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Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

OMS: IL “PAPA DELL’INFLUENZA SUINA” ACCUSATO DI CORRUZIONE

DI F.WILLIAM ENGDAHL
voltairenet.org


osterhaus_albert Chiamato “Dr.Flu” (Dottor Influenza), il professor Albert Osterhaus (nella foto) è il principale consigliere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la pandemia H1N1.
Da diversi anni, parla dell’imminenza di una pandemia globale e quello che sta succedendo sembra dargli ragione.
Ma lo scandalo che è scoppiato nei Paesi Bassi e che è stato oggetto di dibattito in Parlamento, ha messo in evidenza i suoi legami personali con i laboratori che fabbricano i vaccini da lui fatti prescrivere all’OMS.
F. William Engdhal spiega come un esperto senza scrupoli abbia potuto manipolare l’opinione pubblica internazionale, sopravvalutare l’impatto dell’influenza H1N1 e fare la fortuna dei laboratori in cui lavora.

Da molto tempo, il Parlamento nederlandese [1] nutriva dei sospetti sul famoso Dott. Osterhaus e aveva aperto un’inchiesta per conflitto d’interesse e malversazioni. Fuori dai Paesi Bassi e dai media nederlandesi, solo alcune righe nel'autorevole rivista britannica Science han menzionato l’inchiesta sensazionale sugli affari di Osterhaus.

Non erano messe in questione le referenze e l’esperienza d’Osterhaus nel suo campo. Quello che viene messo in causa, come ci spiega la rivista Science in un semplice dispaccio, è l’indipendenza del giudizio personale sulla pandemia di influenza A. Science pubblicava queste poche righe su Osterhaus nell’edizione del 16 ottobre 2009:
“Negli ultimi sei mesi, nei Pesi Bassi è stato difficile accendere la televisione e non vedere il famoso cacciatore di virus Albert Osterhaus e sentirlo parlare della pandemia di influenza A. O perlomeno, è ciò che credevamo. Il Signor Influenza era Osterhaus, il direttore di un laboratorio di fama mondiale in seno al Centro medico dell'Università Erasmo di Rotterdam. Ma la scorsa settimana la sua reputazione è stata fortemente criticata dopo che sono stata espressi alcuni sospetti sulla volontà di attizzare le paure di una pandemia, con l'obiettivo di servire gli interessi del proprio laboratorio nella messa a punto di nuovi vaccini. Nel momento in cui Science mandava in stampa, la Camera bassa del Parlamento nederlandese annunciava che la questione sarebbe stata discussa con urgenza”. [2]
Pur non uscendone indenne, il 3 novembre 2009 Osterhaus aveva saputo evitare i danni. Si poteva leggere in uno dei blog del sito di Science: “La Camera bassa del Parlamento nederlandese ha oggi negato una mozione che esigeva che il governo rompesse qualsiasi legame con il virologo Albert Osterhaus del Centro medico dell'Università Erasmo di Rotterdam, accusato di conflitto d'interessi in qualità di consigliere del governo. Nello stesso momento, il Ministro della Salute Ab Klink annunciava una legge [3] sulla trasparenza del finanziamento della ricerca, che obblighi gli scienziati a rivelare i legami finanziari che stringono con le imprese private”.[4]
In un comunicato sul sito internet del Ministero della Salute, Klink, che sappiamo essere uno degli amici intimi di Osterhaus [5], diceva in seguito che quest'ultimo non era altro che un consigliere del Ministero come molti altri sulla questione dei vaccini contro l'influenza A H1N1. Ha anche detto di “essere al corrente” degli interessi finanziari d Osterhaus [6]: non nascondono niente di straordinario, solo il progresso della scienza e della salute pubblica. O perlomeno è quello che credevamo.
Un esame più approfondito del dossier di Osterhauas lascia intendere che questo virologo nederlandese di fama internazionale potrebbe trovarsi al centro di una truffa di diversi miliardi di euro riguardo all'idea di una pandemia. Un sistema fraudolento in cui dei vaccini non testati sono iniettati a degli uomini, col rischio -come è già successo- di causare seri danni, paralisi gravi o decessi.
La bugia delle feci d'uccello
Albert Osterhaus non è una persona qualunque. Ha avuto un ruolo in tutti i grande ondate di panico suscitate dalla comparsa di virus, a partire dai misteriosi decessi imputati alla SARS a Hong-Kong, dove l'attuale Direttrice generale dell'OMS Margaret Chan aveva lanciato la sua carriera di responsabile della Salute Pubblica a livello locale. Secondo la sua biografia ufficiale alla Commissione Europea, nell'aprile 2003, all'apice del panico causato dalla SARS, Osterhaus fu incaricato di partecipare alle inchieste sui casi di infezioni respiratorie che si moltiplicavano a Hong Kong. Nel rapporto dell'unione Europea possiamo leggere: “dimostrò ancora una volta la sua capacità di agire velocemente in situazioni gravi. In tre settimane ha dimostrato che questa malattia era provocata da un coronavirus scoperto recentemente che contamina le civette, i pipistrelli e altri animali carnivori” [7]
In seguito, quando i casi di SARS non fecero più parlare di sé, Osterhaus passò ad altro, lavorando questa volta per la mediatizzazione dei pericoli di quella che chiamava l'influenza aviaria H5N1. Nel 1997 aveva già suonato l'allarme dopo la morte a Hong Kong, di un bambino di tre anni che Osterhaus sapeva essere stato in contatto con degli uccelli. Osterhaus ha sviluppato quindi il suo lobbying nei Paesi Bassi e in Europa, sostenendo che una nuova mutazione letale dell'influenza aviaria era stata trasmessa agli umani e che si dovevano prendere delle misure drastiche. Sottolineava inoltre il fatto di essere stato il primo scienziato ad aver dimostrato che il virus H1N1 poteva contaminare gli umani. [8]
Parlando della pericolosità dell'influenza aviaria in un'intervista diffusa dalla BBC nell'ottobre 2005, Osterhaus dichiarava: “se il virus riuscisse a mutare in maniera tale da trasmettersi poi tra umani, allora saremmo in una situazione completamente diversa: potremmo avere dinnanzi a noi l'inizio di una pandemia”. Aggiungeva: “C'è il rischio che il virus venga sparso dagli uccelli in tutta Europa. C'è un rischio reale che nessuno ha saputo tuttavia valutare fino ad oggi, perchè non abbiamo fatto gli esperimenti dovuti” [9]. Il virus non ha mai riuscito la sua mutazione, ma Osterhaus era pronto a “condurre degli esperimenti” che possiamo immaginare sarebbero stati ampiamente retribuiti.
Per sostenere il suo allarmante scenario di pandemia cercando di dargli una legittimità scientifica, Osterhaus e i suoi assistenti di Rotterdam han cominciato a raccogliere e congelare dei campioni di feci d'uccelli. Affermava che, secondo i periodi dell'anno, fino al 30% di tutti gli uccelli d'Europa risultavano portatori del virus mortale dell'influenza aviaria H5N1. Aveva anche affermato che quindi gli allevatori in contatto con polli e galline erano esposti al suddetto virus. Osterhaus si incontrò con i giornalisti, che presero nota del messaggio allarmista. La classe politica fu messa in allerta. Nella stampa emise l'ipotesi per cui il virus, che egli chiamava H5N1, dopo aver causato diverse morti agli antipodi asiatici, si sarebbe diffuso in Europa, molto probabilmente trasportato sulle piume degli uccelli o nelle interiora d'uccelli infettati mortalmente. Sosteneva la tesi di uccelli migratori capaci di portare il nuovo virus mortale verso l'ovest, fino all'Ucraina e l'isola di Rügen [10]. Questo gli bastò per fingere di ignorare che gli uccelli non migrano da est a ovest, ma da nord a sud.
La campagna allarmista di Osterhaus sull'influenza aviaria decollò per davvero nel 2003, quando un veterinario nederlandese muore dopo essere stato ammalato. Osterhaus annunciò che la morte era il risultato di una contaminazione del virus H5N1. Convinse il Parlamento nederlandese ad esigere il macello di milioni di polli. Però non ci fu nessun altro decesso legato a un'infezione simile a quella attribuita all'H5N1. Per Osterhaus, questo dimostrava l'efficacia della campagna di macello preventiva [11].
sempre secondo Osterhaus, gli escrementi aviari diffondevano il virus ricadendo sulla popolazione e gli altri uccelli a terra. Rimaneva fermo sulla sua idea che questi escrementi costituivano il vettore di propagazione della nuova ondata mortale del virus H5N1 dall'Asia.
Si poneva in quel momento un problema con lo stock crescente di campioni congelati di escrementi aviari che con i suoi associati aveva raccolto e conservato nel suo istituto. La presenza del virus H5N1 non poté essere confermata in nessuno di questi campioni. Nel 2006, in occasione del congresso dell'OIE (Office international des épizooties, ormai chiamato 'Organizzazione Mondiale per la Salute dell'Animale), Osterhaus e i suoi colleghi dell'Università Erasmo furono obbligati ad ammettere che nei 100.000 campioni di materie fecali raccolte con tanta precauzione non avevano trovato nessuna traccia del virus H1N1. [12]
Nel 2008, a Verona, durante la conferenza dell'OMS dal titolo “Avian influenza at the Human-Animal Interface,”, Osterhaus prendeva la parola davanti ai suoi colleghi scienziati, senza dubbio meno accattivati del pubblico non scientifico dai suoi incitamenti all'emotività. Ammetteva che: “allo stato attuale delle conoscenze, niente permette(va) di dichiarare un'allerta contro il virus H5N1, né di affermare che questo potesse provocare una pandemia” [13]. Ma in quel momento, il suo sguardo si rivolgeva già verso altre possibilità pulsanti da schiacciare per far convergere il suo lavoro sui vaccini con nuove possibilità di crisi pandemica.
Influenza A e corruzione all'OMS
Rendendosi conto che l'influenza aviaria non aveva portato a nessuna ondata di morti su grande scala – dopo che Roche (produttore del Tamiflu) e GlaxoSmithKline (produttore del Relenza), ebbero incassato miliardi di dollari di profitti quando i governi decisero di stockare dei vaccini antivirali contestati -, Osterhaus e gli altri consiglieri dell'OMS si voltarono verso dei pascoli più verdi.
Nell'aprile 2009, le loro ricerche sembravano coronate di successo quando a La Gloria, piccolo villaggio messicano dello Stato di Veracruz, un bambino ammalato venne diagnosticato come portatore dell'influenza all'epoca chiamata “suina” o H1N1. Con una fretta fuoriluogo, l'apparato propagandista dell'OMS a Ginevra seguì subito le dichiarazioni del suo Direttore Generale, il Dottor Margaret Chan sull'eventuale minaccia di una pandemia mondiale.
Chan evocò “l'urgenza di salute pubblica a livello internazionale” [14]. In seguito, altri casi dichiarati a La Gloria vennero presentati su un sito internet di medicina come: una “strana” crescita d'infezioni polmonari e respiratorie acute, che evolvono in broncopolmoniti in certi casi riscontrati tra i bambini. Un abitante del villaggio ne descriveva i sintomi: “febbre, tossi severe e secrezioni nasali importanti” [15]
Questi sintomi, tuttavia acquistano tutto il loro senso nel contesto ambientale de La Gloria, una delle zone al mondo in cui si concentra il più grande numero di maiali in allevamento intensivo, il cui sfruttamento è detenuto principalmente dall'americano Smithfield. Da mesi, la popolazione locale protestava davanti la sede messicana del gruppo Smithfield, lamentandosi di gravi affezioni respiratorie dovute alle letamaie dei maiali. Questa ragione più che plausibile per le diverse malattie diagnosticate a La Gloria, non sembra interessare né Osterhaus né gli altri consiglieri dell'OMS. Finalmente si intravedeva la pandemia tanto attesa, quella predetta dal 2003, durante la sua partecipazione alle ricerche sulla SARS nella provincia di Guangdong in Cina.
L'11 giugno 2009, Margaret Chan annunciava che la propagazione del virus dell'influenza H1N1 aveva raggiunto il livello 6 dell' “urgenza pandemica”. Curiosamente, in occasione di quest'annuncio precisava che “secondo le informazioni disponibili fino ad ora, una maggioranza schiacciante di pazienti sentono dei sintomi benigni; il loro ristabilimento è veloce e completo, la maggior parte delle volte ricorrendo a un trattamento medico”. Prima di aggiungere: “A livello mondiale, il numero di decessi è poco importante, non ci aspettiamo di vedere una crescita improvvisa e spettacolare del numero di infezioni gravi o mortali”.
Si scopriva più tardi che Chan aveva agito in seguito ad alcuni dibattiti febbrili all'OMS, seguendo i consigli del Consultivo strategico del gruppo di esperti (SAGE, Strategic Advisory Group of Experts). Uno dei membri del SAGE all'epoca, e ancora oggi, è il nostro “Signor Influenza”, il dottor Albert Osterhaus.
Osterhaus non occupava solo una posizione strategica per raccomandare all'OMS di dichiarare l' ”urgenza pandemica” e incitare al panico, ma era anche il presidente di un'organizzazione in prima linea sull'argomento, il Gruppo di lavoro scientifico (ESWI, European Scientific Working group on Influenza), che si definisce come un “gruppo multidisciplinare di leaders d'opinione sull'influenza, il cui scopo è lottare contro le ripercussioni di un'epidemia o di una pandemia influenzali”. Come spiegano i suoi stessi membri, l'ESWI guidato da Osterhaus è il perno “tra l'OMS a Ginevra, l'Istituto Robert Koch a Berlino e l'Università del Connecticut negli Stati Uniti”.
La cosa più significativa riguardo l'ESWI è che il suo lavoro è completamente finanziato dagli stessi laboratori farmaceutici che guadagnano miliardi grazie all'urgenza pandemica, mentre gli annunci fatti dall'OMS obbligano i governi di tutto il mondo a comprare e immagazzinare vaccini. L'ESWI riceve finanziamenti dai fabbricanti e dai distributori di vaccini contro l'H1N1, come Baxter Vaccins, MedImmune, GlaxoSmithKline, Sanofi Pasteur e altri, tra cui Novartis,che produce il vaccino e il distributore del Tamiflu, Hofmann-La Roche.
Per mantenere il vantaggio, Albert Osterhaus, il più grande virologo mondiale, consigliere ufficiale sul virus H1N1 dei governi britannico e nederlandese, e capo del Dipartimento di Virologia del Centro medico dell'Università Erasmo, era allo stesso tempo parte delll'élite dell'OMS riunita nel gruppo SAGE e presiedeva l'ESWI, sponsorizzato dall'industria farmaceutica. A sua volta, l' ESWI raccomandò misure straordinarie per vaccinare tutto il pianeta, ritenendo elevato il rischio di una nuova pandemia che, si diceva con insistenza, avrebbe potuto essere paragonabile alla spaventosa pandemia d'influenza spagnola del 1918.

