Per un mondo SENZA GUERRE
Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

OVNI: Oggetto Volante Non Identificato!

 

Avvistamenti di Ufo sui cieli italiani: nel 2009 sono state 12 le segnalazioni registrate dal Reparto generale sicurezza dell'Aeronautica militare.

Nel 2008 erano state 9 e nel 2007 soltanto 3. La forza armata raccoglie infatti le segnalazioni provenienti da diverse fonti, senza esprimere valutazioni sulla loro attendibilità. Tuttavia, un'indagine tecnica viene compiuta e l'episodio si classifica come avvistamento di Ovni  - Oggetto volante non identificato - soltanto quando ''non e' stato possibile individuarne una giustificazione tecnica o naturale''. Così è stato, ad esempio, per la sfera ''luminosa di colore rosso, ferma nel cielo'' a ''circa 200-300 metri'' di altezza che alcuni cittadini hanno visto il 25 gennaio 2009 sul cielo di Tenna, in Trentino. Dagli accertamenti svolti ''non è stato possibile associare l'evento ad attività di volo o di radiosondaggio conosciuta'', così come nessun ''fenomeno insolito riferibile all'avvenimento'' è stato segnalato dall'Osservatorio astronomico di Padova al momento dell'avvistamento. E la sfera luminosa è diventata a tutti gli effetti un Oggetto volante non identificato.

Il 6 marzo 2009 un altro Ovni (''scuro con luci arancioni che sviluppava verso terra una luce bianca abbagliante'') e' stato segnalato a San Benedetto Val di Sambro (Bologna). Il 12 giugno un presunto Ufo dalla forma ''allungata simile ad un razzo'' di colore ''luminescente rosso fuoco'' è stato avvistato a Conversano (Bari) e in diverse aree della Puglia, della Basilicata e della Calabria; il 13 giugno una ''formazione di 9-11 sfere'' è stata segnalata sopra via Mario Borsa, a Milano, e il 21 dello stesso mese ''sette oggetti almeno tre volte piu' grandi di una stella'' sono stati segnalati a Giugliano in Campania (Napoli). A Napoli città, nel quartiere Capodimonte, il 30 luglio e' stato visto un Ufo di forma ''sferica'' e di colore ''luminescente cangiante''. Il 9 agosto gli Ovni si spostano in Toscana - piu'' precisamente alla periferia di Grosseto, dove viene segnalato un oggetto di forma indefinita, ''grigio scuro'' e ''stazionario con rotazione su se stesso'' - e a Roma, quartiere di Casal Bertone: questa volta l'oggetto misterioso e' ''circolare'', di colore ''luminescente tipo faro'' e dalla velocita' ''dapprima lenta, con successiva accelerazione''. Arriviamo ad ottobre, tre segnalazioni. Una di queste - il 18, a Bolzano - particolarmente qualificata, perchè, oltre a un ''privato cittadino'' l'Ufo è stato visto anche da una ''autorità ecclesiastica locale''. L'Ufo aveva forma ''triangolare'', ''incolore'', velocita' ''ridotta e costante''. Ultimo caso segnalato nel 2009 ad Avellino, la notte di Natale, quando alcuni cittadini hanno visto un disco circolare, ''luminescente di colore arancio'', che volava a ''velocita' costante'' a circa 300 metri di altezza. Era il 1978, in concomitanza con un'ondata di presunti avvistamenti di Ufo, quando l'allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti designò l'Aeronautica militare come ''Organismo istituzionale deputato a raccogliere, verificare e monitorizzare le segnalazioni inerenti gli Oggetti volanti non identificati''. Oggi questa attivita' viene svolta appunto dal Reparto generale sicurezza dello Stato maggiore della forza armata. Ogni cittadino può segnalare un avvistamento utilizzando un modulo che dovra' poi consegnare ai carabinieri.

fonte:LiberalVox.blog

UOMINI NUOVI (L'uomo dei boschi) musica Raul Lovisoni

Video realizzato sulla musica di Raul Lovisoni: dedicated to Popol Vuh. L'uomo dei boschi ha abbandonato la città da tempo per vivere nei boschi e nelle paludi. È stato aiutato dalla sorte.

