianti metallici estratti agli addotti. Questi oggetti risultano nascosti, o meglio “avvolti” in una specie di bozzolo biologico che non evidenzia alcuna reazione infiammatoria, né cronica né acuta. Qualcosa che i patologi non credevano possibile, eppure sono stati proprio i rapporti patologici a confermarlo. “Ecco cosa si constata”, afferma Sims: “Nessun punto d’entrata, nessuna lesione e nessuna cognizione da parte delle persone in questione di come gli oggetti si trovino dentro il loro corpo, a parte la consapevolezza di una qualche manifestazione aliena, suffragata dalla testimonianza di altre persone presenti agli eventi. Nessuna reazione infiammatoria a corpi estranei che certi segni visibili comprovano essere stati innestati anche 40 anni prima. Incredibile”.
È possibile che la perizia che dimostrano gli alieni nel far coesistere impianti tecnologici all’interno di corpi biologici umani evitando ogni tipo di rigetto derivi dalla loro lunga esperienza nel campo della medicina e dell’ingegneria genetica tesa a creare entità biotecnologiche, astronauti umanoidi ibridi? E i bozzoli biologici di cui parla Bonvin, potrebbero essere dei tessuti creati in laboratorio per facilitare la coesistenza di impianti tecnologici installati in entità biologiche programmate geneticamente per vivere nello spazio?

Astronauti geneticamente modificati

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L’idea di creare ad hoc un essere umano metà biologico metà sintetico perché diventi tutt’uno con una astronave e sia adatto a vivere nello spazio sembra pura fantascienza. Eppure, i recenti studi della NASA per il futuro viaggio umano verso Marte ha portato a incredibili, sconvolgenti conclusioni. Nonostante per gli Stati Uniti trovare velocemente una via per il pianeta rosso sia imperativo, le difficoltà non mancano. È di pochi mesi fa la notizia che ora gli scienziati americani stanno conducendo enormi ricerche per scoprire i possibili danni cerebrali causati da una lunga esposizione ai raggi solari senza la protezione delle fasce di Van Allen. Gli scienziati difatti temono che l’incredibile quantità di radiazioni cosmiche e solari a cui saranno sottoposti gli astronauti potrebbe danneggiare pesantemente il loro cervello, fino a ridurli addirittura in stato vegetativo, sempre che riescano a sopravvivere.
Lo chiamano il "Fattore Rischio 29" alla NASA, e il problema dei raggi cosmici e solari è talmente decisivo che viene definito “show-stopper”, cioè un problema che porta lo show del viaggio verso Marte a fermarsi, questo perché schermare tutta l’astronave dalle radiazioni la farebbe aumentare vertiginosamente di peso, e di conseguenza troppo pesante per essere spinta con successo fino a Marte, che rammentiamolo, dista ben 38 milioni di miglia dalla Terra. Ora gli scienziati più praticamente stanno cercando dei farmaci che stimolino la biologia umana, rafforzando i neuroni cerebrali, impedendogli di subire passivamente i deleteri effetti dei raggi cosmici per un prolungato periodo di tempo. Il progetto, a il quale la NASA ha stanziato ben 14 milioni di dollari per la ricerca, non solo eliminerà (si spera) i rischi per gli astronauti, ma potrebbe avere dei risultati positivi anche per le malattie neurologiche, come l’Alzheimer.
A parte il fattore Rischio 29, alla NASA hanno analizzato altri 45 punti di rischio per la salute degli astronauti in un viaggio che dovrebbe durare, nel migliore dei casi, almeno due anni. Questi vanno da osteoporosi accelerata, dolori articolari, difficoltà di movimento, incapacità di guarire spontaneamente da piccoli malesseri, la mancanza di abbastanza scorte di cibo e, naturalmente, la forte possibilità di screzi e “tensione interpersonale” " tra i vari membri dell’equipaggio. Ma questo lo immaginavamo già dai tempi del primo “Grande Fratello” televisivo.
Per rendere le cose più complicate, una possibile traiettoria della futura astronave prevede di navigare prima verso Venere, girargli attorno e sfruttare il suo “effetto fionda” gravitazionale per acquistare velocità, quindi uscire dall’orbita e dirigersi verso Marte. Ma questo, naturalmente, vorrebbe dire avvicinare ancora di più l’equipaggio al sole, per diversi mesi. “Stiamo parlando di reazioni ignote delle radiazioni nei confronti del corpo umano, cose che abbiamo visto forse solo dopo i disastri atomici come Chernobyl. In effetti, il sole è una sorta di gigantesco reattore nucleare”, sostengono alla NASA. Capite da soli quanto le possibilità che tale viaggio riesca, oltretutto entro breve tempo, sono assai rare. A detta di alcuni esperti NASA, per poter vivere nello spazio, gli astronauti dovrebbero subite delle trasformazioni biochimiche, o mutazioni del codice genetico, diventando così quasi una sorta di ibridi, resistenti a tutte le avversità di un volo spaziale.
Esseri viventi meccanici

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Il primo a parlare di astronavi biologiche fu nel 1953 lo scrittore di fantascienza Robert Sheckley, , in un suo racconto intitolato “Specialist”. In questo racconto, un umano chiamato Pusher prende parte a una relazione simbiotica con un’astronave assieme ad altri alieni, diventando tutt’uno con una astronave biologica definita bioship. Ogni essere aveva una funzione diversa, prestando le proprie qualità organiche all’astronave. La funzione dell’umano era quella di usare il potere derivante dall’uso della sua ghiandola pineale per accelerare la nave stellare fino a una velocità 8 volte superiore a quella della luce. Benché questa fosse solo una storia di fantascienza, sono molti i resoconti di IR3 e IR4 in cui i testimoni narrano un modo simile di concepire le astronavi e il loro utilizzo.
Nei racconti dei testimoni, i piloti alieni sembrano in grado di sentire l’astronave “soffrire” in determinati casi, e in altri la maniera in cui l’astronave svolge le sue funzioni sono assimilabili a funzioni organiche: la respirazione della bioship climatizza la nave, le rotture dello scafo vengono percepite come ferite, e una sorta di sistema automatico simile al sistema immunitario provvede a richiuderle, mentre il sistema di guida e di movimento della nave è simile al nostro sistema nervoso e motorio. In questa ottica, guidare un’astronave – specie di grosse dimensioni come una astronave madre – sarebbe impossibile se questa non avesse in sé una serie di funzioni automatiche organiche. In tal modo, guidare tale mezzo sarebbe più simile a cavalcare un grosso animale che a pilotare uno strumento metallico. Nel recente remake della serie TV Battlestar Galactica si descrive come le astronavi madre dei Cyloni siano guidate e coordinate da una creatura ibrida, metà computer e metà umanoide, che elabora costantemente i dati di navigazione e che vede le stelle nella sua mente.
Per quanto questi concetti possano apparire inconcepibili a prima vista, è proprio così che le creature aliene di Roswell guidavano la loro astronave, stando alle rivelazioni di insider comeCorso ed altri. Stando alle testimonianze di chi partecipò al recupero delle EBE precipitate a Roswell, New Mexico, nel 1947, almeno due di esse, benché ferite, stringevano spasmodicamente due strane tastiere, quasi fossero terrorizzate di perderle. Tali tastiere vennero poi rese famose da alcuni spezzoni video che le mostravano: sembravanodei rettangoli di metallo leggero, simile all’alluminio, di circa 60 cm di lunghezza e 25 di larghezza, spesse 5 cm. Tali “tastiere” avevano due ordinidi foridisposti ad arco (uno superiore, l’altro inferiore), mentre nel centro della stessa si notava l’incavo per poggiare una mano a sei ditasulla stessa tastiera. Qualcuno ha ipotizzato che dei raggi di luce simili a fotocellule uscissero dai fori, e che le EBE dessero i comandi al velivolointerrompendo temporaneamente la fotocellula, ottenendo un azione simile a spingere un pulsante.
Ma perché stringevano così forsennatamente le tastiere? È possibile che fungessero, vista la mole, anche da Hard Disk, e che contenessero dunque anche tutti i dati di navigazione stellare? Se così fosse, senza tali tastiere essi non sarebbero mai tornati a casa. E la delicatezza necessaria nell’utilizzo di tali tastiere avrebbe reso logico la presenza di recettori nervosi particolari sui polpastrelli delle EBE, proprio come quelli che secondo le testimonianze aveva J-Rod.