Nel 1923, Louis Jouvet mette in scena “Knock o il trionfo della medicina” di Jules Romain. Un medico senza scrupoli si stabilisce in una piccola città e riesce a convincere gli abitanti che sono tutti malati. Prescrive loro dei trattamenti inutili, costosi, e a volte pericolosi. La pièce diventa un lungometraggio nel 1933. il truffatore vi dice la celebre battuta: “Le persone sane sono dei malati che ignorano di esserlo”

La banca JP Morgan, presente a Wall Street, riteneva che, principalmente grazie all'allerta pandemica lanciata dall'OMS, i grandi industriali farmaceutici, che finanziano anche il lavoro dell' ESWI di Osterhaus, erano pronti a fare tra i 7,5 e i 10 miliardi di dollari di benefici. [16]
Il dottor Frederick Hayden è allo stesso tempo membro del SAGE all'OMS e del Wellcome Trust a Londra; si sa essere una degli amici intimi di Osterhaus. Per i suoi servizi “di consulenza”, Hayden, riceve tra l'altro fondi da Roche e GlaxoSmithKline, tdue dei vari giganti farmaceutici impegnati nella creazione di prodotti legati alla crisi dell'H1N1.
Un altro scientifico britannico, il professor David Salisbury, che dipende dal ministero britannico della Salute, è a capo del SAGE all'OMS. Dirige anche il gruppo consultivo sull'H1N1 all'OMS. Salisbury è un fervente difensore dell'industria farmaceutica. Nel Regno Unito, il gruppo di difesa della salute One Click l'ha accusato di dissimulare la correlazione provata tra i vaccini e l'aumento dell'autismo nei bambini, così come quella esistente tra il vaccino Gardasil e casi di paralisi e addirittura di morte. [17]
Il 28 settembre 2009, lo stesso Salisbury dichiarava: “la comunità scientifica è d'accordo sull'assenza totale di rischi riguardanti l'inoculazione del Thimerosal (o Thiomersal)”. Questo vaccino, usato contro l'H1N1 in Gran Bretagna, è prodotto principalmente da GlaxoSmithKline. Contiene Thimerosal, un conservante a base di mercurio. Nel 1999, un numero sempre crescente di prove che dimostrava che il Thimérosal presente nei vaccini avrebbe potuto essere la causa di casi d'autismo tra i bambini negli Stati Uniti, l'American Academy of Pediatrics (Accademia americana di pediatri) e il Public Health Service (ufficio della salute pubblica) ne avevano preteso il ritiro dalla composizione dei vaccini. [18]
Troviamo ancora un altro membro dell'OMS che ha degli stretti legami finanziari con i fabbricanti di vaccini che approfittano delle raccomandazioni del SAGE: il dottor Arnold Monto, un consulente remunerato dai fabbricanti di vaccini MedImmune, Glaxo e ViroPharma.
E peggio ancora, alle riunioni di scienziati “indipendenti” dal SAGE, partecipano degli “osservatori” che comprendono, ebbene sì, gli stessi produttori di vaccini GlaxoSmithKline, Novartis, Baxter e compagnia. Ci si può chiedere: se i migliori esperti dell'influenza al mondo dovrebbero far parte del SAGE, perchè invitano i fabbricanti di vaccini a partecipare?
Nello scorso decennio, l'OMS creava i cosiddetti “partenariati pubblico/privato”, con lo scopo di aumentare i fondi a sua disposizione. Ma, invece di ricevere fondi solo dai governi dei paesi membri dell'ONU (com'era stato previsto all'inizio), oggi l'OMS riceve dalle imprese private quasi il doppio del budget solitamente dato dall'ONU sotto forma di borse e aiuti finanziari. Da quali imprese private? Dagli stessi fabbricanti di vaccini e medicinali che approfittano delle decisioni ufficiali come quella presa nel giugno 2009 sull'urgenza pandemica dell'influenza H1N1. Proprio come i benefattori dell'OMS, i grandi laboratori hanno le loro entrate a Ginevra, e hanno diritto a un trattamento di “porte aperte e tappeti rossi”. [19]
In un'intervista rilasciata al Der Spiegel, un membro della Cochrane Collaboration (organizzazione di scienziati indipendenti che valutano tutti gli studi condotti sull'influenza), l'epidemiologo Tom Jefferson mostrava le conseguenze della privatizzazione dell'OMS e la commercializzazione della salute.
“T.Jefferson: [...] una delle caratteristiche più sorprendenti di quest'influenza, e di tutta la telenovela che ne è derivata, è che, anno dopo anno, alcune persone fanno previsioni sempre più pessimiste. Finora, nessuna si è i realizzata e queste persone sono sempre là a ripetere le loro predizioni. Ad esempio, cos'è successo all'influenza aviaria che avrebbe dovuto ucciderci tutti? Niente. Ma ciò non impedisce a queste persone di continuare a fare le loro predizioni. A volte sembra che ci sia un'intera industria che spera una pandemia.
Der Spiegel: di chi parla? Dell'OMS?
T.J. :L'OMS e i responsabili della salute pubblica, i virologi e i laboratori farmaceutici. Hanno costruito un sistema sull'imminenza della pandemia. Ci sono molti soldi in gioco, reti d'influenza, carriere e intere istituzioni! Ed è bastato che uno dei virus dell'influenza muti per vedere tutta la macchina mettersi in moto”.
[20]
Quando gli abbiamo chiesto se l'OMS aveva deliberatamente dichiarato l'urgenza pandemica con lo scopo di creare un immenso mercato per i vaccini e i medicinali contro l'H1N1, Jefferson ha risposto: “Non pensa che il fatto che l'OMS abbia cambiata la definizione di pandemia sia notevole? La vecchia definizione era “un nuovo virus che si diffondeva velocemente, per cui non si aveva nessuna immunità e che causava un alto numero di malati e un'alta mortalità”. Ora, le ultime due sono state cancellate, e con questo cambiamento è stato possibile catalogare l'influenza suina come pandemia." [21]
In modo molto giudizioso, nell'aprile 2009 l'OMS pubblicava la nuova definizione di pandemia, appena in tempo per permettere all'OMS, sui consigli provenienti, tra gli altri, dal SAGE di “Signor Influenza”, alias Albert Osterhaus, e di David Salisbury, di definire urgenza pandemica casi benigni di influenza, ribattezzata influenza A H1N1. [22]
L'8 dicembre 2009, nella nota a piè di pagina di un articolo sulla gravità o la benignità della “pandemia mondiale” dell'H1N1, il Washington Post citava: “La seconda ondata d'infezione dell'H1N1 essendo arrivata all'apice negli Stati Uniti, i principali epidemiologi prevedono che la pandemia potrebbe far parte delle più benigne da quando la medicina moderna documenta le epidemie di influenza”. [23]
Igor Barinov, parlamentare russo e presidente del Comitato per la Salute alla Duma, ha preteso dai rappresentanti russi all'OMS in posto a Ginevra che conducano un'inchiesta ufficiale sugli innumerevoli indizi della corruzione massiva accettata dall'OMS e portata avanti dall'industria farmaceutica. “Sono state pronunciate gravi accuse di corruzione verso l'OMS”, affermava Barinov. “Una commissione internazionale d'inchiesta deve essere organizzata al più presto”. [24]
F.William Engdhal
Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article163315.html
16.12.2009
Traduzione per www,comedonchisciotte.org a cura di MARINA GERENZANI
[1] NDT : Tweede Kamer der Staten-Generaal (Seconda Camera degli Stati Generali dei Paesi Bassi, corrisponde alla Camera Bassa)
[2] Articolo in inglese, Martin Enserink, in "Holland, the Public Face of Flu Takes a Hit" («Olanda, la faccia pubblica dell'influenza ESSUIE UN COUP”), Science, 16 ottobre 2009, Vol. 326, n° 5951, pp. 350–351 ; DOI : 10.1126/science.326_350b.
[3] NDT : « Sunshine Act », in riferimento alla denominazione statunitense delle leggi sulla libertà d'informazione.
[4] Articolo in inglese, Science, 3 novembre 2009, "Roundup 11/3 The Brink Edition ".
[5] Articolo in nederlandese, "De Farma maffia Deel 1 Osterhaus BV ", 28 novembre 2009.
[6] Articolo in nederlandese, Ministerie van Volksgezondheid, Welzijn en Sport, "Financiële belangen Osterhaus waren bekend Nieuwsbericht ", 30 settembre 2009.
[7] Albert Osterhaus , Commission Européenne, « Recherche ».
[8] Ibid.
[9] Articolo in inglese, Jane Corbin, Interview with Dr Albert Osterhaus (« Entretien avec le Docteur Albert Osterhaus »), BBC Panorama, 4 ottobre 2005.
[10] Articolo in tedesco, Karin Steinberger, "Vogelgrippe : Der Mann mit der Vogelperspektive ", Süddeutsche Zeitung, 20 ottobre 2005.
[11] Ibid
[12] Articolo in tedesco, "Schweinegrippe—Geldgieriger Psychopath Auslöser der Pandemie ? ", Polskaweb News.
[13] Articlolo in inglese, Ab Osterhaus, "External factors influencing H5N1 mutation/reassortment events with pandemic potential" («Fattori esterni ad alto potenziale pandemico che entrano in gioco nei casi di nutazione e riassortimento del virus H1N1 »), OIE, 7-9 octobre 2008, Verona. Download http://www.oie.int/eng/info_ev/Other%20Files/Verona%202008/osterhaus.pdf
[14] Articolo in inglese, Health Advisory, Swine Flu Overview , aprile 2009.
[15] Articolo in inglese, Biosurveillance
, Swine Flu in Mexico- Timeline of Events, 24 aprile 2009. [16] Citato nell'articolo in nederlandese di Louise Voller et Kristian Villesen, "Stærk lobbyisme bag WHO-beslutning om massevaccination ", Information, Copenhagen, 15 novembre 2009.
[17] Articolo in inglese, Jane Bryant, et al, "The One Click Group Response : Prof. David Salisbury Threatens Legal Action" («Il Professor David Salisbury risponde al gruppo One Click con la minaccia di un'azione giudiziaria»), 4 marzo 2009. Download http://www.theoneclickgroup.co.uk/documents/vaccines/David%20Salisbury%20Threatens%20One%20Click.pdf.
[18] Prof. David Salisbury citato nell'articolo in inglese "Swine flu vaccine to contain axed additive " («Il vaccino per l'influenza A conterrebbe un adiuvante ritirato dal mercato»), London Evening Standard et Gulf News, 28 settembre 2009.
[19] Articolo in tedesco, Bert Ehgartner, "Schwindel mit der Schweinegrippe Ist die Aufregung ein Coup der Pharmaindustrie ? ”
[20] Tom Jefferson, Incontro con l'epistemologo: «A whole industry is waiting for a pandemic », Der Spiegel, 21 luglio 2009.
[21] Ibid
[22] Articolo in nederlandese, Louise Voller, Kristian Villesen, "Mystisk ændring af WHO’s definition af en pandemi ", Copenhagen Information, 15 novembre 2009.
[23] Articolo in inglese, Rob Stein, "Flu Pandemic Could Be Mild " («La pandemia di influenza potrebbe essere moderata»), Washington Post, 8 dicembre 2009.
[24] Articolo in nderlandese "Russland fordert internationale Untersuchung ", Polskanet, 5 dicembre 2009.