Gli anni che verranno saranno probabilmente segnati da una brutta malattia sociale. Come il corpo si ammala e guarisce, cosí si ammalano le società, poi si trasformano e guariscono. Essere fuori dalla città non significa essere fuori dal mondo. Lui non ha abbandonato la tecnologia, sotto le radici del vecchio albero cè una casa e dentro alla casa la tecnica è domata. L'Uomo dei Boschi è convinto che ci sia bisogno d'incrociare sempre piú la tecnologia nei suoi aspetti positivi con la natura.
Uno schianto. Nella notte la terra ha tremato, distruggendo L'Aquila e molti paesi dell'Abruzzo. Ripenso alle profezie della Monaca di Dresda. Terribile. La cosa piú significativa è la risposta corale di solidarietà degli italiani.

La solidarietà si organizza nella Protezione Civile. Ritengo che la Protezione Civile Italiana sia un grande esempio per la politica. Non ci sono partiti e ambizioni personali, ma si lavora insieme, bianchi, rossi, neri e verdi, per il bene comune. Quando cè da scavare e salvare vite umane, e consolare le persone, e dare una coperta calda, esce la migliore Italia.
La politica non rappresenta invece la migliore Italia. Anche se ho visto gente perbene, idealisti che si sono rovinati economicamente e hanno perso la salute, questi non erano di certo la maggioranza come nella Protezione Civile. La migliore Italia ha lavorato gratis in Abruzzo.
Mi sono detto: allora perché non affidiamo a questi italiani il governo della nazione e degli enti locali? La risposta che ci danno i politici è: per essere classe dirigente bisogna avere delle competenze specifiche. Verissimo! Anche la protezione civile ha competenze specifiche.
Ecco il motivo per cui bisognerà creare un Ordine Politico di Comunità dove l'azione amministrativa sia veramente al servizio della comunità. Un tenore morale alto come quello della protezione civile. Utopia? Aspettiamo il prossimo terremoto sociale, poi sarà il momento di dire queste cose che oggi sembrano campate per aria. Ecco, questa è Tripartizione.
Ho sentito il batter d'ali del cigno bianco sullo specchio dacqua della palude, la domenica di Pasqua. Un flap-flap lento e forte, quasi chiassoso. Il cigno nuota, ma fa fatica a levarsi in volo. I cigni sono bellissimi, ma non volano agevolmente.
Coloro che governano, dovrebbero essere bianchi e puri. Saranno comunque piú pesanti di coloro che vivono per lo Spirito.
Sono come i cigni, nella migliore delle ipotesi.
Awareness music uomo dei boschi. Oltre la natura.Raul Lovisoni è un fan di Dante Alighieri.


Raul Lovisoni (Cremona 1954), vive in Friuli. Quasi tutta la sua opera vede la musica combinarsi con altri linguaggi: letteratura,video,cinema, arti grafiche, teatro. Scoperto e prodotto alla fine degli anni '70 dell'altro secolo da Franco Battiato che gli produce il primo album per la Cramps Records, prosegue nella sua ricerca mistidisciplinare. Seguendo un testo letterario da lui stesso elaborato (su testi storici o fantastici) Lovisoni costruisce una relazione dialogica fra musica e parola tratteggiando ogni storia, ogni genere devento. Il racconto, le sonorizzazioni, i campionamenti e la musica orchestrale di questi melologhi si fondono in un flusso narrativo leggendario e fantastico. Da sempre attratto dallopera darte totale, cerca linguaggi trasversali tra musica, parola, immagine. Awareness music uomo dei boschi. Oltre la natura.

Non camminare davanti a me, potrei non seguirti. Non camminare dietro a me, potrei non guidarti. Cammina al mio fianco e cresceremo insieme.

Spettacolare video girato in Messico da Héctor García Avilés nella cittadina di Taxco

 

A cura di Ana Luisa Cid

Alcuni video girati da Héctor García Avilés nella cittadina di Taxco, che si trova a 150 Km a sud di Città del Messico, mostrano sfere di luce (Orbs) e dischi volanti volare sopra le colline antistanti la cittadina. La segnalazione giunta alla ricercatrice e ufologa Ana Luisa Cid, mostra inquietanti immagini di una vera e propria invasione UFO.