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Ma una domanda mi rimaneva: perché mai fare una scanalatura sulle tastiere per fissare la mano al proprio posto? Non vedevano, i piloti alieni, dove dovevano mettere le mani?
Di recente stavo svolgendo un lavoro, e mi venne chiesto di informarmi sulla tecnologia necessaria per creare un sito web per non vedenti. Incuriosito, iniziai a navigare tra siti che vendevano apparecchi di nuovissima generazione che permettevano l’uso del PC, ma anche di internet, ai non vedenti. Fu un lieve shock ritrovare in quei cataloghi la copia quasi identica delle tastiere di Roswell. Come è fatta una tastiera braille per non vedenti? Innanzitutto c’è una scanalatura o una “guida” che indica in maniera tattile al non vedente dove deve mettere le dita. In certi casi tale guida è formata direttamente da dei grossi tasti – uno per ogni dito – che possono venire azionati singolarmente. Oltre ad altri bottoni, vicino ai polsi c’è una stringa di minuscoli elementi che si possono alzare a seconda del testo letto dal PC, eseguendo la “traduzione” braille in tempo reale, e un’altra fila di tasti configurabili.
Tutte le tastiere per non vedenti hanno una base di concezione simile, e sempre uguale. Solo una tastiera per “vedenti” fa eccezione (anche se viene spesso usata da chi ha disagi o disabilità) e assomiglia lievemente a quelle braille, la DataHand Pro, formata da due quadrati in cui si “alloggiano” le mani in un incavo, e nel punto in cui si muove il polpastrello ci sono dei pulsanti cliccabili. Per pura coincidenza, proprio la tastiera DataHand venne scelta per apparire nel film “Contact” del 1997, come “controller” della macchina per i viaggi spaziali comandata da Jodie Foster.

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Ma cosa vuol dire tutto questo? È ovvio che le EBE ci vedevano benissimo, lo dicono i testimoni e si evinceva anche dai rapporti autoptici di White Sands. Ma allora perché le tastiere “per ciechi?” Si può pilotare un’astronave senza occhi? Risposta: sì, se i tuoi occhi sono tutt’uno con le telecamere esterne dell’astronave.
Gli occhi elettronici dell’HMDS

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L’Helmet Mounted Display System (HMDS) della VSI ha volato per la prima volta a bordo dell’F-35 Lightning II, indossato dal pilota collaudatore Jon Beesley della Lockheed Martin. Frutto del quinquennale lavoro di sviluppo della Vision Systems International, LLC, il nuovo casco ha completato tutti i test di sicurezza in volo permettendo un’espulsione del seggiolino a 450 KEAS (knots equivalent air speed), con integrità strutturale fino a 600 KEAS. Sostituendo il tradizionale HUD, l’HMDS, dotato di sofisticati sistemi di processazione grafica e head-tracking, si interfaccia con l’avanzata architettura avionica del Joint Strike Fighter fornendo al pilota informazioni critiche aggiornate proiettandole direttamente sul visore dell’elmetto, rendendo così possibile l’ingaggio di obiettivi fuori asse, in condizione ognitempo, e aumentando drasticamente la situational e tactical awareness grazie alla convergenza di dati proveniente dalla sensor fusion del velivolo. L’F-35 è il primo caccia a volare con una versione più evoluta di un casco di tipo HUD (head-up display), una tecnologia che già al suo primo apparire, negli anni ’70, fu una autentica rivoluzione.
L'Head-Up Display (visore a testa alta), o semplicemente HUD, è un tipo di display che permette la visualizzazione dei dati di volo (ad esempio quota, velocità e beccheggio) senza dover costringere lo sguardo a soffermarsi sui vari strumenti nella cabina (o abitacolo). Questa tecnica è stata inizialmente introdotta per l'aviazione militare ma è stata in seguito adottata anche dall'aviazione civile, implementata su veicoli terrestri e marittimi oltre che in varie applicazioni di altri settori.

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Ad oggi esistono due tipi di HUD: Fisso, in cui l'utilizzatore guarda attraverso uno schermo trasparente montato sul pannello degli strumenti dell'aereo o sul cruscotto del veicolo. Gli aerei commerciali e gli altri veicoli terrestri e marittimi hanno installati apparati di questo genere. Il sistema determina l'immagine da presentare conformemente all'orientamento del veicolo. La dimensione ed il peso dello schermo possono essere di gran lunga superiori che per la seconda categoria di HUD. Integrato nel casco o nell'elmetto, in cui il display installato sulla visiera o su un mirino ottico si muove assieme alla testa del pilota. Questa tipologia richiede un più sofisticato sistema di monitoraggio degli spostamenti del corpo per stabilire rapidamente le immagini da proiettare a video. L'apparecchiatura sia ad elmetto che a mirino monoculare fonda la propria accuratezza sul corretto ancoraggio alla testa del pilota, per evitare eventuali errori di prospettiva e parallasse.
Nel casco HDM di nuovissima concezione, invece, le cose sono ancora più complesse: il casco HMD è dotato della possibilità di creare un “HUD” virtuale, afferma la VSI, visualizzando all’interno del casco alcuni simboli e dati così come mostrando immagini diurne o niotturne ottenuta dalle telecamere esterne dell’F-35’a 360° grazie a dei sensori a infrarossi e sensori di bersaglio elettro-ottici. Al posto dei vecchi CRTs (Cathode Ray Tubes), lo helmet mounted display system possiede due proiettori su matrici diagonali a cristalli liquidi (LCD) di 0.7 pollici, risoluzione 1280 per1024, una per ciascun lato dell’elmetto, su cui vengono proiettate le immagini di ripresa e i simboli di navigazione in tempo reale, in sovraimpressione e trasparenza rispetto alla visuale a vista. Le immagini del visore notturno sono trasmesse al casco via cavo ottico tramite vista binoculare in un campo delimitato da 40 gradi orizzontale a 30 gradi verticale. Le immagini trasmesse dal DAS all’elmetto vengono generate in tempo reale dai sistemi elettronici del caccia, basandosi sugli imput del VSI electromagnetic head tracking system.
“Rimpiazzare i vecchi caschi HUD con i nuovissimi HDM (helmet-mounted display) richiede però un precisissimo tracciamento elettronico dei movimenti della tsta del pilota, e un calcolo dei dati grafici velocissimo, a bassa latenza”, afferma la VSI, società di joint venture tra la Elbit Systems’ company EFW e la Rockwell Collins che producono il Joint Helmet-Mounted Cueing System usato dai moderni caccia USA. Difatti in questa tecnologia, in certi casi sono impercettibili movimenti della testa del pilota ad azionare dei comandi di accesso ai menù, o addirittura il movimento degli occhi.
"La cosa migliore per evitare che il pilota si distraesse durante il volo, dovendo egli fare diverse cose, era di avere tutte queste funzionalità unite in un unico strumento." Gestendo direttamente l’avionica del caccia e i dati dei sensori, lo HMD diventa così un virtual HUD con gestione delle immagini riprese di lato o da dietro, eventualmente anche zoomabili. Inoltre lo HMD provvede dettagli sulle performance del proprio aereo, informazioni su minacce in arrivo o acquisizioni di bersaglio, gestione del radar e immagini a onde medie o quasi infrarosso (near-infrared - IR) provenienti da sei sensori IR montati sul caccia e un sensore per la visione notturna montato sul casco. Da un punto di vista percettivo, secondo Branyan la somma delle immagini fornite in tempo reale dai sensori – che cambia a seconda dell’inclinazione del casco - darà al pilota la sensazione di poter vedere a 360° attorno a sé, addirittura dove la visuale in teoria gli sarebbe coperta dalle paratie laterali o dal pavimento del caccia, quasi come una realtà virtuale di un videogioco.