Tg1 storia intervista il Gran Maestro massone, che confessa!

23 novembre - i giornalisti servi del Tg1 a contatto con la massoneria della Gran Loggia d'Italia. I massoni parlano di Unità d'Italia e di esoterismo, sentite il suo discorso!

Filippine, il vulcano Mayon sta per eruttare


Filippine, il vulcano Mayon sta per eruttare

Le autorità filippine hanno ordinato, a partire da domani, l'evacuazione di 20-30 mila persone che vivono nelle vicinanze del Mayon (6-8 chilometri), il vulcano più attivo del Paese. Secondo le previsioni degli esperti vi è un grave rischio di eruzione nelle prossime settimane.
Per scappare dalla furia del vulcano Mayon, decine di persone sono fuggite a piedi dalle loro case, nelle Filippine orientali.
L’evacuazione dell’area è stata ordinata dopo l’allarme lanciato dai vulcanogi per la ripresa dell’attività del Mayon, dalla cui cima escono fiumi di lava e colonne di fumo. Joey Salceda, governatore della provincia di Albay, dove si trova il vulcano, ha aggiunto che è stata richiesta l'assistenza di esercito e polizia per scortare la popolazione nei rifugi.

IL MAYON
situato sull'isola di Luzon, famoso per la sua forma conica quasi perfetta, da lunedì ha iniziato ad eruttare lava e ceneri, che hanno raggiunto un'altezza di circa 100 metri, ha detto il vulcanologo Renato Solidum. «Il vulcano sta mostrando un aumento della sua attività - ha spiegato lo studioso - quindi abbiamo ritenuto necessario alzare l'allarme». Solidum ha aggiunto che il «materiale incandescente» fuoriuscito dal cratere è colato lungo il versante sud-est del vulcano. L'arcipelago delle Filippine sorge nell' «Anello del Fuoco», una catena di vulcani, che cingono l'Oceano Pacifico. L'ultima eruzione del Mayon, che negli ultimi 400 anni si è svegliato 50 volte, risale al 2006. La colata più grave è stata registrata nel 1841, quando la lava seppellì un intero paese, uccidendo 1.200 persone.

16/12/09 13:25

Olga Iacuaniello

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Alle sorgenti del tempo

 

"Alle sorgenti del tempo" è la nuova fatica di Maurizio Cavallo, ideale seguito, eppure preludio di "Oltre il cielo". L'avventura abissale, di cui l'autore ci rende partecipi con questo suo diario di viaggio ai confini dell'indicibile, deluderà chi si attende curiosità sugli extraterrestri, ma emozionerà i cercatori del silenzio. Le sbalorditive esperienze narrate nel libro si animano in un caleidoscopio cosmico, tra "paesaggi di immane e maestosa grandezza": proprio nella magistrale descrizione di luoghi arcani ed arcaici è la maggiore qualità dell'opera. Tuttavia, questo itinerario fantastico alle fonti dell'universo non coincide con una fuga dalla realtà: infatti, quanto più Cavallo si allontana, in compagnia dei visitatori, dal nostro piccolo geoide, tanto più egli penetra negli abissi dell'interiorità, scavando nelle contraddizioni della storia e degli uomini, verso i quali nutre quell'ambivalenza che ci induce a sentirci esuli nella folla.

Il vissuto dello scrittore, radicato in un'infanzia magica ma tormentosa, si trasfigura nelle magnifiche pagine in cui si slargano scenari la cui terribile, sublime bellezza è resa da una prosa raffinata e vibrante. Così, passi evocativi di ere remote, di pianeti ed astri partoriti da primigenie catastrofi, sono intarsiati con intuizioni sul senso della creazione. Un unico brivido emotivo percorre la contemplazione di spazi incommensurabili e la pittura di intimi quadri della campagna piemontese. Animo abituato ad auscultare le voci quasi impercettibili della natura e gli echi delle emozioni più fuggevoli, Cavallo mostra un innato talento letterario che culmina nei capitoli intitolati Il canto di Venere e La locanda tra i due mondi. Qui la capacità di fondere il mistero delle cose più semplici con gli interrogativi radicali sull'origine del male tocca il diapason. Qui la riflessione si apre a dolenti conclusioni sul destino della Terra e sulle responsabilità di ciascuno di noi.
Provocatorie ed amare, sebbene resti una speranza, simile ad un esile filo di luce che penetra in una stanza attraverso una fessura dell'avvolgibile, sono molte parole su un'umanità invischiata nella ragnatela delle illusioni spazio-temporali e dell'egocentrismo.
Suggello del libro sono dunque gli "incandescenti lemmi di arcaica saggezza" affidati alla voce suadente di Suell: "Quando il tempo scorrerà più rapido ed i segni ovunque indicheranno l'inizio della dolorosa metamorfosi planetaria, gli uomini non capiranno ancora che nessun maestro potrà portarli in alto, se prima non troveranno le proprie ali; nessun demone potrà scaraventarli in basso, senza le tenebre dei propri errori".


http://www.centroclarion.it/
http://zret.blogspot.com/2009/12/alle-sorgenti-del-tempo.html

CRISTIANESIMO, ANGELI E VITA EXTRATERRESTRE (Seconda Parte)

 

 
di Cristoforo Barbato



[Il "Brookings Report" - 33K .jpg] [L'"UFO Hypothesis and Survival Questions" - 69K .jpg] [Gli elenchi dei Re - 47K .jpg] [Rappresentazione di Oannes - 41K .jpg] [Il sigillo cilindrico accadico VA/243 - 36K .jpg] [Sigillo mitannico - 38K .jpg] [Sigillo cilindrico tardo-cassitico - 37K .jpg] [Sigillo babilonese - 50K .jpg] [Sigillo cilindrico assiro - 44K .jpg] Cultura Ubaid: figurine maschile e di nutrice - 39K .jpg] [Cultura Ubaid: figurine femminili - 37K .jpg] [Cultura Ubaid: statuetta femminile con bambino - 29K .jpg]

 

 

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 169 del Giugno 2009

La posizione e lo studio della Santa Sede riguardo al fenomeno UFO e alla Vita Extraterrestre attraverso 60 anni di testimonianze autorevoli esponenti della Chiesa Cattolica. Esiste un possibile legame tra le apparizioni UFO e le manifestazioni angeliche descritte nei testi sacri?

PADRE O'GRADY, UN REVERENDO CHE HA STUDIATO GLI UFO
Nell'agosto del 1972 la rivista "Gli Arcani" di Milano pubblica un'intervista al reverendo Padre Jorge O'Grady de Paiva rilasciata a un giornalista brasiliano sul fenomeno dei dischi volanti.
L'intervista, fatta nel convento di Nostra Signora del Cenacolo, venne pubblicata dal quotidiano "O Cruzeiro" e riportata in seguito dal bollettino di Ufologia "Cielo-Terra".
Quanto segue è la versione integrale dell'intervista così come pubblicata sulla rivista "Gli Arcani" ("Stanno tentando di parlare con noi") che ho ritenuto riportare nella sua interezza onde evidenziare come a suo tempo ci fossero esponenti della Chiesa che studiavano attentamente il fenomeno UFO.