La La prima lettera che mi ha inviato è datata 18 settembre 2009, nel quale lo stesso Hector Garcia racconta:
"Salve, vorrei informarvi che io sono un abitante di Taxco, Guerrero, e volevo comunicarvi che da molto tempo sto effettuando delle riprese di oggetti volanti non identificati proprio nella città di Taxco. Ho filmato molti oggetti sferici di colore bianco e desidero farle vedere il materiale e di darmi il suo punto di vista. Ho un sacco di roba davvero molto buona. "
Ci siamo scambiati alcuni messaggi, mettendo in evidenza quello in cui informava che, oltre alle sfere di luce avvistate nelle aree in collina "ha registrato anche gli esseri di luce a piedi molto simili a quelli fotografati nella Valle di Ongamira in Argentina

La cosa interessante è che  Hector ha caricato i propri video su Youtube, con buona qualità, dato che prima aveva una vecchia macchina fotografica, ma ora con la sua nuova videocamera è riuscito a riprendere questi fenomeni. In particolare mi colpisce il video che mostra un oggetto luminoso sulla collina Chacualco, datato 3 marzo 2010. (vedi sotto il video)

Qui una cosa molto interessante:

Nel tempio di Santa Prisca, Taxco, Messico un dipinto di Miguel Cabrera, mostra un oggetto a forma di disco. "UFO o simbolismo pittorico?
La leggenda narra che durante la sua costruzione nel 1751, improvvisamente nel cielo coperto di nuvole nere e fulmini, apparve una scritta sulla cupola. I lavoratori impauriti si inginocchiarono a pregare. Poi, improvvisamente, fluttuante tra il cielo e il tempio, una bella donna apparve. I suoi abiti erano brillanti e voluminosi, come quelli dei martiri di Roma. Sorridente e rilassata, ha benedetto la chiesa e Taxqueña. Poi scomparve nel nulla.

E ora guardate quest`altro video sempre girato da Héctor García Avilés

Avete notato? É lo stesso identico ufo del dipinto!

Vai al canale You Tube di Héctor García Avilés

fonte:FratellidiLuce.it

TRA LE CENERI DEL VULCANO, UN UFO TRIANGOLARE TIPO V AURORA (?)

Onde radio misteriose emesse da una galassia vicina

 

Il 
Giornale Onlinedi Stephen Battersby
C'è qualcosa di strano nelle vicinanze cosmiche. Un oggetto sconosciuto nella vicina galassia M82 ha iniziato ad emettere onde radio e l'emissione non sembra nulla di osservato nell' universo in precedenza.
"Non sappiamo cosa sia", dice il co-scopritore Tom Muxlow del Jodrell Bank Centre for Astrophysics vicino a Macclesfield, UK.
La cosa è apparsa in Maggio lo scorso anno, mentre Muxlow e i suoi colleghi stavano monitorando una esplosione stellare non correlata dentro M82 usando la rete MERLIN di telescopi radio in Inghilterra. E' emerso un punto luminoso di emissione radio in pochi giorni, molto rapidamente in termini astronomici. Da quel momento ha fatto poco a parte confondere gli astrofisici.
Non rientra certamente negli schemi delle emissioni radio provenienti dalle supernove: solitamente crescono in luminosità in alcune settimane e quindi svaniscono nei mesi, con lo spettro della radiazione che cambia nel frattempo. La nuova fonte è cambiata difficilmente in luminosità nel corso di un anno e il suo spettro è fisso.