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I problemi però esistono, e risiedono nella perfetta aderenza che il casco deve avere rispetto alla testa del pilota, per garantire una precisa lettura dei movimenti del capo e degli occhi. Per garantire al pilota la corretta visualizzazione delle informazioni è necessario che il casco calzi alla perfezione, tanto che è necessario misurare la testa di ogni singolo pilota con uno scanner laser (questo sia per l'HMD del Typhoon sia per quello del JSF). Dunque ogni singolo casco è in realtà un pezzo unico confezionato su misura del pilota. I "semplici" HMS (Helmet Mounted Sight) sono naturalmente di diverse misure come i cappelli, ma non individuali, mentre i moderni HMD (Helmet Mounted Display) sono in effetti individuali: il primo volo di test dell' HMD per l' F-35 si è svolto con un paio di settimane di ritardo rispetto al previsto, perchè il collaudatore della Lockheed per cui era stato confezionato il casco era malato, e nessun altro poteva indossarlo al posto suo.
Difatti non basta avere la stessa misura di circonferenza cranica per avere una visione corretta con lo HMD, perché anche tra persone con la stessa circonferenza cranica, la posizione delle pupille è variabilissima. In sintesi, si viene a creare una tale fusione tra il casco HMD e il pilota, che i due diventano una cosa unica, e se il pilota perdesse il suo casco individuale non potrebbe più gestire correttamente il suo caccia.
Da dove ha evinto questa tecnologia l’aeronautica americana? È possibile che anche questa tecnologia dei caschi HUD o la più recente HMD sia derivata dai reperti trovati a Roswell nel 1947? Se così fosse, si inizierebbe a capire perché sul velivolo di Roswell fosse necessario avere delle tastiere “per ciechi”: con un casco HDM ovviamente tutta l’attenzione visiva del pilota sarebbe stata focalizzata sul pilotaggio e gli obiettivi di guida, e una “fusione” dei precettori nervosi delle mani con le tastiere di guida avrebbe consentito un controllo praticamente perfetto sull’astronave. Esistono, a conferma di questa ipotesi, altri racconti di alcuni ex insiders militari o NASA, alcuni dei quali persino suffragati da dei video. Come il racconto della pilota aliena “Monna Lisa”.
PABLO AYO
Fonte:

Tracce di glicina in cometa rafforza tesi di vita dallo spazio

 

Il Giornale OnlineLOS ANGELES (Reuters) - L'amminoacido glicina, fondamentale blocco di proteine, è stato trovato per la prima volta in una cometa, rafforzando la teoria secondo la quale gli ingredienti grezzi della vita sono arrivati sulla Terra dallo spazio. Lo hanno annunciato ieri gli scienziati.
Tracce microscopiche di glicina sono state trovate in un campione di particelle recuperate dalla coda della cometa Wild 2 dalla navicella spaziale della Nasa Stardust ben all'interno del sistema solare a 390 milioni di chilometri dalla Terra, nel gennaio 2004.

Campioni di gas e polvere raccolte su un piatto coperto da un materiale supervaporoso chiamato aerogel sono tornati sulla Terra due anni fa in un barattolo lanciato dalla navicella e atterrato con un paracadute nel deserto dello Utah.
Si ritiene che le comete come Wild 2, che ha preso il nome dall'astronomo Paul Wild (si pronuncia Vild), contengano parti ben preservate di materiale che risale all'origine del sistema solare miliardi di anni fa, un nesso quindi con la formazione del sole e dei suoi pianeti.
Il rinvenimento della glicina, la più comune dei 20 amminoacidi che si trovano in proteine sulla Terra, era stato annunciato lo scorso anno ma c'è voluto tempo perché gli scienziati confermassero che il composto originale all'origine era extraterrestre.
"Non potevamo essere sicuri che non venisse dalla costruzione o dalla manipolazione della navicella spaziale", ha detto l'astrobiologa Jamie Elsila del Goddard Space Flight Center della Nasa a Greenbelt, Maryland, principale autrice dlel'ultima ricerca, presentata per essere pubblicata sulla rivista Meteoritics and Planetary Science, alla riunione questa settimana dell'American Chemical Society a Washington.
"Avevamo trovato amminoacidi in meteoriti prima, ma questa è la prima volta che è stata trovata in una cometa", ha aggiunto.
Fonte:

tratto da:Altro Giornale

Comunicazioni in codice

DOCUMENTI UN POSSIBILE UFO CRASH IN SUDAN NEL 1967

 

Linguaggi cifrati, messaggi ambigui, descrizioni incomplete. Una serie di documenti collezionati dal Dipartimento della Difesa americano testimoniano l'esistenza di una fitta rete di informatori internazionali specializzata sugli UFO

Ogni volta che sorge la necessità di trasmettere informazioni delicate ed importante nasce anche l'esigenza di proteggere queste informazioni da intrusi, da qui alla cifratura dei messaggi il passo è piuttosto breve e immediato, basta stabilire una lingua comune, un protocollo, che permetta a chi trasmette di codificare il messaggio in poco tempo in maniera sicura e a chi lo riceve di poterlo decodificare senza margine di errore.  Sicuramente quando gli enti governativi USA iniziarono a indagare sugli avvistamenti UFO sentirono fortemente l'esigenza di criptare le loro comunicazioni e forse quello che intuirono era che il miglior modo di nascondere il contenuto dei loro messaggi ad occhi indiscreti non era quello di criptare completamente la trasmissione, ma semplicemente di usare un linguaggio differente, un po' come fanno due persone che, parlando al telefono, cercano di dirsi qualcosa senza farlo capire ad orecchie indiscrete.

Nel telegramma che vi presentiamo c'è un esempio lampante di come tutto questo sia accaduto nell'ambito delle comunicazioni tra enti governativi USA. Il messaggio, datato Agosto 1967, riporta la notizia che un satellite di nazionalità non identificata è caduto in Sudan. L'oggetto viene descritto come di forma cubica e dal peso di tre tonnellate circa. Il documento prosegue affermando che sull'oggetto era presente uno strato di materiale soffice, simile alla seta.
Il documento termina con la richiesta di informazioni riguardo le procedure da seguire in questo caso.

Analisi del documento

La domanda che dobbiamo porci è: "Perchè un satellite precipitato al suolo suscita tanto interesse?". Ragionando su tutti i fattori plausibili giungeremo inevitabilmente ad una risposta: "Perché quello caduto non era un satellite". Nel 1967 la trasmissione dei telegrammi non era sicura come lo è oggi, di conseguenza anche una nazione tecnologicamente avanzata come gli USA sentiva il bisogno di codificare le trasmissioni. Se proviamo a ragionare sul contenuto del messaggio troviamo alcuni spunti di riflessione interessanti: la descrizione fornita dal documento parla di un satellite di colore argenteo costituito da un materiale molto simile all'alluminio.

Per quanto si possa pensare, la caduta al suolo di un satellite artificiale è un evento relativamente normale, basti pensare che i satelliti spia militari orbitano a poco più di 300 km di altezza, a quell'altitudine la gravità terrestre esercita ancora quasi tutta la sua forza e, in caso di malfunzionamento dei sistemi di guida controllati da terra, il satellite viene inevitabilmente attratto dalla Terra finendo in parte disintegrato dall'atmosfera e in parte distrutto all'impatto con il suolo. In genere ciò che rimane di un satellite precipitato è qualche rottame delle dimensioni non più grandi di un comune scooter, è strano quindi notare come la descrizione dell'oggetto sia piuttosto dettagliata. Dal documento traspare una certa urgenza nel ricevere istruzioni su come comportarsi di fronte a questa situazione, il che potrebbe confermare la tesi che quell'oggetto in realtà non fosse un satellite, ma qualcosa di estremamente interessante, forse un UFO con tanto di equipaggio a bordo?

Considerazioni finali

Non è difficile trovare documenti del genere negli archivi di enti investigativi statunitensi. Si tratta di un dato interessante, poiché potrebbe fornire un indice attendibile di quanti potenziali UFO crashes (incidenti) si siano susseguiti nel corso degli anni.
Se è vero che il compito è piuttosto arduo e che gli unici mezzi per arrivare alla verità è l'accesso a tali documenti, unito al nostro intuito, più verosimilmente l'unico modo per dimostrare l'esistenza di civiltà aliene intelligenti è provare che tali civiltà hanno già avuto contatti con i governi dei Paesi più potenti. Un recente studio ha confermato che circa il 90% delle richieste di declassificazione di documenti segreti negli Stati Uniti ha come oggetto gli UFO, segno che la chiave per accedere alle verità più recondite di questi ultimi 50 anni di storia è proprio tra queste pagine.

di Fabrizio Monaco

http://www.isolachenonce-online.it/et/tabloid/dirittodisapere/comunicazioni_codice.html

UFO nella Bibbia

 

Premessa: quest'articolo parte dal presupposto che almeno parte della Bibbia sia attendibile ed offre una interpretazione ufologica di alcuni avvenimenti biblici.

UFO e religione

L’esistenza di UFO, di alieni, di esseri multidimensionali, di umanità che sono esistite prima di noi e di altre cose misteriose, è perfettamente compatibile con la dottrina cristiana e, più generalmente, con Dio. Ma non bisogna dimenticare che da sempre l’uomo interpreta i testi sacri, credendo spesso in cose non vere perché l’uomo non ha saputo interpretare i testi sacri. Effettivamente è illogico pensare che Dio avesse detto che il nostro è il solo mondo abitato e questo lo sapevano pure molti personaggi biblici, come San Paolo che in una lettera agli Ebrei parla di mondi (abitati) creati dalla manifestazione (il verbo) di Dio.