«L'argomento è serio dal punto di vista scientifico - ci ha detto il sacerdote - e sta per essere studiato nel mondo intero da organismi composti da scienziati di varia specialità, come psicologi, astronomi, medici, fisici, matematici e anche sacerdoti. lo non ho mai visto un disco; ma credo nei dischi volanti. Non in tutte le apparizioni che si manifestano. Alcune non resistono alla più semplice analisi. Ma per dire la cosa in due parole, io direi così: circa il 10% delle apparizioni di dischi nel mondo intero resiste completamente all'analisi più rigorosa. L'unica conclusione è questa; non sono veicoli terrestri né sono illusione ottica o qualsiasi altro fenomeno che si possa spiegare. Il disco volante esiste ed è extraterrestre. C'è chi ha visto i piloti dei dischi volanti, dei più vari tipi, compresi nani e giganti; tuttavia riguardo all'equipaggio dei dischi volanti non c'è ancora un pronunciamento scientifico. Quelle persone che dicono di avere contatti con i piloti non hanno esposto un racconto che soddisfacesse tutte le esigenze scientifiche. La mia impressione generale è la seguente: i dischi non sono pilotati. Essi debbono essere servomeccanici, cioè debbono dirigersi da soli, risolvendo attraverso cervelli elettronici tutti i problemi che sorgono, come se fossero pilotati.»

"Se essi esistono e non sono della Terra, di dove sono?"

«A questa domanda nessuno può dare la più piccola risposta. Probabilmente non saranno del nostro sistema solare; probabilmente, perché Venere e Marte, per quanto si possa sapere, non debbono avere essere superiori come l'uomo. Deve esserci vita, lì, ma di tipo inferiore. L'astronomia non ci consente di concludere che Venere e Marte, i pianeti più vicini a noi abbiano vita. Se volessimo passare ai pianeti più distanti, il problema rimane più difficile. Giove, Saturno e Urano, più distanti di noi, sono pianeti per così dire gassosi e, pertanto, con molto meno condizioni di vita, soprattutto vita umana, come la nostra. L'impressione più ragionevole è quella secondo cui i dischi volanti sono extraterrestri e vengono da un altro sistema solare, da altre stelle, da altri mondi, dentro la nostra galassia che è la Via Lattea. Sarebbe impossibile dire che essi vengono da un'altra galassia. Questa cosa non avrebbe la più piccola convenienza. Dentro la Via Lattea esistono sistemi planetari in gran numero come quello del Sole; pertanto non c'è ragione perché non siano abitati. Come noi stiamo cercando di andar lì, essi più in fretta arrivano fin qui; di ciò non c'è alcun dubbio.»

"Che relazioni avrebbero con noi esseri di altri astri?"

«Essi sarebbero uomini per definizione filosofica. Esseri razionali. Avrebbero corpo come noi, talvolta un po' differente in qualche cosa. Sarebbero animali diciamo razionali; non terreni, evidentemente, ma di un altro astro, di un altro tipo. Finora la filosofia considera il genere umano uguale alla specie umana. Noi parliamo dell'uomo come del genere o come della specie, indifferentemente. Diciamo il genere umano e la specie umana. Tuttavia il genere comprende la specie. La specie è contenuta nel genere. Con la possibilità di esistenza in altri mondi, l'uomo sarebbe il genere e la specie sarebbe di ogni astro. L'Universo è immenso e praticamente infinito e, pertanto, non ci sarebbe nessuna ragione per giudicare che solo la Terra sia abitata. Ciò sarebbe ridicolo oggigiorno. L'astronomia già ammette questo. Attualmente c'è un indizio di primo ordine riguardo all'esistenza di esseri umani in altri astri. Il radiotelescopio ha captato messaggi cifrati. Sappiamo che sono messaggi di esseri intelligenti perché si vede in un'onda che non è l'onda del rumore naturale della radio. Questi messaggi non possono essere spiegati come cosa d'ordine naturale. Si è supposto allora che siano messaggi intelligenti. Non riusciamo ancora a decifrarli, ma essi obbediscono a un ritmo, a un periodo determinato, dando l'impressione che si sia fatta una chiamata perché l'uomo possa rispondere. Ciò è stato captato dall'Osservatorio di Arecibo, nell'America Centrale. La verità è che esseri di altri mondi stanno tentando di comunicare con noi. Non riusciamo a decifrare questi messaggi, data la difficoltà immensa perché non abbiamo evidentemente la stessa maniera di parlare con loro, e non ci sono mezzi, a questa immensa distanza, per ottenere il codice convenzionale allo scopo di intenderci. In un Congresso Astronautico fu proposto che la Terra inviasse segnali radio artificiali, con messaggi per altri astri, sulle seguente basi: serie semplici di matematica perché la matematica sarebbe un linguaggio comune. Ogni essere intelligente dovrebbe conoscere la matematica. Non siamo soli nell'Universo. Davanti a questo, è più che naturale che essi stiano cercando di venire fin qui.»

"Quanto allo spostamento dei dischi cosa ci dice?"

«Lo spostamento dei dischi è uno dei punti tecnici che ci portano ad affermare che essi provengono da altri mondi. Il modo con cui si muovono nello spazio sfugge alla conoscenza delle nostre leggi. Essi non ubbidiscono alla legge dell'inerzia gravitazionale e, pertanto, debbono avere un campo di gravità loro. Con assoluta certezza non sono mossi da nessuno dei nostri combustibili, neanche atomico.»

"Che cosa pensa del modo con cui i vari Governi agiscono nei confronti dei dischi volanti?"

«Ovunque le autorità governative hanno usato cautela perché questo argomento non venga a portare panico. Allora lo circondano di molto segreto. Arrivano anche a usare la tecnica della negazione: non esistono i dischi volanti. Ma in realtà il Governo è il primo a sapere che esistono. E per darle una dimostrazione di questo mi riferisco al Governo nordamericano. Il presidente Johnson approvò una richiesta del Senato perché gli Stati Uniti si preparassero con una difesa solida ad una possibile invasione dei dischi volanti. Negli Stati Uniti esiste il progetto di procedere ad una difesa con armi atomiche: sono in ascolto giorno e notte. Nell'ora in cui si dovesse verificare un avvicinamento alla Terra di veicoli metallici con velocità non conosciuta da noi e con caratteristiche non terrestri, tutto il sistema di difesa sarebbe azionato per controbilanciare una possibile invasione. Basta questo fatto per provare che i dischi volanti, se fossero una frottola, non impegnerebbero tutte le attenzioni della difesa.»

LE IPOTESI DEL GESUITA PADRE GRASSO
Un altro attento studioso del fenomeno UFO è stato senza alcun dubbio il teologo gesuita padre Domenico Grasso, noto soprattutto negli anni settanta per i suoi interventi sia in dibattiti pubblici che su alcuni periodici e organi di stampa nazionali oltre che, due volte, sulla rivista del CUN "UFO Notiziario".
Padre Grasso, laureato in teologia all'università Gregoriana di Roma dove ha insegnato teologia pastorale, è stato perito in tutte le sessioni del Concilio Vaticano II e ha tenuto diversi corsi presso le Università americane, ha insegnato per otto anni all'istituto "Lumen Vitae" di Bruxelles e per quattro anni all'Istituto Pastorale a Madrid.
Nel 1977 in occasione della IV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (30 settembre - 29 ottobre) lavorò in qualità di consulente teologico accanto all'allora Cardinale Karol Wojtyla (N.d.R. Wojtyla il 24 ottobre fu eletto al Consiglio del Segretariato Generale del Sinodo). Neanche due settimane dopo la chiusura del Sinodo il gesuita rilasciò al giornalista Lamberto Fumo del quotidiano "La Stampa" un'intervista che venne poi pubblicata 1'11 novembre.
Ecco alcuni stralci del servizio pubblicato dal giornale torinese e intitolato "I teologi e gli extraterrestri":

"La teologia - chiede il giornalista - si pone solo da qualche anno l'ipotesi che esistano uomini su altri pianeti?"

«Tutt'altro. Il problema è vecchio di secoli. Il primo a formulare l'ipotesi della possibilità di vita umana fuori del nostro pianeta fu Nicolò Cusano, autore del "De docta ignorantia". Quando Galileo cominciò a fornire le prove scientifiche del sistema copernicano, fra le perplessità suscitate in molti teologi, ci fu anche quella riguardante la possibilità dell'esistenza di uomini fuori della Terra. Questa ipotesi sembrava loro non conciliabile con la nostra fede. Essi non potevano concepire che il Figlio di Dio si fosse incarnato su un pianeta che il sistema copernicano veniva a perdere la sua importanza. Perciò chiesero allo scienziato di essere più prudente nelle sue affermazioni.»

"Galileo, prudente o no, aveva ragione, ma fu condannato come eretico. Ora il Concilio Vaticano II lo ha riabilitato. Ma i teologi hanno superato le perplessità che portarono alla condanna di Galileo?"

«Col passare del tempo non solo ci riuscirono, ma arrivarono addirittura a farsi convinti assertori della possibilità di una vita razionale fuori dalla Terra. Specialmente nel secolo scorso videro nella ipotesi della pluralità dei mondi abitati una risposta ai problemi del nascente razionalismo. Uno dei più noti predicatori di "Notre Dame", la cattedrale di Parigi, padre Felix, contrapponeva a chi gli domandava del piccolo numero di uomini terrestri che si sarebbero salvati, i miliardi di uomini abitanti in altre località dello spazio cosmico che si salvano. In Italia il padre Angelo Secchi, fondatore dell'Osservatorio astronomico del Collegio Romano e uno dei massimi esponenti dell'astrofisica, riteneva assurdo pensare che gli immensi spazi rivelati dalla scienza fossero vuoti. L'ipotesi è stata creduta probabile dal filosofo francese Bergson in forza della sua teoria sui "gradi della vita". Come si vede, per i teologi il problema è sorto molto prima che i dischi volanti apparissero nel nostro cielo.»

"Se si scoprisse, un giorno, l'esistenza di uomini, nel senso di esseri razionali, su altri pianeti o corpi celesti, che cosa direbbero i teologi a sostegno della Rivelazione e della Redenzione che Cristo ha operato, a quanto riteniamo, solo sulla Terra?"

«I teologi saranno molto contenti di constatare che la potenza di Dio non si è limitata a creare un solo mondo abitato da esseri razionali e che la sua sapienza è veramente "multiforme", come dice San Paolo. Faranno anche un bell'atto di umiltà constatando la propria pochezza di fronte all'immensità di Dio. In particolare, poi, scopriranno che l'ordine di provvidenza nel quale noi viviamo, e che ha come avvenimenti centrali la creazione, la caduta dell'uomo e la sua redenzione, non è l'unico esistente, ma uno dei tanti voluti da Dio.»

"Ma ci saranno pure cose, pensieri, idee anche religiose diverse fra noi e gli extraterrestri."

«Infatti. Non avremo in comune l'ordine di provvidenza nel quale siamo stati creati. Ripeto che nel nostro ordine di provvidenza gli avvenimenti fondamentali sono il peccato originale e la redenzione. Può darsi che gli abitanti degli altri mondi non abbiano né l'uno né l'altra: cioè che non abbiano peccato, come noi uomini, che si siano mantenuti fedeli a Dio. In tal caso, essi non hanno avuto bisogno di redenzione. Cristo perciò sarebbe loro "capo" non a titolo di redenzione, ma semplicemente a titolo di creazione, in quanto li ha creati a sua immagine e somiglianza. Navighiamo nel campo delle ipotesi. Solo la scienza positiva ci potrà dire se un giorno saranno realtà.»