Warp speed
Sembra muoversi e rapidamente: la sua velocità laterale apparente supera quella della luce di quattro volte. Tale movimento apparentemente "superluminale" è stato visto prima nei jet di materiale ad alta velocità fuoriusciti da alcuni buchi neri. Il materiale in questi getti si muove verso di noi leggermente angolato e viaggia ad una frazione della velocità della luce e gli effetti della relatività producono una specie di illusione ottica che fa sembrare il movimento superluminale.
L'oggetto potrebbe essere un buco nero? Non è proprio nel mezzo della M82, dove gli astronomi si attenderebbero il buco nero supermassiccio centrale che molte altre galassie possiedono. Questo lascia la possibilità che possa essere una "microquasar" in scala inferiore.
Una microquasar si forma dopo l'esplosione di una stella massiccia, che si lascia dietro un buco nero con una massa superiore di 10-20 volte a quella del sole, che quindi inizia ad alimentarsi di gas da una stella compagna sopravvissuta. Le microquasar emettono onde radio, ma nessuna di quelle osservate nella nostra galassia è luminosa come la nuova fonte dentro la M82. Le microquasar producono anche molti raggi-X, mentre non sono stati osservati raggi-X dall'oggetto misterioso. "Quindi nemmeno questo è corretto", Muxlow ha detto a New Scientist.
La sua ipotesi migliore è ancora che la fonte radio sia una specie di oggetto denso che raccoglie materiale circostante, forse un buco nero molto grande o un buco nero in un ambiente inusuale. Forse il fenomeno avviene occasionalmente anche nella nostra galassia, ma è più comune nella M82, perchè è una galassia "starburst", un calderone cosmico dove si formano ed esplodono stelle massiccie ad una frequenza molto superiore rispetto alla Via Lattea, creando molti nuovi buchi neri.
Muxlow riporterà la scoperta al Royal Astronomical Society National Astronomy Meeting in Glasgow, UK, oggi.
14 Aprile 2010
Fonte:
Altrogiornale.org agrees to indemnify RBI and New Scientist against any claim arising from incorrect or misleading translation
Immagine in alto: A combined Hubble/Spitzer/Chandra image of M82 (Wikipedia)
Credit: NASA/JPL-Caltech/STScI/CXC/UofA/ESA/AURA/ JHU.
Segnalata da Canero

tratto da:  Altro Giornale

ARMAMENTI "MODERNI" NELL'ANTICHITA?


di Mauro Paoletti

Leggende orientali narrano di una fiorente civiltà nota come i "Signori della Fiamma" che stanziavano nella regione del Gobi. Le gesta dei "Signori della guerra", quali Zeus, Odino, Lug, Indra, Jeaveh, sono state osannate ovunque; nella terra dei Celti, nell'India antica, all'ombra delle piramidi, generando storie che narrano di Nephilim; di Signori delle navi spaziali; di "barche di cristallo" che solcavano i mari Islandesi.
Dèi o semidèi; incontrastati signori dei cieli, i quali, per manifestare la loro potenza o la loro collera, facevano uso di armi, considerate dagli studiosi del secolo appena trascorso, non reali ma solo partorite dalla fantasia dei narratori.
Nei libri Indù si descrivono armamenti da considerare decisamente "moderni" e precursori dei tempi pensando che il loro uso risalirebbe a 5000, 7000 anni fa.
Nel tredicesimo volume di "The sacred Books of the Indù" (I libri sacri dell'Indù) editi dal Maggiore B.D. Basu nel 1923, a pagina 235 del quarto capitolo, è riportata la descrizione di un fucile e di un cannone, prima che ufficialmente venissero ideate tali armi. Vi si legge: "La piccola Nalika è uno strumento cilindrico usato dalla fanteria e dalla cavalleria, provvisto di un foro orizzontale all'origine (culatta), lungo due cubiti e mezzo, con un cuneo aguzzo nella parte anteriore, usato per contrassegnare l'obbiettivo. Produce fuoco con una pressione meccanica, contiene pietre e polvere pirica all'inizio; ha un buon manico di legno e un'apertura interna larga mezzo dito. È capace di colpire oggetti distanti. La grande Nalika, posta in un castello di legno, viene trainata da un carro. È utile per la vittoria." Seguono le istruzioni per l'uso.
Numerose le narrazioni di armi a dir poco "fantastiche", ma che le nostre cognizioni tecniche classificano possibili.