Descrizioni UFO bibliche

Nella Bibbia e negli altri testi antichi si fa continuamente riferimento ad astronavi varie che sono descritte come meglio potevano dei popoli senza cognizioni scientifiche.

Nuvole luminose, carri volanti, colonne di fuoco e sfere di fuoco, non sono altro che dischi volanti, sigari volanti, sfere volanti, in altre parole UFO.

Sin dall’antichità della storia dell’universo, esistevano esseri spirituali e carnali che servivano Dio con dovizia ed erano chiamati Angeli. Oggi li chiamano UFO e Alieni, ma non bisogna dimenticare che tra di essi ci sono anche quelli malefici, che agiscono contro i principi di Dio e quindi del bene, anche se apparentemente non è così. Sappiamo che la razza di alieni chiamata "Grigi" si pone come una razza aliena amichevole che sta dalla parte del bene, e sappiamo che gli stessi Grigi ci mettono in guardia dall'esistenza di una razza aliena "malvagia" che ha preso segretamente contatto con i governi delle superpotenze.

Testimonianze UFO nella Bibbia

Nelle Sacre Scritture, come in altri testi sacri, sono presenti numerosissime descrizioni di astronavi aliene fatte con le conoscenze dell’epoca, le quali sorprendono per la loro precisione descrittiva, tale che le descrizioni di tali astronavi sono perfettamente coincidenti con le astronavi aliene che vengono scientificamente documentate negli ultimi secoli.

I primi a sostenere ufficialmente che le sacre scritture contenessero episodi UFO furono l’astronomo statunitense Morris Jessup e lo scienziato sovietico Matest Agrest. Ad esempio, le circostanze della distruzione di Sodoma e Gomorra richiamano alla mente un’esplosione nucleare come avrebbe potuto essere descritta da un osservatore vissuto in tempi antichi; in particolare, l’onda d’urto provocata dall’esplosione nucleare avrebbe spazzato i giacimenti di salgemma del Mar Morto e investito la moglie di Lot, trasformandola in una “statua di sale”. Inoltre è fin troppo evidente l’obbligo di non doversi girare per non guardare la luce dannosa dell’esplosione nucleare.

La Bibbia parla di patriarchi, come Enoch, che vengono rapiti in cielo da oggetti volanti misteriosi, e dell’apparizione ripetuta di uomini misteriosi al servizio di Dio che sono dotati di alta tecnologia, come dimostra l’episodio in cui questi uomini misteriosi colpiscono con raggi abbaglianti delle persone spregevoli che volevano entrare in casa di Lot. Nei libri apocrifi di Enoch, si parla di Enoch che viene portato nello spazio da astronavi ed incontra Angeli astronauti, che gli mostrano la terra vista dallo spazio, ed altri esseri “bianchi” simili ma non uguali agli uomini (presumibilmente gli alieni detti "Grigi").

I veicoli UFO nelle Sacre Scritture sono descritti come: il carro di fuoco ed il turbine che rapiscono  in cielo il profeta Elia, la gloria di Dio che appare nel deserto al patriarca Ezechiele e la balena che per tre giorni e tre notti ingoia Giona senza digerirlo (con all’interno portali, finestre e lampade sospese), la misteriosa colonna di fuoco (che di giorno assomiglia ad una nube) che indica a Mosè e agli ebrei la via dell’esodo, l’astronave madre sigariforme al cui passaggio si aprono le acque del mar delle Canne, il quale altro non era che una palude (quindi non il mar Rosso: l’errore è dovuto ad una errata traduzione). Poi vi è il mostro marino o serpente alato Leviatan, che viene descritto come un veicolo cilindrico capace di muoversi in cielo come una specie di portaerei per lanciare ordigni più piccoli, ed in acqua come un mezzo anfibio. E ancora, centinaia di citazioni, tra cui serpenti piumati, perle, turbi, carri celesti e nuvole: tutti UFO descritti come meglio potevano persone di quei tempi.

Così Abramo vide di notte passare su un punto preciso due misteriosi veicoli che egli descrisse come una fiaccola ardente e un forno fumante, in pratica un classico UFO tubolare luminoso ed un ancor più classico disco volante luminoso con la famosa nebbiolina che lo circonda.

Così il profeta Ezechiele sul fiume Kebar commentava un disco volante con le conoscenze dell’epoca: una nuvola con dentro una ruota con sopra una cupola e con sotto dei carrelli di atterraggio.

Così il profeta Isaia vide dischi volanti fare ritorno all’astronave-madre, come colombi che volano al loro sportello.

Inoltre non bisogna dimenticare un vero e proprio cibo alieno: la manna.

L’ingegnere della NASA Josep F. Blumrich è riuscito a costruire un’astronave che aveva la possibilità di volare, seguendo le indicazioni del profeta biblico Ezechiele. Quest’ultimo aveva visto come “carro di Dio” un’astronave sul fiume Kebar, descrivendola con le parole di chi ignorava i voli spaziali; l’essere che era a bordo dell’astronave (un messaggero di Dio) insegnò alti concetti cosmici ad Ezechiele. Altre stranezze bibliche sono: il nome di Matusalemme (foglio di Mosè) che significa “uomo del missile” e come se non bastasse, costui ha un’età quasi millenaria; se seguiamo le indicazioni date a Mosè sulla costruzione dell’Arca dell’Alleanza, non si ottiene altro che un condensatore del valore di qualche centinaio di volt.

Nel Nuovo Testamento troviamo gli UFO menzionati nel Vangelo, negli Atti degli Apostoli, nella lettera ai Tessalonicesi e nell’Apocalisse.

La creazione, Dio e gli Dei

Facciamo ora delle ipotesi. Sempre riferendoci agli antichi testi sacri, probabilmente Dio, o meglio, chi ne faceva le veci ha interferito direttamente con l’evoluzione umana fino a che l’uomo potesse raggiungere uno sviluppo del cervello sufficiente affinché si potesse istruire nelle arti, nei mestieri e nelle scienze. Sembra quasi che l’uomo abbia subito un processo di addomesticamento esterno (ed è dimostrato che non ci si può auto-addomesticarsi), iniziato 1 milioni di anni fa. Fino a 10 mila anni fa gli alieni-guida vissero tra gli uomini, ma da allora gli uomini furono capaci di camminare da soli e quindi ci fu una riduzione degli alieni-guida, che però mantennero la loro presenza con basi spaziali in luoghi dove non avrebbero potuto mai essere scorti (ad esempio nelle profondità marine, ai Poli, sulla Luna).

Stando agli antichi scritti, nell’età dell’oro gli Dei camminavano sulla Terra per istruire l’umanità, ma se ne andarono quando gli uomini incominciarono a manifestare tendenze al male. Da allora gli alieni-guida si sono limitati ad un ruolo maggiormente di non intervento. Non è da escludere che gli alieni-guida, alla fine dell’età dell’oro, portarono con loro gruppi di umani, i cui discendenti vengono infiltrati tra i terrestri, anche al fine di spingere alla creazione di un mondo migliore.

Il viaggio spaziale del profeta Baruk

Premessa: quest'articolo parte dal presupposto che almeno parte della Bibbia sia attendibile.

Leggendo i testi apocrifi, si possono scorgere interessanti informazioni circa un viaggio nello spazio fatto dal profeta Baruk. Cercando di “riconvertire” le espressioni primitive usate da Baruk secondo le conoscenze moderne ed ufologiche,  ne scaturisce un vero e proprio viaggio spaziale a bordo di un’astronave aliena.

I Vigilanti dello spazio (o angeli caduti) accoppiandosi con i figli dell’uomo crearono una razza di giganti, successivamente quasi del tutta sterminata col diluvio universale (i sopravvissuti saranno uccisi dagli ebrei).

Gli angeli caduti saranno poi relegati in una prigione spaziale fatta di nove brillantissime stelle.

Nel 600 a.C. circa, Baruk fu fatto salire da un angelo a bordo di una macchina volante che lo portò in viaggio nel sistema solare per svelargli alcuni misteri di “Dio”.

Nella prima orbita Baruk vede creature diverse da quelle umane ed esseri simili a bambini in un posto piatto nello spazio.

Nella seconda orbita Baruk vede razze diverse di alieni, sempre in un posto piatto nello spazio.