A distanza di un anno il gesuita rilasciò al giornalista Marco Nese un'altra intervista pubblicata il 16 novembre 1978 sul noto settimanale "La Domenica del Corriere". Ecco alcuni passaggi della conversazione tra il teologo ed il reporter tratti dall'articolo "Negli UFO volano brave persone".

«Un argomento del genere - afferma Grasso - non può lasciare indifferente la teologia. Da anni, ormai, si cerca di far uscire il problema dall'anticamera della fantascienza per assegnargli il titolo di massima scoperta scientifica di tutti i tempi. Gli uomini l'attendono, come denota l'ansia con cui si affrettano a segnalare l'avvistamento di quei misteriosi velivoli battezzati dischi volanti. E gli scienziati da parte loro, non mancano di avvalorare il sentimento popolare con dichiarazioni che non solo non escludono la vita al di fuori della Terra, ma anzi lasciano credere alla sua probabilità. Allora mi sono chiesto: quali conseguenze avrebbe sulla religione cattolica la scoperta degli extraterrestri? In questa prospettiva bisogna dire che la Bibbia non contempla l'ipotesi di altre umanità. Neanche però le esclude, appunto perché i suoi argomenti sono limitati alla Terra. Sicché l'eventuale esistenza di extraterrestri non sarebbe in contrasto con le Scritture. Un cattolico, in sostanza, è libero di accettare o negare l'ipotesi di altri mondi abitati.»

"Ma lei crede alla vita su altri pianeti?"

«Spetta, naturalmente, agli scienziati dare una risposta definitiva. Ma io, come teologo, posso dedurre per conseguenza logica l'esistenza di altre umanità. Ma c'è un'altra considerazione che mi spinge a pormi l'ipotesi di altri mondi abitati, ed è il problema del male. Per alcuni, il male è talmente assurdo da essere inconciliabile con l'esistenza stessa di Dio. "Di fronte al dolore del mondo, di fronte all'ingiustizia, - dice Horckheimer - è impossibile credere nel dogma dell'esistenza di un Dio onnipotente e sommamente buono." lo, invece, rovescio il discorso. Proprio perché questo mondo è pieno di dolore e di ingiustizia, si può pensare che ne esistano altri in cui l'uomo, sempre creato da Dio, abbia fatto un uso migliore della sua libertà, senza il peccato.»

"Ammesso, come dice lei, che gli extraterrestri siano moralmente migliori di noi, esiste una possibilità di dialogo con loro?"

«Certamente. Se la scienza riuscirà a stabilire veramente un rapporto con gli abitanti di altri mondi, il nostro incontro con gli uomini extraterrestri sarà religiosamente fecondo. In ogni caso, sia noi sia loro siamo obbligati all'osservanza della legge naturale, a fare il bene e fuggire il male, secondo i dettami della nostra natura razionale. I dieci comandamenti sarebbero quindi il terreno sul quale incontrarci e collaborare.»

Le dichiarazioni di Padre Grasso sulle questione UFO (compresi, come vedremo, i due suoi interventi apparsi sull'allora organo d'informazione del CUN) vanno a inserirsi in quel susseguirsi di eventi a carattere ufologico che caratterizzarono gli anni '70.
È noto come il periodo 1973-1979 sia stato il più intenso e ricco per quanto concerne l'attività UFO in tutto il mondo, e che toccò il suo apice, specialmente in Italia, nel biennio 1978-79.
In quel periodo il fenomeno UFO si manifestò massicciamente nel nostro Paese, l'impatto e la portata che ebbe sull'opinione pubblica e, sulle stesse autorità, fu tale da calamitare sistematicamente l'attenzione sia degli organi d'informazione nazionali che di rotocalchi vari.
Tra l'altro anche periodici legati alla Chiesa stessa si occuparono di tali eventi, rivolgendosi con la dovuta attenzione, che inevitabilmente furono oggetto di dibattiti anche tra gli stessi fedeli.
Il 28 gennaio del 1979 il settimanale cattolico di informazione "Famiglia Cristiana" pubblicò l'interessante articolo "Un inverno pieno di UFO" scritto dal noto giornalista Bruno Ghibaudi. Quest'ultimo già in passato si era interessato al fenomeno UFO con un'inchiesta a puntate sulla "Settimana Incom" che culminò in un ulteriore servizio, a fine '62, nel quale veniva riassunta la posizione generale della Chiesa cattolica.
Nel 1979 Famiglia Cristiana era divenuto l'organo di stampa più diffuso nel mondo cattolico nonché una delle riviste più vendute in Italia; il periodico era stato fondato nel dicembre 1931 dal beato Giacomo Alberione, il quale sosteneva che la "nuova frontiera" dell'evangelizzazione fossero proprio i mezzi di comunicazione.
L'articolo di Ghibaudi si proponeva di stilare una sorta di elenco dei più clamorosi avvistamenti avvenuti negli ultimi mesi del '78 all'estero e principalmente in Italia e in particolare alle note manifestazioni verificatesi sul versante adriatico.
In effetti, il servizio aprì proprio con le segnalazioni dei pescatori abruzzesi e marchigiani di Giulianova e San Benedetto del Tronto delle strane formazioni di colonne d'acqua di 5 metri di diametro che si levavano improvvisamente a oltre 30 metri, di fasci di luce che misteriosamente apparivano e scomparivano nel buio della notte; interferenze elettromagnetiche nelle comunicazioni radio e sui radar di bordo oltre a sagome scure o globi di luce emersi dall'acqua e silenziosi spostarsi a scatti per poi immergersi o sparire in tutte le direzioni.
Altro caso citato è quello della tragica fine dei due fratelli De Fulgentis trovati il 25 ottobre a circa 20 metri di profondità al largo di Martinsicuro. Entrambi pescatori, la sera prima, con condizioni di mare calmo, erano usciti per pescare; la loro imbarcazione immersa accanto ai corpi era "in linea di navigazione" ossia come se qualcuno l'avesse sommersa versando l'acqua dall'alto. La stessa autopsia, i cui referti furono secretati, sembra avesse rivelato l'assenza di tracce d'acqua nei polmoni di entrambe i pescatori.
L'articolo di Ghibaudi è un susseguirsi di segnalazioni: l'atterraggio il 12 novembre di un grande UFO discoidale vicino un centro di ascolto vicino la capitale Kuwait a cui assistettero diversi tecnici del Centro e di un vicino impianto petrolifero; sempre quel giorno, ma anche nei successivi, diversi avvistamenti con numerosi testimoni vengono segnalati in Abruzzo (Silvi, Sulmona), Molise (Campobasso) a Modena, Pisa e Napoli.
Il giornalista italiano, tra l'altro, riporta due casi importanti e che faranno discutere gli ufologi negli anni a venire, quello del rapimento alieno del metronotte Fortunto Zanfretta e la misteriosa scomparsa del pilota civile australiano Frederick Valentich e del suo velivolo Cessa in seguito a un incontro ravvicinato in volo con un UFO.
L'articolo non manca di citare diversi avvistamenti avvenuti in Italia - e che evito di menzionare per non dilungarmi troppo - nel mese di dicembre e che hanno fatto discutere i media nazionali come ad esempio l'avvistamento di UFO del 14 su Roma (a cui assisteranno agenti di Polizia sul tetto della Questura bombardata da segnalazioni dei cittadini) e quello del 28, del blocco della centrale elettrica di Pietracamela (TE), ai piedi del Gran Sasso, in concomitanza del passaggio a bassa quota di un globo rossastro.

LA PERFEZIONE È ANCHE IN ALTRI PIANETI
In concomitanza al servizio di Famiglia Cristiana nel gennaio del 1979 la rivista del CUN "Notiziario UFO" pubblicò un'intervista, fatta da Claudio Gallo, a padre Domenico Grasso e di cui riporto alcuni passaggi:

"Da quanto tempo Padre, lei s'interessa del fenomeno UFO?"

«La prima volta avvenne nel 1952, quando si cominciò a parlare con una certa insistenza dei dischi volanti. In quell'anno la rivista "OGGI" pubblicò un articolo di Padre Gemelli in cui il Rettore dell'Università Cattolica si dimostrava del tutto contrario all'esistenza di esseri razionali in altri pianeti. Letto l'articolo, alcuni si rivolsero al Direttore di "Civiltà Cattolica" perché questa rivista esprimesse il proprio parere sull'argomento. Ne fui incaricato io. Scrissi così l'articolo "La teologia e la pluralità dei mondi abitati", uscito nel novembre di quell'anno che ebbe un grande successo. La stessa rivista "OGGI" lo riprese e lo pubblicò integralmente.»

"Che cosa diceva in quell'articolo?"

«Dopo aver fatto un po' la storia del problema, esponendo così come era stato visto da teologi e predicatori cattolici dal Rinascimento ai nostri giorni, mi ponevo il problema sul piano strettamente teologico. Affermavo che, stando ai principi della teologia, l'ipotesi della pluralità dei mondi abitati da altri esseri razionali non era né richiesta né respinta da questa scienza. Si poteva cioè ammettere o respingere l'audace ipotesi, senza che ciò implicasse un mettersi contro la teologia. La questione era di competenza non della scienza sacra, ma della scienza positiva.»

"Finora l'autorità ecclesiastica si è mai pronunciata sul fenomeno degli UFO?"

«No, mai. La ragione è che l'autorità ecclesiastica prende posizione su un problema quando questo è arrivato a un grado di maturazione abbastanza avanzato, e presenta risvolti religiosi e morali. Finora ciò non è avvenuto. Il problema degli UFO sembra ancora rientrare nel dominio della fantascienza. È ancora riservato a pochi studiosi.»

"Padre, cosa succederebbe se un giorno gli uomini di scienza riuscissero, se non i dimostrare, almeno a dare una grande probabilità all'origine extraterrestre degli UFO?"

«La Chiesa allora sarebbe obbligata a prendere posizione, perché il problema la tocca da vicino, trattandosi di uomini creati da Dio, come quelli esistenti su questa terra. Di essi dovrebbe esaminare il piano di provvidenza nel quale sono stati creati e in quale rapporto stanno con Gesù Cristo che, a dire di San Paolo, è colui per il quale tutte le cose, sia quelle sulla terra sia quelle dei cieli, sono state fatte. Il problema esigerebbe un lungo discorso che è meglio rimandare ad altra sessione.»

"Secondo Lei con quale spirito i ricercatori debbono occuparsi della Ufologia?"

«Dovrebbero occuparsene con lo stesso spirito con cui si occupano degli altri problemi scientifici. Nulla vieta che in esso portino un certo entusiasmo perché la questione è veramente appassionante e, se le si potesse dare una risposta positiva, costituirebbe la più grande scoperta di tutti i tempi. L'entusiasmo però non deve far velo al ragionamento e indurli a esaminare il problema con un rigore inferiore a quello proprio dell'uomo di scienza.»

Inoltre, sempre sul periodico ufologico italiano il gesuita intervenne nuovamente con un suo articolo, in due parti, intitolato "UFO e teologia cristiana" pubblicato nei mesi di settembre e ottobre 1979 (e sua volta riproposto nel 1995 nei primi due numeri della nuova edizione di Notiziario UFO). Nel pezzo padre Grasso espone diverse argomentazioni di carattere teologico che in parte sono già state accennate in precedenza e, data la lunghezza del testo, riporto per completezza solo in alcune sue parti.
In base a quanto scritto nella Bibbia, Dio avrebbe creato tutto per la sua gloria e che avrebbe raggiunto questo scopo nell'uomo e per l'uomo.
Secondo padre Grasso (citando Salmo 18,2) tutti i cieli cantano la gloria di Dio perché essi riflettono le perfezioni divine, ma solo l'uomo è fatto a "immagine e somiglianza di Dio" (Genesi 2,7), perché soltanto nell'uomo ha infuso "l'alito" col quale egli partecipa della stessa natura di Dio.