Nei libri più antichi, dal Ramayana al Mahabharata, risalente al 7000 a.C., al Drona Parva, al Mausola Parva, al Naryanastra Parva, all'Abhimanyu Badha Parva, le descrizioni che illustrano gli effetti delle armi usate non hanno bisogno di molti commenti e, purtroppo, sono tristemente familiari:

"Un unico proiettile caricato con tutta la potenza dell'universo. Una colonna incandescente di fumo e di fiamme, luminosa come diecimila soli, si levò in tutto il suo splendore. Un'arma sconosciuta, un fulmine di ferro, un gigantesco messaggero di morte che ridusse in cenere l'intera razza dei Vrishnis e degli Andhakas. I cadaveri erano ustionati al punto di essere irriconoscibili. I capelli e le unghie erano caduti; il vasellame era diventato bianco. Tutti i cibi si erano infettati. Per sfuggire a quel fuoco i soldati si gettarono nei fiumi per lavare se stessi e tutto il loro equipaggiamento. Vennero spazzati via uomini con cavalli ed elefanti e carri e armi come fossero foglie secche cadute dagli alberi. Una fitta oscurità avvolse all'improvviso la moltitudine. Tutti i punti cardinali erano immersi nelle tenebre. Un vento funesto cominciò a infuriare. Il sole parve ruotare in circolo; l'universo, inaridito dal calore, sembrava ardere per la febbre. Gli elefanti e le altre creature, ustionate dall'energia di quell'arma, si allontanavano correndo veloci." 

Nel "Mausala Parva" troviamo anche la cronaca di quanto avvenne sulla Terra nei giorni che seguirono questi catastrofici eventi: 

"Venti asciutti e impetuosi e una grandinata di ghiaia precipitò da ogni parte; carboni ardenti grandinavano sulla terra dal cielo. Gli uccelli cominciarono a volare formando circoli. L'orizzonte sembrava coperto di nebbia... ardenti cerchi di luce si vedevano ogni giorno intorno al sole e alla luna. Il disco del sole sembrava sempre coperto di polvere." 

E sono riportate le preghiere per far cessare gli effetti devastanti: 

"O Illustre fa che il triplice Universo, il futuro, il passato e il presente possano esistere. È nata una sostanza simile al fuoco che ancora adesso fa bruciare le colline, gli alberi e i fiumi e tutte le specie di erbe e di vegetazione riducendo ogni cosa in cenere." 