Nella terzo orbita Baruk vide nello spazio profondo (l’Ade) una macchina lunga 6 km (drago) vicino al Sole. Il drago mangia lo “spazio” ma non lo consuma, se ne nutre ma lo rigetta (un buco nero?).Il motore della macchina ha aspetto di una palla di cannone ed assorbe (ma non consuma) l’energia cosmica presente in tutto l’universo per muoversi. Poi Baruk vide qualcosa che assomiglia alla macchina che portò Ezechiele nello spazio e successivamente vede un oggetto chiamato “guardiano dell’orizzonte” che è in orbita attorno alla Terra. Esso ha pannelli solari mobili, un motore che produce molta luce ed una specie di marchio di fabbrica extraterrestre. Dopo ciò, a Baruk viene mostrata la Luna.

Nella quarta orbita Baruk viene portato in un luogo dove c’è un’acqua particolare che è una strana linfa vitale che tiene in vita le anime dei giusti. Inoltre Baruk vede altri satelliti artificiali per le telecomunicazioni.

Nella quinta orbita Baruk si ritrova in una parte dove vi è atmosfera e gravità. Qui l’arcangelo Michele parla a Baruk di una vera e propria scelta genetica, infatti dice che i giusti e i semi-giusti verranno conservati e curati, ma quelli non giusti verranno eliminati con i sistemi peggiori. Inoltre si parla ripetutamente di scodelle, che potrebbero essere dischi volanti.

Giobbe e Satana spaziale

Premessa: quest'articolo parte dal presupposto che almeno parte della Bibbia sia attendibile

In un famoso episodio biblico, Dio permette che Giobbe sia messo alla prova da Satana e di tutta questa faccenda ci sono tre episodi che meritano di essere citati e rivisti alla luce delle conoscenze moderne ed ufologiche.

Il primo riguarda quando il Signore domanda a Satana (entrambi sono apparsi davanti Giobbe) da dove quest’ultimo veniva e Satana risponde che praticamente era  in orbita intorno alla Terra.

Il secondo episodio interessante riguarda un attacco dal cielo di Satana su alcune proprietà di Giobbe, le quali vengono disintegrate da qualcosa di simile a raggi laser.

Il terzo episodio riguarda la risposta del Signore alle invocazioni di Giobbe, risposte che avvengono tramite un veicolo aereo in cui vi è il presunto “Signore” che parla a Giobbe. In quest’ultima conversazione il “Signore” parla a Giobbe del mostro Leviatan descrivendolo come una potente astronave da guerra con capacità aeree, terrestri e specialmente  anfibie.

Questa astronave è di forma cilindrica o sigariforme, ha una doppia corazza impenetrabile, ha l’entrata posta sul davanti ed oblò luminosi, emette luminosità ed una nebbiolina, i suoi meccanismi vitali sono posti sulla parte anteriore, quando è in acqua la fa ribollire (quindi emette calore), ha sotto dei meccanismi che ne permettono l’uso anche sulla terra ferma, quando si muove lascia una scia bianca dietro di essa ed ha molte armi poste sulla parte anteriore, una delle quali è qualcosa di simile ai raggi laser.

L’attacco aereo del “Signore”

Premessa: quest'articolo parte dal presupposto che almeno parte della Bibbia sia attendibile.

Nella Bibbia ci sono moltissimi episodi in cui quella che viene chiaramente descritta come una razza aliena interagisce con gli esseri umani.

Nell’episodio biblico della disfatta di cinque re, Giosuè fa vincere una battaglia importante agli Israeliti grazie all’attacco aereo del “Signore” che decima i suoi nemici. E non è finita qui visto che, prima del massacro finale dei nemici degli Israeliti, Giosuè chiede ed ottiene al “Signore” di far fermare sopra il campo di battaglia due globi luminosi volanti che egli chiama “sole” e “luna”, evidentemente perché aiutassero gli Israeliti nella battaglia. Tutto ciò non è ovviamente un caso isolato, poiché più volte il “Signore” si scomoda addirittura a scendere nel campo di battaglia davanti all’esercito degli Israeliti ed a combattere contro i nemici di questi, come nel caso della battaglia di Barak contro Sisara.

Eliseo ed i rinforzi venuti dallo spazio

Nella Bibbia si legge chiaramente che quando Eliseo si vede attaccato dalle forze del re di Aram, egli chiede aiuto al Signore, il quale mostra ad Eliseo che in realtà è protetto da quella che viene descritta come una flotta di astronavi luminose resa invisibile all’occhio umano. È interessante notare come già allora gli UFO avevano la capacità di rendersi invisibile all’occhio umano e quindi di operare indisturbati; si tratta di una cosa che oggi viene ripetutamente documenta grazie alla disponibilità di tecnologie avanzate che svelano la presenza di misteriose astronavi (ed astronauti) invisibili.

La distruzione aliena di Sodoma e Gomorra: Preludio alieno

Premessa: quest'articolo parte dal presupposto che almeno parte della Bibbia sia attendibile.

La distruzione di Sodoma e Gomorra è uno dei tanti episodi della Bibbia che presenta un intervento di esseri non di questo pianeta e l'utilizzo di elementi tecnologici. L'interpretazione di tali eventi biblici alla luce di conoscenze moderne ed ufologiche è senza dubbio molto realistica.

Un giorno ad Abramo apparvero due o tre uomini non di questo mondo che dissero ad Abramo di voler verificare di persona se era il caso di distruggere Sodoma e Gomorra. Quegli uomini erano “angeli” fatti di carne ed ossa, che addirittura mangiano il cibo umano offerto loro da Abramo.

Abramo e la Bibbia stessa identificano “Dio” o il “Signore” in quegli uomini non di questo mondo, cosa che è molto strana visto che Dio è uno e che non è fatto di carne ed ossa. Evidentemente si trattava di alieni al servizio di Dio che apparivano agli antichi Israeliti come “dei”, e quindi venivano chiamati “angeli” ma anche “Dio” o il “Signore”. La stessa identica cosa avveniva presso tutte le altre antiche colture di tutto il mondo. 

La distruzione di Sodoma e Gomorra: l’esplosione nucleare

Quando gli uomini alieni andarono a Sodoma, incontrarono Lot che li riconobbe subito poiché essi dovevano avere una forma non propriamente umana. Lot invitò loro nella sua casa e quegli accettarono, ma dopo un po’ vennero degli abitanti di Sodoma, i quali volevano in consegna quegli esseri umanoidi. Lot si mise sulla porta di casa per cercare di non farli entrare, ma la folla si avventò contro di lui. Allora gli umanoidi tirarono dentro Lot e colpiscono con un raggio abbagliante gli assalitori.

Passato il pericolo, Lot fu avvisato dagli ospiti umanoidi che doveva scappare perché essi avrebbero distrutto la città con un arma nucleare. Gli alieni umanoidi raccomandarono a Lot di non guardare la luce sprigionata dall’esplosione nucleare e di rifugiarsi sulle montagne per non essere travolto dall’onda d’urto causata dall’esplosione.

Quando Lot fu abbastanza lontano, il “Signore” fece piovere dal cielo due missili nucleari che distrussero queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città, compresa la vegetazione del suolo. L’onda d’urto delle esplosioni nucleari spazzarono via i bacini salini della zona tanto violentemente che la moglie di Lot fu parzialmente ricoperta dal sale anche se si trovava lontano.

Quando Abramo andò a vedere dall’alto di  una montagna cosa era successo nella valle, egli vide il fungo dell’esplosione nucleare che saliva dalla valle dove poco prima vi era stata l’esplosione.

Per via delle radiazioni e delle devastazioni subite, la valle prosperosa che prima era irrigata da ogni parte diventò inesorabilmente desertica.

I misteri alieni di Gesù

Premessa: quello che segue parte dal presupposto che almeno parte del Nuovo Testamento sia attendibile.

Nel Vecchio Testamento ci sono elencate molte interazioni di personaggi biblici con esseri non di questo pianeta.

Anche in alcuni episodi del Nuovo Testamento si possono scorgere facilmente interazioni con esseri alieni, come nella trasfigurazione e nell’ascensione. L'interpretazione secondo le conoscenze moderne ed ufologiche ci dà un quadro più razionale di quello che è accaduto.

La stella cometa

Premessa: questo paragrafo parte dal presupposto che la stella cometa dei Vangeli sia esistita realmente.

La stella cometa è un oggetto anomalo comparso nel 7 a.C., pieno di mistero e di stranezze, a cominciare dal fatto che nei 4 Vangeli è nominata solo nel Vangelo secondo Matteo.