«L'alito della vita dell'uomo - scrive il gesuita - fa di lui un'immagine di Dio, ciò che non avviene negli altri esseri nei quali di Dio c'è solo un riflesso, un vestigio. È in forza di questo alito divino, di questa "proporzione" divina che è in Lui che l'uomo è in condizione di conoscere Dio, di dialogare con Lui, di ascoltare la Sua voce e di risponderGli. È quest'alito che lo rende arbitro del proprio destino, libero di obbedire al piano concepito da Dio sui di Lui o di trasgredirlo... Creando l'uomo dotato di intelligenza Dio ha inteso fame un essere capace di dialogare con Lui, non solo ascoltando la sua parola e rispondendoGli, come liberamente si esprime il libro della Genesi in riferimento ai rapporti tra i nostri genitori e Dio, ma anche indirettamente, cioè conoscendo le cose create e riferendo alla loro sorgente le perfezioni di bontà, di verità e di bellezza in esse contenute. È proprio da questa prospettiva che parte l'ipotesi cui i teologi esigono di più per argomentare sulla possibilità, per non dire sulla probabilità dell'esistenza di uomini fuori dal nostro pianeta. Se essi dicono, le cose sono state create per rendere gloria a Dio, se d'altra parte questa gloria non può esserGli resa se non tramite l'intelligenza umana, dobbiamo legittimamente dedurre che negli spazi inaccessibili all'osservazione dell'uomo o alla portata dei suoi strumenti scientifici, debbano esserci altri uomini, altre umanità capaci di conoscere le perfezioni che Dio ha posto in quegli esseri e riferirne la gloria al creatore. Perché infatti, le perfezioni che Dio ha profuso con tanta larghezza nell'universo dovrebbero rimanere nascoste e non cantare esse pure la gloria di Dio? Non sarebbe questa una stonatura indegna di Dio? Chi scrive un libro sapendo che non verrà mai letto da nessuno, o dipinge un quadro per nasconderlo affinché nessuno lo veda?
Qualcuno potrebbe obiettare che l'argomento dimostra soltanto la necessità che tutte le perfezioni dell'universo siano riferite a Dio da qualche intelligenza di raccogliere, ma non che questa intelligenza debba essere quella di un uomo. Basterebbe che fosse quella di un angelo. L'argomento non sembra convincente. Infatti gli angeli sarebbero puri spiriti, e come tali non possono conoscere la materia, se non in modo mediato e indiretto, così come gli uomini fanno con lo spirito. In tal caso ci sarebbe qualcosa delle perfezioni divine che rimarrebbe nascosto allo stesso "occhio" angelico. Il Pohle perciò crede di poter concludere: "Sembra del tutto conforme al fine ultimo del mondo che i corpi celesti abitabili siano popolati da creature, che riferiscano alla gloria del Creatore le bellezze corporee dei mondi nello stesso modo che fa l'uomo per il suo mondo più piccolo".
(Joseph Pohle teologo tedesco, "Die Stemen Welt und ihre Bewohner", Colonia 1904, p. 457).
L'argomento non manca di una logica interna. Se tutto dev'essere riferito a Dio, dovunque c'è un essere creato, ivi deve esserci un 'intelligenza capace di farlo. In tal caso o ammettiamo che l'uomo con la sua intelligenza e la sua scienza sarà un giorno in grado di esplorare tutto l'universo, il che sembra un 'ipotesi davvero fantascientifica, o dobbiamo ammettere che l'uomo che noi conosciamo non sia il solo che popoli l'universo. Angelo Secchi, grande astronomo del secolo scorso, non poté fare a meno di dedurre questa conclusione di fronte all'immensità dell'universo che le sue scoperte venivano sempre più allargando. "Per noi, egli scrisse, sembrerebbe assurdo riguardare quelle vaste regioni come deserti inabitati: esse devono essere popolate da esseri intelligenti e ragionevoli, capaci di conoscere, di onorare ed amare il loro Creatore". ("Le soleil", Parigi 1877, voI. II, p. 480).
E più recentemente il Bavink: "Se questo universo deve avere un significato mi sembra in ogni modo assurdo cercare tale significato solo sulla nostra piccola storia terrestre". (Bemhard Bavink, matematico e filosofo, "Risultati e problemi delle scienze naturali", Firenze 1947, p. 272).
Vi sono però anche altri argomenti che i teologi ritengono di poter invocare a favore dell'esistenza di uomini in altri pianeti. In particolare quello della perfezione dell'universo. È un argomento di S. Tommaso del quale essi fanno un'estensione. Secondo l'Angelico (Contra gentes II, 92), l'ordine dell'universo esige che il meno nobile sia fatto per il più nobile, e che quest'ultimo abbia sul primo un'eccedenza anche numerica. È necessario perciò, in forza di questo principio, che le cose nobili si moltiplichino più di quelle inferiori. Così gli angeli tanto più nobili dell'uomo, debbono superare questo non solo nella perfezione, ma anche nel numero. Se il principio è valido, bisogna senz'altro concludere che gli esseri viventi siano più di quelli non viventi e che tra i viventi quelli razionali siano più di quelli irrazionali. Il che porterebbe alla conclusione che gli uomini, appunto perché più nobili, esistano dovunque esistano esseri meno nobili di loro. Anzi l'argomento potrebbe portarci alla conclusione ancora più densa di conseguenze. Il principio infatti che il più nobile possa prevalere sul meno nobile vale non solo nel raffronto tra il vivente e il non vivente, o tra il vivente razionale e quello irrazionale, ma anche all'interno della stessa classe di esseri, cioè, nel nostro caso, degli stessi esseri razionali. Come nel mondo vegetale ed animale vediamo un'infinita varietà di specie, l'una più perfetta delle altre, perché non dovremmo ammettere 10 steso fatto per gli esseri umani? Questo significa che come esiste una specie umana sul nostro pianeta dotata di determinate qualità (le quali per quanto ci consentano di parlare di stirpi diverse, non ci permettono di dire che esistano uomini superiori ed uomini inferiori), sarebbe possibile fare questo ragionamento tra gli uomini del nostro pianeta e quelli di altri. Chi ci vieta cioè di dire che il genere umano, con le caratteristiche psico-somatiche che lo distinguono, sia solo un modo di realizzazione dell'essere razionale, così come il protozoo e la scimmia antropomorfa sono modi diversi (e quanto diversi!) di realizzare lo stesso concetto di vivente? Il Secchi ci presenta l'argomento in questi termini. "La vita - egli dice - riempie l'universo, e con la vita va associata l'intelligenza, e come abbondano gli esseri a noi inferiori, così possono in altre condizioni esisterne di quelli immensamente più capaci di noi. Fra il debole lume di questo raggio divino che rifulge nel nostro fragile composto, mercé del quale potremmo conoscere tante meraviglie, e la sapienza dell'Autore di tutte le cose, è una infinita distanza che può essere intercalata da gradi infiniti delle sue creature, per le quali i teoremi, che per noi sono frutto di ardui studi, potrebbero essere semplici intuizioni". (La grandezza del creato, in op. cit. p. 215).
Ancora più chiaramente - scrive Grasso - l'argomento venne sfruttato dal Monsabré (N.d.R. Padre Jacques Marie Louis Monsabré predicatore domenicano 1827-1876): "Perché gli astri non sarebbero popolati da esseri meno grandi degli angeli, ma più grandi di noi? Tra la vita intuitiva dei puri spiriti e la nostra vita composta, ragionevole, sensitiva e vegetati va, vi è luogo per altre vite. Noi abbiamo avuto, è vero l'incarnazione. Non è forse perché il divino pastore volle condurre tutto il suo gregge al pascolo della eterna felicità, lasciò negli spazi le novantanove pecorelle, per venire a cercare quaggiù la centesima smarrita?". (Esposizione del dogma cattolico, conf. 102, Torino 1900, pp. 243-244.
Se cioè il Figlio di Dio per incarnarsi ha scelto la Terra, non l'ha fatto forse proprio perché ce ne era bisogno, avendo gli uomini di quaggiù peccato mentre al peccato sono rimasti immuni gli uomini di altri pianeti? Sono considerazioni forse un po' curiose, ma non destituite di una certa ragionevolezza. Di fronte all'enigma del male l'uomo cerca una spiegazione e non trovandola sulla Terra, la ricerca negli astri. È innegabile che se in una miriade di umanità, la nostra fosse la sola ad essere afflitta dal problema del male, questo potrebbe non poco del suo mistero. Le riflessioni finora fatte non oltrepassano il grado della probabilità e della verosimiglianza. Esse provano solo che l'ipotesi di una vita umana fuori della Terra non contrasta con nessun principio della teologia, la quale anzi sarebbe contenta che l'ipotesi fosse vera.»

Padre Grasso infine fornisce un altro argomento teologico che si aggancia a quanto finora esposto ed è quello del primato di Cristo sulla creazione:

«La considerazione del primato di Cristo - afferma il gesuita - ci porta logicamente a un'altra riflessione, anch'essa non decisiva, ma non priva di interesse per chi attinge dalla Bibbia le sue conoscenze. Noi sappiamo che sono possibili vari piani di Provvidenza. Volendo comunicare le proprie perfezioni a creature razionali, capaci cioè di entrare in dialogo con Lui, Dio aveva la scelta tra una gamma infinita di possibilità. Poteva per esempio creare un mondo di uomini talmente perfetti, nei quali l'armonia tra le facoltà inferiori della sensibilità, e quelle superiori dell'intelligenza e della volontà libera, sarebbe stata così piena che essi non avrebbero mai abusato della loro libertà per fare il male. È l'umanità che la Bibbia ci descrive, sia pure limitata a due persone, prima del peccato che chiamiamo originale. Come pure nulla avrebbe vietato a Dio di creare un mondo contrario, nel quale gli uomini avrebbero abusato della loro libertà molto di più di quello che ha fatto l'uomo storico che noi conosciamo. Avrebbe poi potuto creare un mondo di uomini in uno stato puramente naturale nel quale essi avrebbero conosciuto il loro Creatore col solo uso della loro intelligenza, senza che Dio venisse loro in aiuto con una particolare rivelazione. Né possiamo escludere un mondo di superdotati, nei quali tutte le facoltà umane sarebbero state possedute nel grado più alto, un mondo cioè di geni. Nulla vieta che queste possibilità, che per noi sono semplici ipotesi, siano state effettivamente realizzate da Dio fuori dalla nostra Terra. In tal caso avremmo varie umanità, espressione della sapienza di Dio, e da parte di Cristo vari modi di esercitare il suo primato, tanto su uomini comuni come siamo noi, quanto su uomini straordinari.»