Nel contenuto dell'Agnipurana, risalente al 6000 a.C., viene citato Vajra, splendente come il sole, coperto da cento cupole, i cui effetti si proiettavano a dieci miglia. Un'arma con un perimetro disseminato di postazioni a forma di cono che operava nelle quattro direzioni.
Conosciuta anche col nome di Dardo di Indra, Arma di Brahma, Occhio di Kapilla, veniva scagliata da un arco circolare e si neutralizzava con un'altra eguale. Probabilmente un meccanismo basato sulla riflessione che emetteva un raggio capace di "consumare ogni cosa".
Dal racconto emerge un dato curioso. Il lanciatore al momento del lancio toccava, ogni volta l'acqua e pronunciava una formula. Per questa ragione furono considerate "magiche"; ma se questa "formula" fosse stata una "password", cioè una parola di accesso a un meccanismo d'armamento e di lancio?
A metà degli anni novanta risale l'invenzione delle pistole intelligenti conosciute come Smart Guns, ideate per ridurre l'uso improprio di armi da parte dei bambini, o minori. Provviste di un chip, sparano solo se viene usato un codice sonoro, oppure componendo una combinazione alfanumerica su di un telecomando portato al polso, o un anello magnetico. È prevista anche un'impugnatura fornita di sensori che riconoscono le impronte digitali del legittimo proprietario liberando il grilletto. Sono state il frutto di anni di studi dei "Sandia National Laboratories". La Colt ha costruito una calibro 40 dotata di una radio trasmittente collegata ad un computer in grado di riconoscere il codice del proprietario.
Nell'antichità l'uso delle armi era sottoposto a rigide regole, tanto che Drona viene punito per aver contravvenuto a queste norme: "Con l'Arma di Brahma hai incenerito molti uomini sulla terra che non sono tenuti a conoscere queste armi."
Nella Scienza di Dhanur (Dhanurveda) sono descritte battaglie fra Dèi e Demoni ove si nominano ben 98 tipi di armamenti. Si tratta di ordigni nucleari, termo nucleari e al fosforo. Fra queste: il missile lanciafiamme "Sikharastra", i missili fiammeggianti "Agni Astras", la freccia "Kamaruchi" che va dove vuole, il missile "Lakshya" che si può seguire, la freccia "Shabdaveditva" che segue il suono, il fulmine di ferro che inceneriva gli eserciti, il "Marika" che ricorda le armi laser. Armi sferiche volanti che emettevano suoni altissimi e tuoni assordanti. Si nominano le "lance volanti" che distruggevano intere città fortificate.
Riguardo alla potenza bellica dell'India abbiamo trovato l'insolita testimonianza di Alessandro Magno.
Il grande condottiero nel 326 a.C. varcò l'Indo non riuscendo poi a passare il Gange e fu costretto a ritirarsi misteriosamente.
La storia ufficiale parla di malcontento e stanchezza nell'esercito, sfiancato dalle numerose battaglie; ma Alessandro, in una lettera inviata ad Aristotile, parla di "nubi e vampe di fuoco che cadono dal cielo contro il suo esercito". ("nivis nubes ignitae de aere cadebant quas ipse militibus calcare praeceat").
Ctesia, storico e medico greco (IV secolo a.C.), autore di una "Storia Indiana", lo storico Eliano (III secolo a.C.) e il filosofo Filostato (II secolo a.C.), affermano che gli eserciti Indiani erano in possesso di armi capaci di abbattere qualsiasi fortezza ed avevano ordigni che bruciavano uomini e armamenti.
La saga Celtica ci racconta dell'"occhio di Balor" e della lancia di luce chiamata "Gaebolg". Nelle battaglie fra Tuatha e Fomori si fa uso di armi classificate "magiche". Tra i Fomori troviamo Balor, un essere dotato di un solo occhio capace di lanciare strani lampi che abbattevano i nemici. Nella descrizione scopriamo che tale occhio si trovava sopra un grande elmo con una apertura protetta da una "pesante palpebra", che un servo apriva aiutandosi con un gancio. In pratica un proiettore di raggi mortali azionati da un bottone situato sullo stesso casco.
Viene descritta una lancia chiamata Gaebolg che in pratica era un tubo dalla cui estremità scaturiva un raggio uccidendo l'avversario a qualunque distanza esso si trovava. Non mancava la sua mira e si allungava a volontà. I caschi erano ornati da carbonchi e cristalli e queste pietre generavano i raggi mortali. Questo ci porta a considerare l'uso di armi laser.
Deduzione avvalorata da un aneddoto riportato nel racconto "Les fils de Tirenn". Lug invia alcuni uomini a rubare la lancia di un re e, per evitare che non bruciasse il locale nel quale veniva riposta, una sua estremità era tenuta in un recipiente colmo di acqua. Precauzione che si adotta per particolari generatori di raggi laser. Dentro il recipiente vi era sicuramente un liquido refrigerante.
Esistevano inoltre lance più corte, maneggevoli come spade, che generavano raggi ridotti. Fra queste armi tecnologiche la "spada di Nuada", la "lancia di Lug", la "mazza di Ollanthair". Vi erano anche particolari corazze di difesa che riflettevano i raggi e li rinviano alla sorgente. Un tipo di armatura descritta anche nei libri Indù nei combattimenti fra Devas e Asura.
Non dimentichiamo la misteriosa "Arma di Amon" di cui disponeva Ramses; un'arma che gli permise di uscire vincitore contro ben tremila carri da guerra lanciati contro di lui.
Nelle storie comuni a molti popoli parlano di creature celesti che parteggiano, ora per l'una, ora per l'altra parte, facendo uso di armi insolite per l'epoca. Si nominano il "braccialetto cielo-terra" impiegato da No-Cha, mentre, a bordo della sua "ruota di fuoco e vento", a capo delle schiere dei "dragoni argentei volanti", combatte Fenj-Lin e Chang-Kuo-Fung, impiegando anche raggi luminosi, draghi di fuoco, globi fiammanti e specchi irradianti.
In Egitto gli Dèi disponevano dei "raggi dell'Ureus" e degli "occhi solari".
L'arca stessa è adoperata come un'arma contro i nemici di Dio. Le mura di Gerico caddero quando le sette trombe di corno d'ariete suonarono. Armi soniche?
Sembra che nel Museo Egizio siano conservate, o almeno lo erano fino ad alcuni anni fa, in una teca della galleria 26, due trombe rinvenute nella tomba di Tut-Ankh-Amon. Una, stranamente non catalogata benché di qualità superiore delle altre, fatta d'argento e di rame. Fra il personale del Museo si racconta che nel 1954, nell'operazione di ripulitura, qualcuno provò a soffiarci dentro per provare che suono emettesse. Nello stesso istante nell'alto Egitto mancò l'energia elettrica.
Nel 1974 si ripete la revisione dell'oggetto e qualcun'altro, a conoscenza dell'evento precedente, per curiosità vi soffiò di nuovo e nei sobborghi del Cairo venne ugualmente a mancare l'energia. Alla centrale di controllo tutti gli indici precipitarono a zero senza spiegazione apparente ed i giornali riportarono la notizia del black-out. Non è mai stata eseguita un'indagine ufficiale, né si sono collegati i due fatti fra loro. Purtroppo non c'è notizia di un terzo episodio simile.
Esistono anche armi che utilizzano il suono, come l'"arpa di Dagda", uno strumento che volava nelle mani del dio quando questi la invocava, travolgendo tutto quanto si trovava sul suo percorso. I suoni prodotti dallo strumento provocavano il sonno, il riso o le lacrime.
Nelle storie che riguardano i Tuatha de Danann si descrivono "carri trainati da cavalli rossi" con un solo piede, attraversati nel corpo dal timone che funzionava, sia da elica, sia da bocca di un reattore. Carri che raggiungevano grandi velocità sia sul terreno, sia sull'acqua. Mezzi con tanto di pilota automatico, che possono essere riparati nel corso della battaglia per tornare da soli nell'area di combattimento.
Si narra di "vascelli d'argento" che navigano sotto l'acqua, di oggetti volanti che si combattono emettendo "spade di fuoco".
Nella Bibbia non mancano riferimenti ad armi simili:

  • Il Signore verrà col fuoco. I suoi carri arriveranno come un uragano. Sfogherà la sua ira, realizzerà la sua minaccia con fiamme e fuoco. Farà giustizia armato di spada e di fuoco. (Isaia 66,15)
  • Innumerevoli sono i carri di Dio, un esercito di migliaia di migliaia. (Salmi 68,18)
  • Allora scenda un fuoco dal cielo e distrugga te e i tuoi 50 uomini. Subito scese dal cielo un fuoco e uccise l'ufficiale e i 50 uomini. (II libro dei Re 1,12) Tanto meno non mancano nelle storie dell'India descrizioni di battaglie fra "macchine volanti" paragonate a nuvole di porpora formate da fiamme, che lanciano oggetti scintillanti, frecce di fuoco che cadono sulla terra, turbini simili a ruote infiammate. Mezzi aerei che appaiono ben diversi da quelli di cui disponiamo.
    Il "Vymaanika Shastra", ossia "Pratiche Aeronautiche", un libro scritto in sanscrito, tradotto in inglese, si è rivelato un manuale d'istruzioni con dettagli tecnici, sconosciuti all'epoca, per la costruzione di "Vimana", veicoli spaziali nominati negli antichi poemi. Specifica come devono essere costruiti, quanti tipi ne esistono, quali metalli adoperare, quali conduttori, quale energia ricavare dalla luce dei fulmini. Si descrivono radar e schermi televisivi.
    Si citano leghe metalliche che assorbendo la luce rendono invisibili le aeronavi.
    Una lega ricavata amalgamando rame, zinco, piombo e ferro; questo secondo le nostre attuali conoscenze metallurgiche è letteralmente impossibile.
    In India si conoscevano i sette livelli degli elettroni e come sistemarli intorno al nucleo dell'atomo. 5000 anni fa qualcuno conosceva molto bene la struttura dell'atomo e le leggi che regolano l'Universo.
    In molti passi del Corano si riportano le distruzioni repentine di città: 

    "Vivida folgore che li colpì mentre avevano gli occhi aperti... un vento tempestoso e devastatore da non lasciare in piedi cosa su cui si abbattesse... nel deserto dell'Ahqaf Ar Raml oggi vi sono solo grandi distese vetrose e neri macigni cotti in continua corrosione... grava una interdizione su ogni città che distruggemmo. La sua gente non potrà tornare finché sarà data via libera a Gog e Magog." 