La stella di Natale che condusse i tre magi dall’Oriente verso la Palestina, non viene ad essere altro che un UFO e non un elemento astronomico o sovrannaturale. Infatti, l’oggetto è rimasto in cielo per mesi e mesi, spostandosi da un luogo all’altro per guidare separatamente i tre magi nel loro viaggio.  Inoltre la “stella” viaggiava mantenendosi sempre bassa sull’orizzonte ed emettendo luce solo verso i magi, altrimenti sarebbe stata notata dagli astronomi del tempo. L’oggetto luminoso, che aveva la forma dello scudo di Davide, volava poco sopra le teste dei magi e si fermò sopra il luogo della natività. In pratica la stella cometa era un aeromobile discoidale luminoso (una delle forme più comuni degli UFO) che infatti a seconda delle occasioni spariva, si fermava e poi riprendeva il cammino. È altresì interessante notare che quando i magi andarono a Gerusalemme , dove furono interrogati da Erode il Grande, la “stella” sparì per poi ricomparire quando i magi abbandonarono Gerusalemme, e guidarli così dove era nato Gesù. Nei testi apocrifi si apprende il motivo per cui i magi decisero di inseguire la “stella”: i magi furono contattati ed istruiti sulla loro missione dagli occupanti di quella che viene descritta come una astronave luminosa.

La trasfigurazione

Gesù andò con gli Apostoli sul monte Tabor e davanti a loro si trasformò in un essere di luce composto da pura energia. Ad un certo punto comparvero anche esseri identificati come Mosè ed Elia, i quali iniziarono a conversare con Gesù trasfigurato. Improvvisamente si avvicinò quella che viene descritta come un’astronave luminosa che attestò l’appartenenza di Gesù alla specie che guidava l’astronave.

Finito tutto, Gesù disse ai suoi discepoli di non rivelare niente finché egli non fosse risorto.

L’ascensione

Dopo essere risorto, Gesù Cristo stette per un certo periodo tra gli Apostoli. Dopo aver dato le ultime istruzioni agli Apostoli, Gesù fu rapito sotto gli occhi degli Apostoli da quella che viene descritta come un astronave, e fu portato via. Mentre gli Apostoli guardavano l’astronave che si allontanava in cielo, apparvero due esseri vestiti di bianco che dissero agli Apostoli che Gesù era stato assunto in cielo ed un giorno tornerà allo stesso modo in cui lo avevano visto andare in cielo. 

Oppure preferite credere alla versione ufficiale che parla di Gesù che sale al cielo in una nuvola luminosa insieme a degli angeli con le ali, neanche fosse il protagonista di Dragonball?

Pasquariello Domenico

http://alieniemisteri.altervista.org/ufo_nella_bibbia.htm

Perchè io ? di Paola Harris (Seconda parte).

Intervista pubblicata su "Area 51" n° 20 - Maggio 2007

Contattato o rapito? Il dilemma della vita di Maurizio Cavallo nella seconda parte di questa nostra straordinaria intervista.

SuellfromClarion Abbiamo lasciato Paola Harris e Maurizio Cavallo su un punto assai delicato, quello delle foto degli esseri da lui incontrati. Paola lo incalza con interrogativi più specifici.
Paola Harris: Io sono solo la portavoce di chi ha avuto esperienze. II mio compito è quello di fare un buon lavoro e di riportare fedelmente quello che dicono i testimoni, perché alla gente giungano le informazioni, senza che subiscano alcuna alterazione.
Maurizio Cavallo: «Ho sentito il dovere di raccontare la mia esperienza dopo 11 anni. Raccontare quello che mi è accaduto, che poteva accadere anche agli altri, che mi ha trasformato completamente, nella vita, negli affetti, interiormente, però dopo mi sono pentito di averlo fatto perché è vero che ho incontrato della gente aperta, grande e bella dentro, che desiderava conoscere e che stà cercando una verità, ma ho trovato anche tanta cattiveria. Ho trovato delle persone che sono egoisticamente portate a dei fini dagli interessi personali e questo mi ha disgustato. Ho incontrato anche dei folli, dei pazzi veri. Due mesi fa è venuto quì, dopo reiterate telefonate, un tizio che si è presentato come comandante in capo della flotta extraterrestre e, per dimostrare che era un extraterrestre, mi ha fatto vedere quello che per lui era il raggio laser, ma era una pila tascabile cinese, con i led luminosi. Queste sono cose che mi angosciano».