I PAPI E GLI "ANGELI" (BUONI E CATTIVI)
Gli "Angeli", come abbiamo potuto constatare, rispetto agli argomenti in precedenza trattati, rivestono un ruolo chiave nella storia umana e non solo marginalmente da un punto di vista teologico legato magari esclusivamente al cristianesimo e alla loro eventuale natura soprannaturale o divina.
In base a quanto finora esposto (e a quanto verrà argomentato specialmente in questa Seconda Parte del dossier) si potrebbe analizzare e riconsiderare sotto una nuova luce le dichiarazioni fatte da alcuni Papi nel secolo scorso, proprio in merito agli "Angeli" e alla loro presenza.
Pio XII già negli anni '50 parlò della missione degli angeli nella vita cristiana, nella stessa Lettera Enciclica "Rumani generis", pubblicata nel 1950, indicò ai vescovi alcune false opinioni che minacciavano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica.
Pacelli denunciò alcuni teologi e riaffermò l'esistenza degli angeli contro coloro che ne avevano messo in discussione, riducendo gli angeli stessi a figure mitiche e facendone quasi "volatili celesti" o entità vaporose.
E come non riflettere sulle parole pronunciate nel 1956 e citate dallo studioso Renzo Baschera nel volume "Le profezie di Pio XII - Le rivelazioni di Gesù al pontefice sul futuro dell'umanità", pubblicato nel 1996 dall'Armenia.
Baschera, profondo conoscitore di testi profetici, nel suo testo presenta una raccolta di vaticini attribuiti a Pio XII, tratti da fonti autorevoli e qualificate e dalle memorie di chi fu vicino a Pacelli.
Nel 1956 il Pontefice parlando a un gruppo di seminaristi francesi dichiarò:

«I tempi tendono ad allontanare l'uomo dalla spiritualità, per renderlo schiavo delle cose terrene... Il vostro compito sarà pertanto quello di riavvicinare l'uomo alle cose eterne, alle cose che non si vedono, ma che esistono, ed esisteranno in eterno... Bisogna allargare gli orizzonti dell'uomo... Bisogna far capire all'uomo che non è solo, perché legioni di angeli sono sulla terra. E verrà giorno in cui gli uomini parleranno con gli angeli...»

E come non ricordare gli interventi di Giovanni XXIII, noto per la sua fede nell'angelo custode, il quale spesse volte parlò pubblicamente degli angeli, come in occasione dell'Udienza generale tenuta sul Piazzale della Villa Pontificia di Castel Gandolfo, il 9 agosto 1961.
In quella occasione il Papa Buono, come venne ribattezzato, ebbe a dichiarare:

«[...] Lasciate che la Nostra voce, levatasi a monito paterno e accorato per il rispetto della vita umana, di ogni vita, della propria e dell'altrui, ritrovi qui verso il termine del Nostro semplice conversare le prime note del linguaggio angelico, che godiamo ripetere in più commossi accenti, come quello dell'Angelus Domini nutiavit Mariae. Il richiamo degli spiriti elettissimi, che la sollecita cura del Padre celeste pose e pone accanto a ciascuno dei suoi figli, infonde letizia e coraggio. Gli Angeli del Signore scrutano infatti il nostro intimo e vorrebbero farlo degno delle divine compiacenze! A essi fu affidato anche il compito di guidare i nostri passi. Per questo, il sentimento di viva carità paterna Ci ha suggerito di dare speciale risonanza alla invocazione dei Santi Angeli Custodi. La loro presenza penetra ed avvolge tutta la storia dei secoli: accanto ai progenitori nostri, e poi ai condottieri del popolo eletto, ai suoi re e profeti, fino allo stesso Gesù e agli Apostoli suoi [...].»

Tra l'altro, esisterebbe un episodio poco noto, e singolare, nella vita di Giovanni XXIII emerso in base a una confidenza fatta a un Vescovo canadese; Roncalli avrebbe confidato che l'idea del Concilio Ecumenico scaturì da un'ispirazione del suo angelo custode.
Tale indiscrezione viene riportata nel testo "Tu amico angelo" (Edizioni Villadiseriane, 2001) scritto dal missionario Padre Angel Peña un religioso agostiniano, di origine spagnola, da anni missionario in Perù.

«Giovanni XXIII - scrive il sacerdote - in una confidenza a un Vescovo canadese, attribuì l'idea della convocazione del Concilio Vaticano II al proprio angelo custode, e raccomandava ai genitori che inculcassero ai propri figli la devozione all'angelo custode.»

Anche Giovanni Paolo I, il Papa del sorriso Albino Lucani, parlò degli angeli quando era Patriarca di Venezia parlò degli angeli definendoli "I grandi sconosciuti del nostro tempo" e ribadendo che:

«Sarebbe invece opportuno ricordarli più spesso come ministri della provvidenza nel governo degli uomini.»

Rispetto ai vari pontefici che lo hanno preceduto Giovanni Paolo Il è stato di sicuro il Papa che si è espresso maggiormente sugli angeli tanto da dedicarvi un ciclo di catechesi durante le Udienze Generali del mercoledì nell'estate del 1986.
Papa Wojtyla in occasione dell'Udienza Generale tenuta il 9 luglio dichiarò:

«Le nostre catechesi su Dio, creatore del mondo, non possono concludersi senza dedicare adeguata attenzione a un preciso contenuto della rivelazione divina: la creazione degli esseri puramente spirituali, che la Sacra Scrittura chiama "angeli". Tale creazione appare chiaramente nei Simboli della fede, particolarmente nel Simbolo niceno-costantinopolitano: "Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose (cioè enti o esseri) visibili e invisibili".
Sappiamo che l'uomo gode, all'interno della creazione, di una posizione singolare: grazie al suo corpo appartiene al mondo visibile, mentre per l'anima spirituale, che vivifica il corpo, egli si trova quasi al confine tra la creazione visibile e quella invisibile. A quest'ultima, secondo il Credo che la Chiesa professa alla luce della rivelazione, appartengono altri esseri, puramente spirituali, non dunque propri del mondo visibile, anche se in esso presenti e operanti. Essi costituiscono un mondo specifico. Oggi, come nei tempi passati, si discute con maggiore o minore sapienza su questi esseri spirituali. Bisogna riconoscere che la confusione a volte è grande, con il conseguente rischio di far passare come fede della Chiesa sugli angeli ciò che alla fede non appartiene, o, viceversa, di tralasciare qualche aspetto importante della verità rivelata. L'esistenza degli esseri spirituali, che la Sacra Scrittura chiama di solito "angeli", veniva già negata ai tempi di Cristo dai sadducei
(cfr. Atti 23,8).
La negano anche i materialisti e i razionalisti di tutti i tempi. Eppure, come acutamente osserva un teologo moderno, "se si volesse sbarazzarsi degli angeli, si dovrebbe rivedere radicalmente la Sacra Scrittura stessa, e con essa tutta la storia della salvezza". (A. Winklhofer, "Die Welt der Engel, Ettal 1961, p. 144, nota 2; in "Mysterium Salutis", II, 2, p. 726).
Tutta la Tradizione è unanime su questa questione. Il Credo della Chiesa è in fondo un'eco di quanto Paolo scrive ai Colossesi: "poiché per mezzo di lui (Cristo) sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati, Potestà, tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui" (Colossesi 1, 16).
Il riferimento al "primato" di Cristo ci aiuta a comprendere che la verità circa l'esistenza e l'opera degli angeli (buoni e cattivi) non costituisce il contenuto centrale della parola di Dio. Nella rivelazione Dio parla prima di tutto "agli uomini e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé", come leggiamo nella costituzione Dei Verbum (Dei Verbum, 2) del Concilio Vaticano II. Così "la profonda verità sia di Dio sia della salvezza degli uomini" è il contenuto centrale della rivelazione che "risplende" più pienamente nella persona di Cristo. La verità sugli angeli è in certo senso "collaterale", eppure inseparabile dalla rivelazione centrale, che è l'esistenza, la maestà e la gloria del Creatore che rifulgono in tutta la creazione "visibile" e "invisibile" e nell'azione salvifica di Dio nella storia dell'uomo.
Gli angeli non sono dunque creature di primo piano nella realtà della rivelazione, eppure vi appartengono pienamente, tanto che in alcuni momenti le vediamo adempiere compiti fondamentali a nome di Dio stesso.
»

IL DIAVOLO E I SUOI "ANGELI CADUTI"
Sempre sugli angeli il Pontefice così si espresse durante l'Udienza Generale del 23 luglio:

«Proseguiamo oggi la nostra catechesi sugli angeli la cui esistenza, voluta da un atto dell'amore eterno di Dio, professiamo con le parole del simbolo niceno-costantinopolitano:"Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili". Nella perfezione della loro natura spirituale gli angeli sono chiamati fin dall'inizio, in virtù della loro intelligenza, a conoscere la verità e ad amare il bene che conoscono nella verità in modo molto più pieno e perfetto di quanto non sia possibile all'uomo. Questo amore è l'atto di una volontà libera, per cui anche per gli angeli la libertà significa possibilità di operare una scelta a favore o contro il Bene che essi conoscono, cioè Dio stesso creando gli spiriti puri come esseri liberi, Dio nella sua Provvidenza non poteva non prevedere anche la possibilità del peccato degli angeli... Di fatto, come dice chiaramente la rivelazione, il mondo degli spiriti puri appare diviso in buoni e cattivi. Ebbene, questa divisione non si è operata per creazione di Dio, ma in base alla libertà propria della natura spirituale di ciascuno di essi... A questo riguardo si deve dire anche che gli spiriti puri sono stati sottoposti a una prova di carattere orale. Fu una scelta decisiva riguardante prima di tutto Dio stesso, un Dio conosciuto in modo più essenziale e diretto di quanto è possibile all'uomo, un Dio che a questi esseri spirituali aveva fatto dono, prima che all'uomo, di partecipare alla sua natura divina... La scelta operata sulla base della verità su Dio, conosciuta in forma superiore in base alla lucidità delle loro intelligenze, ha diviso anche il mondo dei puri spiriti in buoni e cattivi. I buoni hanno scelto Dio come Bene supremo e definitivo, conosciuto alla luce dell'intelletto illuminato dalla rivelazione... Gli altri invece hanno voltato le spalle a Dio contro la verità della conoscenza che indicava in lui il bene totale e definitivo. Hanno scelto contro la rivelazione del mistero di Dio, contro la sua grazia che li rendeva partecipi della Trinità e dell'eterna amicizia con Dio nella comunione con lui mediante l'amore. In base alla loro libertà creata hanno operato una scelta radicale e irreversibile al pari di quella degli angeli buoni, ma diametralmente opposta: invece di un'accettazione di Dio piena di amore, gli hanno opposto un rifiuto ispirato da un falso senso di autosufficienza, di avversione e persino di odio che si è tramutato in ribellione.»