P.H.: E come fai a liberarti di visitatori del genere?
M.C.: «Avevo intenzione di invitarlo a pranzo, come mia abitudine con persone che non conosco, per averlo come amico, una persona cara. Poi, quando ho visto realmente di chi si trattava, allora con tutta la mia buona volontà, ho dovuto inventarmi un impegno improvviso. Detesto mentire, amo la franchezza. Anche se sono brusco a volte, amo dire ciò che penso, non sopporto più un mondo fatto di menzogne eppure, in questi casi ti devi proteggere. Era una persona pericolosa».
P.H.: Ci sono anche persone che ti vedono come un guru, come le gestisci?
M.C.: Mi faccio odiare da loro, nel senso che se credono che io possa dare qualche cosa, qualche insegnamento - sono sempre stato molto chiaro - dico loro che non sono un maestro, non posso insegnare altro se non la mia esperienza. Se dalla mia esperienza potete trarre qualche insegnamento, ne sono contento, però non posso insegnare nulla perché stò ancora imparando. Ecco, in quel momento la loro reazione a volte è distruttiva perché si sentono traditi. È come se tu non volessi dare loro qualcosa che gli appartenga di diritto. Da quando nel 1981 ho avuto questa esperienza che mi ha cambiato, sono diventato una persona che può essere amata o odiata».
P.H.: Nel 1981 eri sposato? Avevi dei figli?
M.C.: «Sì, ero sposato e avevo due figli. La bambina aveva sette anni e il bimbo quattro».
P.H.: È accaduto tutto all'improvviso?
M.C.: «Sì. Avevo avuto delle esperienze come tutti quanti. Avevo visto delle luci in cielo, però quella notte, la notte del rapimento è caduta su di me all'improvviso. Non mi aspettavo una cosa del genere e, da quel momento, è cambiato tutto».
P.H.: Ho notato che hai usato la parola rapito. Lo chiami un rapimento o un contatto?
M.C.: «Lo chiamo rapimento».
P.H.: Perché è avvenuto contro la tua volontà?
MC.: «Sì, io non volevo, mi hanno costretto. Ero in casa. Nel libro c'è tutta la storia, tutti i momenti drammatici che ho vissuto. Io ero in casa e ho avvertito... cominciavo a stare male fisicamente, mi sentivo febbricitante e quindi in maniera improvvisa ho sentito una voce dentro di me, un ordine imperioso che mi induceva a recarmi fuori, a ritornare sulle colline del Monferrato sulle quali eravamo stati la sera prima con degli amici a fare un passeggiata. Dopo una cena in pizzeria eravamo andati a fare un giro sulle colline a 18 km da Vercelli. Siamo scesi dall'auto a passeggiare e mentre eravamo lì, è apparso nel cielo un globo luminoso, di fuoco, che si è abbassato dietro a degli alberi e sembrava fosse atterrato e allora noi, tutti presi dall'eccitazione, siamo andati a vedere cosa era successo. Naturalmente era notte, era buio, la zona era impervia con rocce e rovi, quindi abbiamo desistito da questo proposito e ognuno è tornato a casa propria. Appena rientrato a casa, ho cominciato a sentirmi male. Avevo caldo, freddo, febbre, in un primo momento avevo pensato che poteva addebitarsi a una cattiva digestione, a qualcosa che avevo mangiato e che mi aveva fatto male. Non riuscivo a dormire e poi ho sentito questa voce che mi compenetrava e mi induceva a riprendere l'auto e a tornare sulle colline. E in quel momento ho cominciato una lotta titanica, una lotta incredibile. Ho cercato di svegliare mia moglie per dirle che stavo male e che sentivo il bisogno di uscire. Mia moglie continuava a dormire come se fosse stata drogata. Nel libro, racconto nei dettagli un'esperienza particolarmente strana, è come se la mia abitazione, casa mia, fosse stata chiusa da un qualche cosa... non so come definirlo, sembrava quasi di essere congelati. Non sò se è il termine giusto. Infatti, vado in bagno, prendo dell'acqua da bere, poi mi scivola il bicchiere dalle mani, che cade, và verso il pavimento in maniera lentissima...».
P.H.: Perché si ferma il tempo?
M.C.: «Essendo un sabato sera, fuori c'era il via vai di un giorno di festa. Dentro casa non si avvertivano i rumori. Quando il bicchiere cade per terra ed esplode in mille frantumi, io non odo il rumore. Era tutto quanto cristallizzato. Era come se il tempo avesse rallentato. Quindi, per me è un rapimento perché io non volevo andare. Più opponevo resistenza, più nel mio cervello arrivava un dolore lancinante e nella mia testa il malessere cresceva. Me ne accorgo perché mentre pensavo di prendere l'auto e ritornare verso le colline, il malessere si attenuava. Se invece pensavo di voler tornare a casa, il malessere riprendeva forte e più di prima. Quindi è una costrizione, per me è stato un rapimento. Se mi avessero detto di andare in quel posto, io non ci sarei andato».
P.H.: Ieri questa ti sembrava un'esperienza ostile. E oggi, nel 2007?
M.C.: «No, anche nel libro dico che coloro che furono i miei carcerieri, li definisco violentatori, li definisco rapitori. Coloro che mi rapirono e mi tennero prigioniero sono stati narrati come coloro che mi hanno donato la libertà».
P.H.: Ti hanno fatto vedere una certa verità.
M.C.: «Mi hanno fatto vedere che il cosmo non è quello che crediamo, che la vita non è quella che viviamo, che tutto ciò che crediamo essere vero è soltanto una mera illusione. Mi hanno fatto affacciare ad una finestra sul cosmo, mi hanno portato ai limiti della follia, hanno distrutto il Maurizio che c'era, il Maurizio che c'era prima non c'è più, lo hanno lapidato, lo hanno scorticato, però mi hanno concesso di vedere oltre, oltre i confini della realtà, di quella che noi definiamo realtà. Mi hanno fatto un grande dono, mi hanno donato la libertà».
P.H.: Ad un prezzo molto alto....
M.C.: «Ad un prezzo molto alto. Vedi.. quando capisco che queste persone vogliono qualche cosa perché credono che io possa essere un maestro, a loro dico che io non possiedo la verità, ma la mia verità mi appartiene completamente e mi rammarica... mi spiace che questa verità che mi appartiene, che è ormai in me radicata, sia manipolata, perché non tutti possono capire».
P.H.: Certo, siamo sul pianeta Terra, siamo umani, una specie particolare, stiamo crescendo, tu stai cercando di portare l'individuo dalla terza elementare direttamente al liceo, ma non si possono saltare classi, a te è successo, loro lo hanno fatto...
M.C.: «Sì, ma forse c'era già una preparazione.»
P.H.: Proprio questo volevo chiederti...
M.C.: «Sì, perché poi ho capito, tutto ciò non accade per caso. Mia madre era stata rapita.»
P.H.: Come l'hai saputo?
M.C.: «Mi hanno fatto vedere le immagini, noi potremmo definirle come immagini registrate. Mi hanno fatto vedere queste immagini in un monolito, in una piramide rosso rubino che fungeva come uno schermo. Mi hanno fatto vedere l'immagine di una ragazza che camminava in un cimitero. In un primo momento non l'avevo riconosciuta e mi hanno detto: "Non potevi conoscerla. È tua madre da ragazza, anche lei ha conosciuto i segreti delle stelle". Quindi, c'è una programmazione.»
P.H: Tua madre te ne ha mai parlato? Ti ha mai chiesto nulla?
M.C.: «Mia madre è morta quando avevo tredici anni. Con mia madre ho avuto sempre un rapporto particolare, intenso. Non avevamo bisogno di parlare. Lei mi guardava e io capivo. Io la guardavo e lei capiva. Non ricordo dei discorsi, dei ragionamenti con mia madre, so che il nostro era un rapporto completo. Quando morì, sentii molto la sua mancanza. Non soffrii molto. Non ebbi la sofferenza viva che si prova nella psiche, che si prova nella carne, ero sereno perché io sapevo. Nove mesi prima io seppi che lei sarebbe morta».
P.H.: Come è morta?
M.C.: «Aveva avuto dei cali di pressione. Il medico aveva diagnosticato invece il contrario, aveva capito, forse per errore, che aveva la pressione alta e diede dei farmaci per abbassarla. Mia madre fiduciosa li assunse, da quel momento in poi probabilmente il muscolo cardiaco è stato inficiato e ha dovuto poi essere ricoverata con disfunzioni cardiache molto gravi. Nove mesi prima, nel momento in cui mia madre entrò in ospedale, sapevo che sarebbe morta. Ne avevo la certezza e aspettavo quel momento con serenità. La certezza che comunque non mi sarei mai staccato da lei. Naturalmente in quel periodo avevo tredici anni, io credevo in Dio, il Dio dei cattolici e quindi da ragazzo quale ero, pregavo per mia madre, pregavo questo Dio di farla vivere e di guarirla. Nel momento in cui mia madre morì, mi arrabbiai molto con Dio perché allora pensavo che Dio dovesse ascoltare tutte le nostre preghiere. Da quel momento in poi dissi: "Tu non esisti, tu non ci sei perché non mi hai ascoltato". Con il passare del tempo e attraverso questa esperienza vissuta nell'81, ho cominciato a riflettere e a pensare in maniera diversa. Ho capito che esiste una mente divina totalmente diversa dall'immagine alla quale normalmente siamo abituati. Esiste una mente divina, ma non tutte le nostre preghiere possono essere ascoltate perché esistono dei programmi e la vita e la morte sono soltanto delle radici di questo programma. Quindi con mia madre, ho sempre avuto un'intesa perfetta. Quella notte mi fecero vedere mia madre ragazza».
P.H.: Ti hanno mai fatto vedere tua madre viva?
M.C.: «Sì, l'ho incontrata».
P.H.: So che ti hanno portato su Clarion. L'hai incontrata sulla Terra o su Clarion?
M.C.: «L'ho vista in casa. Una sera mi dissero che avrei ricevuto una visita che mi avrebbe fatto piacere. In un primo tempo pensavo di sognare perché ero a letto, stavo dormendo e poi invece mi accorsi che non stavo assolutamente dormendo, ma che ero sveglio. Avevo visto mia madre ma non così come l'avevo conosciuta in vita sulla Terra, non aveva le stesse sembianze. Sapevo che era mia madre , ma non aveva lo stesso aspetto».
P.H.: Com'era?
M.C.: «Era molto più giovane. Non abbiamo parlato, non mi ha detto nulla, ma mi ha fatto un cenno che era tipico, un cenno con la mano che mia madre faceva solo con me. Mi ha sorriso e basta».
P.H.: Questo sembrava un sogno?
M.C.: «No, in un primo momento mi sembrava un sogno perché ero a letto, poi mi sono accorto che non era un sogno, infatti mi sono alzato, per andare incontro e lei mi ha fermato, mi ha sorriso, mi ha fatto questo cenno che io riconoscevo abituale. Quando da piccoli andavamo a letto, per salutarci, per darci la buona notte, ci faceva un cenno con la mano e mi ha fatto lo stesso cenno. Io in quel momento, prima che finisse tutto ciò, ho sentito dentro che dovevo rimettermi a letto e addormentarmi. Ti assicuro che non è stato un sogno».
P.H.: Gli abitanti di Clarion sono di carne e ossa? Li hai mai incontrati per strada?
M.C.: «Li ho incontrati al supermercato.»
P.H.: Facevano la spesa?
M.C.: «No, dovevamo incontrarci... la gente non deve credere a quello che io racconto, deve solo riflettere su quello che racconto e magari riflettere se tutto ciò che ho raccontato può essere reale e vero e se la loro coscienza gli fa intuire che potrebbe essere reale, di interrogarsi sino al punto, se è possibile, di raggiungere un interrogativo: se non siamo soli. Le foto non sono una prova, anche perché io non le divulgo. Ho foto di UFO, di alieni. Questa è la foto di Suell, racconto di lui nel libro».
P.H.: Potrebbe camminare tra noi!
M.C.: «Cammina tra noi, io l'ho incontrato in una grande città di cui non posso fare il nome. Mi ha dato un cartoncino nero, che mi dava degli impulsi, mi suggeriva di fare o di non fare determinate cose. Ad un certo punto, so che devo andare a prendere il treno per recarmi in una città dove incontrerò qualcuno di loro. Durante il viaggio mi chiedo: "Ma come mai devo prendere il treno per andare in questa città se altre volte quando loro hanno voluto mi hanno prelevato?". Forse è una prova, forse è un meccanismo strano che non capisco. Quando arrivo in questa città, incontro tranquillamente la persona che avevo già incontrato su una nave magnetica, su un UFO».
P.H.: Dove era l'appuntamento?
M.C.: «Sapevo di dover andare in un bar e di aspettare. Sono passate ore. II tempo passava e non arrivava nessuno e l'angoscia mi prendeva. Pensavo fossi stato io ad inventarmi questa cosa... dopo un po' di tempo, tanto tempo, lui arriva tranquillo come un ragazzo qualsiasi e mi dice: "Ciao, è tanto che aspettavi?". È tutto nel libro».
P.H.: È normale? Parlava normale?
M.C.: «Sì, ha un appartamento, lavora sulla Terra».
P.H.: Come fai a riconoscerli?
M.C.: «Li riconosci».
P.H.: Tu li riconosci.
M.C.: «Mi ha chiesto se avevo notato qualche cosa di strano nella cassiera del supermercato, ma a me non sembrava. Era una bella ragazza, ma non mi sembrava di aver notato qualcosa di stiano. Poi ho riflettuto un poco e ho detto: "Ma sì, qualcosa di strano c'era!" Aveva un orecchino strano, sembrava un mondo dentro un mondo. In quel momento non ci avevo fatto caso, solo quando me ne hanno parlato. Ci sono alcuni di loro che vivono e lavorano qui sulla Terra».
P.H.: A quale scopo?
M.C.: «Perché devono influenzare l'evoluzione di questo pianeta, non condizionarlo, influenzarlo».
P.H.: Hanno un DNA completamente alieno, o metà alieno e metà umano?
M.C.: «Ce ne sono alcuni che sono totalmente alieni e che sono venuti qui già adulti. Apparentemente hanno trenta, quarant'anni. Arrivano così. Loro non hanno problemi per avere documenti... e sono proprio di DNA alieno, definiamoli così, poi ci sono quelli che nascono qui che sono alieni, ma che prendono il corpo con il DNA umano e quindi sono ibridi».
P.H.: Pensi che il governo ne sia a conoscenza?
M.C.: «Non tutti. Alcuni».
P.H. Le donne sembrano attrici.
M.C.: «Sono molto belle. Devi notare una cosa particolare che mi è stata spiegata, queste sono foto polaroid effettuate senza lo sviluppo, c'è sempre un assorbimento della luce perché loro assorbono la luce dell'atomo. In uno degli ultimi contatti, in una base che loro hanno in profondità nel mare, di fronte alla città di Genova... (Cavallo mostra una foto, N.d.R.)... Questa è la foto di quelli che un tempo nella Bibbia venivano definiti Cherubini, sono esseri astrali».
P.H.: Sei incredibile! Riesci a fare delle foto...
M.C.: «No, affatto... Guarda questa foto, occorre molta luce... c'è un'astronave e si vedono delle figure. Una di queste è un grigio di quelli alti, almeno così li definiscono. Questo è un altro grigio, ma di razza ibrida, un innesto tra umani e alieni».
P.H.: Dove hai fatto questa foto?
M.C.: «Nella base».
P.H.: Come ti ci hanno portato?
M.C.: «Fisicamente, l'anno scorso».
P.H.: Come accadde?
M.C.: «Ormai c'è una simbiosi. Inizio ad avere uno stato di estremo nervosismo, anche fastidio, sono molto teso e avverto delle induzioni, dalle quali mi lascio guidare. Quando sono molto forti vado in determinati posti. Arrivato in un determinato posto, lì incontro una persona fisica che appartiene al mondo alieno. Mi fa da guida e mi porta in questa base».
P.H.: Come ti hanno portato in questa base?
M.C.: «Con una barca normalissima. Siamo partiti dal porto, siamo andati in un punto del mare e da quel momento in poi il mare intorno a noi ha cominciato a roteare. Io mi sono spaventato, naturalmente, perché sembrava un ciclone e abbiamo cominciato a scendere con tutta la barca. Intorno, mentre scendevo, vedevo come una parete di cristallo, l'acqua non era più liquida, era solida. Le pareti d'acqua erano solide, come una specie di tunnel e scendevamo giù finché ad un certo punto si sono aperte come dei raggi, come se noi ci trovassimo nel centro di una ruota e c'erano dei raggi che erano i corridoi di questa base e da lì siamo penetrati in questa base che loro hanno sotto il mare».
P.H.: Di che razza si tratta?
M.C.: «Sono Clariani che collaborano con un'altra razza».
P.H.: Io intuisco che non sei un turista, che hanno un programma ben definito. Vogliono che tu divulghi questa realtà così complessa, così difficile da digerire in maniera soft?
M.C.: «È molto probabile, ma forse la cosa primaria è che mi stanno istruendo, questo lo penso io e posso anche sbagliarmi. Mi stanno istruendo, quindi tutto quello che mi sta accadendo, ciò che vedo, che vivo e che in parte serve a portare ad altri in maniera soft come tu hai detto, questa realtà, principalmente penso che serva a me stesso. Vedi Paola, noi crediamo di fare delle scelte. Per noi è terribile capire, accettare che abbiamo fatto delle scelte, che abbiamo fatto delle cose pensando di aver deciso noi, invece a volte non è così. Se potessi tornare indietro, non potrei vivere in un'altra maniera. Non hanno mai avuto su di me nessun fascino lo sport, il calcio, i miei hobbies erano la pesca, il lavoro, la famiglia. Ho sempre creduto, questo sì, fin da ragazzo, che gli altri mondi fossero abitati. Ho sempre creduto che ci fossero delle intelligenze viventi su altri piani. Comunque avevo una vita normale e improvvisamente sono stato scaraventato... Loro quando camminano scivolano, è un effetto straordinario».
P.H.: Anche per strada camminano così?
M.C.: «No, per strada vedi la persona normale, se fai attenzione lo capisci da alcuni indizi. Sono sempre delle persone molto gentili, che irraggiano, anche quando non parlano, un'energia che ti fa star bene. Quando parlano la voce può sembrarti lievemente metallica, un po' bassa. A volte succede perché c'è una specie di traduttore immediato dal loro linguaggio al nostro, ma probabilmente le loro corde vocali danno questo tono un po' più basso, più profondo. Hanno le orecchie grandi, poi ci sono gli occhi particolari, soprattutto penetranti e hanno questi modi gentili, affabili. Ma soprattutto l'energia, l'energia che senti... Infatti ti possono incutere paura per la forte energia che emanano. Ti senti a disagio».
P.H.: Nel mio secondo libro ho scritto molto a riguardo, su come ci si deve comportare per non spaventarci al cospetto di razze aliene, prima di tutto accettando le diversità che esistono tra le razze terrestri. Tu sei stato davvero fortunato. Questo ti è successo nell'81. Ora cerchiamo di capire, questo non è stato solo un contatto, hai qualche previsione sul futuro? Possiamo dare una speranza alle persone?
M.C.: «La speranza sì, l'unica speranza è che la nostra coscienza, la coscienza umana si ponga su un piano diverso, su un piano più evoluto».
P.H.: Non abbiamo molto tempo...
M.C.: «Non abbiamo più tempo e il compito diventa titanico. È un cambiamento di dinamismo, più che di consapevolezza è dinamismo. Il tempo per cambiare il dinamismo c'è, perché sono due cose diverse. La consapevolezza ha necessità di un lunghissimo tempo di assimilazione. Tutto quello che mi è accaduto appartiene a un programma iniziato non so quanto tempo fà. Quando mi fecero vedere le immagini di una fanciulla, di una ragazza che non potevo riconoscere subito perché non ero ancora nato, e che riconobbi come mia madre e mi dissero che anche lei era stata toccata dai signori delle stelle, allora cominciai a comprendere che tutto quanto faceva parte di un programma. Molti di noi su questo mondo inconsapevolmente fanno parte di questo programma. Anche individui, persone che a volte dicono di non aver mai visto nulla. Noi vediamo in questa realtà meccanica, io ho imparato a vedere in una realtà magica. Uso magia non nel senso negativo solito, perché l'universo è in effetti una creazione magica e le dimensioni, la stessa creazione che noi supponiamo abbia i parametri fisici, non li ha affatto. La materia è solo un'illusione, è soltanto la cristallizzazione del nostro pensiero. Noi vediamo ciò che abbiamo imparato a credere vero. Quando l'uomo riuscirà ad affacciarsi a questa finestra e vedrà in realtà con occhi nuovi, percepirà l'universo che lo contiene, potrà impazzire o evolversi, non ci sono alternative».
P.H.: Forse tutte e due le cose...
M.C.: «Io ho passato sia l'una che l'altra. Non credo di essere superiore agli altri, però ho visto cose che gli altri non hanno visto. Anzi queste cose mi hanno insegnato ad essere più umile e ogni volta che rifletto su quanto mi accade, su quanto mi è accaduto, su quanto potrebbe ancora accadermi, mi sento sempre così piccolo, così solo e mi chiedo ancora: Perché io?»

fonte:Centro Ricerche Filosofiche Clarion