Nell'Udienza Generale del 30 luglio Wojtyla tornò nuovamente sull'argomento:

«Stando sempre alla Sacra Scrittura, gli angeli, in quanto creature puramente spirituali, si presentano alla riflessione della nostra mente come una speciale realizzazione dell'"immagine di Dio", Spirito perfettissimo, come Gesù stesso ricorda alla donna samaritana con le parole: "Dio è spirito" (Giovanni 4,24). Gli angeli sono, da questo punto di vista, le creature più vicine all'esemplare divino. Il nome che la Sacra Scrittura loro attribuisce indica che ciò che più conta nella rivelazione è la verità sui compiti degli angeli nei riguardi degli uomini: angelo (angelus) vuole infatti dire "messaggero". L'ebraico "malak", usato nell'Antico Testamento, significa più propriamente "delegato" o "ambasciatore". Gli angeli, creature spirituali, hanno funzione di mediazione e di ministero nei rapporti che intercorrono tra Dio e gli uomini. Sotto questo aspetto la Lettera agli Ebrei dirà che al Cristo è stato affidato un "nome", e quindi un ministero di mediazione, ben superiore a quello degli angeli (cfr. Ebrei 1,4). L'Antico Testamento sottolinea soprattutto la speciale partecipazione degli angeli alla celebrazione della gloria che il Creatore riceve come tributo di lode da parte del mondo creato. Sono in modo speciale i salmi che si fanno interpreti di tale voce, quando, ad esempio, proclamano: "Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell'alto dei cieli. Lodatelo, voi tutti, suoi angeli [...]" (Salmi 148,1-2). Similmente il Salmo 102: "Benedite il Signore, voi tutti, suoi angeli, potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola". Quest'ultimo versetto del Salmo 102 indica che gli angeli prendono parte, in modo a loro proprio, al governo di Dio sulla creazione, come "potenti esecutori dei suoi comandi" secondo il piano stabilito dalla divina Provvidenza. Seguendo il Libro di Daniele si può affermare che i compiti degli angeli come ambasciatori del Dio vivo si estendono non solo ai singoli uomini e a coloro che hanno speciali compiti, ma anche a intere nazioni (cfr. Daniele 10,13-21). Il Nuovo Testamento mette in rilievo i compiti degli angeli in rapporto alla missione di Cristo come Messia, e prima di tutto al mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio, come constatiamo nel racconto dell'annunciazione della nascita di Giovanni Battista, di Cristo stesso, nelle spiegazioni e disposizioni date a Maria e Giuseppe, nelle indicazioni date ai pastori nella notte della nascita del Signore, nella protezione del neonato davanti al pericolo della persecuzione di Erode (cfr. Luca 1,11.26-30 ss; 2,9 ss; Matteo 1,20-21; 2,13)... Se passiamo alla nuova venuta di Cristo, cioè alla "parusia", troviamo che tutti i sinottici annotano che "il Figlio dell'uomo... verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi". Si può dunque dire che gli angeli, come puri spiriti, non solo partecipano nel modo che è loro proprio alla santità di Dio stesso, ma nei momenti-chiave circondano il Cristo e lo accompagnano nell'adempimento della sua missione salvifica nei riguardi degli uomini. Allo stesso modo anche tutta la Tradizione e il magistero ordinario della Chiesa ha attribuito nei secoli agli angeli questo particolare carattere e questa funzione di ministero messianico.»

Il mese successivo Giovanni Paolo II in due consecutive Udienze Generali, il 6 e il 13 agosto, continuò la sua catechesi angelica.
Nella prima il Pontefice dichiarò:

«Assieme all'esistenza, la fede della Chiesa riconosce certi tratti distintivi della natura degli angeli. Il loro essere puramente spirituale implica prima di tutto la loro non materialità e la loro immortalità. Gli angeli non hanno "corpo" (anche se in determinate circostanze si manifestano sotto forme visibili in ragione della loro missione a favore degli uomini) e quindi non sono soggetti alla legge della corruttibilità che accomuna tutto il mondo materiale... In quanto creature di natura spirituale, gli angeli sono dotati di intelletto e di libera volontà, come l'uomo, ma in grado a lui superiore, anche se sempre finito, per il limite che è inerente a tutte le creature. Gli angeli sono quindi esseri personali e, in quanto tali, sono anch'essi a "immagine e somiglianza" di Dio. La Sacra Scrittura si riferisce agli angeli adoperando anche appellativi non solo personali (come i nomi propri di Raffaele, Gabriele, Michele), ma anche collettivi (come le qualifiche di Serafini, Cherubini Troni, Potestà, Dominazioni, Principati), così come opera una distinzione tra angeli e arcangeli. Pur tenendo conto del linguaggio analogico e rappresentativo del testo sacro, possiamo dedurre che questi esseri-persone, quasi raggruppati in società, si suddividono in ordini e gradi, rispondenti alla misura della loro perfezione e ai compiti loro affidati... Notiamo che la Sacra Scrittura e la Tradizione chiamano propriamente angeli quegli spiriti puri che nella fondamentale prova di libertà hanno scelto Dio, la sua gloria e il suo regno. Essi sono uniti a Dio mediante l'amore consumato che scaturisce dalla beatificante visione, faccia a faccia, della santissima Trinità. Lo dice Gesù stesso: "Gli angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli" (Matteo 18,10). Quel "vedere sempre la faccia del Padre" è la manifestazione più alta dell'adorazione di Dio. Si può dire che essa costituisce quella "liturgia celeste", compiuta a nome di tutto l'universo, alla quale incessantemente si associa la terrena liturgia della Chiesa, specialmente nei suoi momenti culminanti.»

In occasione dell'Udienza del 13 il Papa polacco affermò:

«Come testimonia l'evangelista Luca, nel momento in cui i discepoli tornavano dal Maestro pieni di gioia per i frutti raccolti nel loro tirocinio missionario, Gesù pronuncia una frase che fa pensare: "lo vedevo satana cadere dal cielo come la folgore" (Luca 10,18). Con queste parole il Signore afferma che l'annuncio del regno di Dio è sempre una vittoria sul diavolo, ma nello stesso tempo rivela anche che l'edificazione del Regno è continuamente esposta alle insidie dello spirito del male. Interessarsene, come intendiamo fare con la catechesi di oggi, vuoI dire prepararsi alla condizione di lotta che è propria della vita della Chiesa in questo tempo ultimo della storia della salvezza (così come afferma l'Apocalisse)... Le precedenti catechesi sugli angeli ci hanno preparati a comprendere la verità che la Sacra Scrittura ha rivelato e che la Tradizione della Chiesa ha trasmesso su satana, cioè sull'angelo caduto, lo spirito maligno, detto anche diavolo o demonio. Questa "caduta", che presenta il carattere del rifiuto di Dio con il conseguente stato di "dannazione", consiste nella libera scelta di quegli spiriti creati, che hanno radicalmente e irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo regno, usurpando i suoi diritti sovrani e tentando di sovvertire l'economia della salvezza e lo stesso ordinamento dell'intero creato. Un riflesso di questo atteggiamento lo si ritrova nelle parole del tentatore ai progenitori: "diventerete come Dio" o "come dèi" (cfr. Genesi 3,5)... Nell'Antico Testamento la narrazione della caduta dell'uomo, riportata nel libro della Genesi, contiene un riferimento all'atteggiamento di antagonismo che satana vuole comunicare all'uomo per portar lo alla trasgressione (cfr. Genesi 3,5). Anche nel libro di Giobbe (cfr. Giobbe 1,11; 2,5-7) leggiamo che satana cerca di far nascere la ribellione nell'uomo che soffre. Nel libro della Sapienza (cfr. Sapienza 2,24) satana è presentato come l'artefice della morte, che è entrata nella storia dell'uomo assieme al peccato. La Chiesa, nel Concilio Lateranense IV (1215), insegna che il diavolo (o satana) e gli altri demoni "sono stati creati buoni da Dio ma sono diventati cattivi per loro propria volontà". Infatti leggiamo nella Lettera di san Giuda: "...gli angeli che non conservarono la loro dignità ma lasciarono la loro dimora, il Signore li tiene in catene eterne, nelle tenebre, per il giudizio del gran giorno" (Giuda 6). Similmente nella seconda Lettera di san Pietro si parla di "angeli che avevano peccato" e che Dio "non risparmiò, ma precipitò negli abissi tenebrosi dell'inferno, serbandoli per il giudizio" (2 Pietro 2,4) [...] Come effetto del peccato dei progenitori questo angelo caduto ha conquistato in certa misura il dominio sull'uomo. Di questo influsso sull'uomo e sulle disposizioni del suo spirito (e del corpo), troviamo varie indicazioni nella Sacra Scrittura, nella quale satana è chiamato "il principe di questo mondo" (cfr. Giovanni 12,31; 14,30; 16,11), e persino il Dio "di questo mondo" (2 Corinzi 4,4). Troviamo molti altri nomi che descrivono i suoi nefasti rapporti con l'uomo: "Beelzebul" o "Belial", "spirito immondo", "tentatore", "maligno" e infine "anticristo" (1 Giovanni 4,3). Viene paragonato a un "leone" (1 Pietro 5,8), a un "drago" (nell'Apocalisse) e a un "serpente" (Genesi 3). Molto frequentemente per designarlo viene usato il nome "diavolo" dal greco "diaballein" (da cui "diabolos"), che vuoI dire: "causare la distruzione, dividere, calunniare, ingannare". E a dire il vero tutto questo avviene fin dall'inizio per opera dello spirito maligno che è presentato dalla Sacra Scrittura come una persona pur asserendo che non è solo: "siamo in molti", gridano i diavoli a Gesù nella regione dei Geraseni (Marco 5,9); "il diavolo e i suoi angeli", dice Gesù nella descrizione del futuro giudizio (cfr. Matteo 25,41).»

Un argomento, quello dell'eterna lotta tra bene e male, ripreso anche dall'attuale pontefice Benedetto XVI lo scorso 1° marzo durante l'Angelus in Piazza San Pietro. Papa Ratzinger in occasione della prima domenica di Quaresima ha evocato proprio la figura del Diavolo e degli Angeli:

«"Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana" (Marco 1,12). Dopo aver ricevuto - continua Benedetto XVI - il battesimo da Giovanni, Gesù si addentrò in quella solitudine condotto dallo stesso Spirito Santo, che si era posato su di Lui consacrandolo e rivelandolo quale Figlio di Dio. Nel deserto, luogo della prova, come mostra l'esperienza del popolo d'Israele, appare con viva drammaticità la realtà della kenasi, dello svuotamento di Cristo, che si è spogliato della forma di Dio (cfr. Filistei 2,6-7)
... Si lascia tentare da Satana, l'avversario, che fin dal principio si è opposto al disegno salvifico di Dio in favore degli uomini. Quasi di sfuggita, nella brevità del racconto, di fronte a questa figura oscura e tenebrosa che osa tentare il Signore, appaiono gli angeli, figure luminose e misteriose. Gli angeli, dice il Vangelo, "servivano" Gesù (Marco 1,13); essi sono il contrappunto di Satana. "Angelo" vuoI dire "inviato". In tutto l'Antico Testamento troviamo queste figure, che nel nome di Dio aiutano e guidano gli uomini. Basta ricordare il Libro di Tobia, in cui compare la figura dell'angelo Raffaele, che assiste il protagonista in tante vicissitudini. La presenza rassicurante dell'angelo del Signore accompagna il popolo d'Israele in tutte le sue vicende buone e cattive... Alla fine dei tempi, gli angeli accompagneranno Gesù nella sua venuta nella gloria (cfr. Matteo 25,31). Gli angeli servono Gesù, che è certamente superiore ad essi, e questa sua dignità viene qui, nel Vangelo, proclamata in modo chiaro, seppure discreto. Infatti anche nella situazione di estrema povertà e umiltà, quando è tentato da Satana, Egli rimane il Figlio di Dio, il Messia, il Signore.»

fonte: Edicolaweb