    L'emiro Dhul Quhanayn fece innalzare un muro di "lastre di ferro" contro Gog e Magog. È evidente che nel racconto si segnalano radiazioni. 

    Resoconti di narratori dalla fervida fantasia che stimolano sorrisini sarcastici?
    Da queste "fantasie" sembrerebbe che qualcuno nel passato disponeva di "energia atomica" e la usava per scopi bellici. Di tali avvenimenti rimangono tracce fisiche che ci lasciano sconcertati.
    Vincenti e Davemport a Mohenjo Daro trovarono una zona coperta da detriti anneriti ed i resti di manufatti di argilla che, esaminati dall'Istituto di Mineralogia dell'Università di Roma e dal CNR, risultarono sottoposti, per pochi secondi, ad una temperatura oltre i 1500 gradi, originando una fusione uguale a quella verificatasi a Hiroshima e Nagasaki. Escludendo, quindi, il normale scoppio o incendio di una fornace di mattoni sostenuto dalla scienza ufficiale.
    Nella regione si tramanda un racconto ove si parla dei "signori del cielo", che, adirati con gli abitanti del regno, annientarono la città con una "luce brillante come mille soli che mandava un rombo di diecimila tuoni". Da quel giorno, si dice, chiunque passa per quei luoghi viene ucciso dagli spiriti cattivi.
    Sempre riguardo ai Tuatha, nel libro "Les Mabinogion" si cita un'arma che produce un suono come il tuono, ne segue una nube luminescente gigantesca; una volta dissolta rivela case vuote, prive della presenza umana e animale. Assistono all'episodio quattro uomini che escono indenni dall'evento. Si tratta di un'esplosione atomica "propria", senza ricadute radioattive. L' evento sarebbe avvenuto 4000 anni fa.
    Il collegamento alla fortezza irlandese di Toriniz, le cui mura sono vetrificate, è diretto. Tornano alla mente le rovine di Hattus, in Anatolia in riva al Kizilirmark, ove i mattoni si sono fusi formando una massa durissima. Nel deserto del Tlaca Macam (Khotan - Turkestan Orientale), fra i fiumi Kerija e Yurun, affiorano rovine vetrificate.
    Nel deserto di Gobi sotto la sabbia si trovano strati vetrosi causati da alte temperature. Nel 1947 in Iraq venne effettuato uno scavo, dopo il livello sumero e quello di una civiltà agricola del 7000 a.C.; venne raggiunto il Magdaleiano (16.000 anni) e, oltre questo, ritrovato un piano di cristallo fuso del tutto simile a quello esistente nel deserto del New Messico, creatosi con lo scoppio della prima atomica. 

    Miti, leggende, racconti orali trascritti forse ingigantendoli, infiorettandoli; storie che fanno sorridere alcuni scienziati, come sorrisero quando Giulio Verne descrisse nel suo romanzo "Dalla Terra alla Luna", il lancio di un proiettile verso la Luna, pensando all'impossibilità del viaggio. Confrontando i dati tecnici dell'impresa, supposti dallo scrittore, con quelli stilati dalla NASA 104 anni dopo, restiamo sorpresi dalla strana corrispondenza. 


    Possono tali avvenimenti essere descritti dalla fantasia dei popoli primitivi, o sono solo semplici coincidenze?

    "Ho visto quelle zone dove la luce del sole non è ancora arrivata... sono giunto in quei luoghi dove i raggi del Sole non possono arrivare e ho trovato la luce splendente come diecimila soli." (Rig Veda)

    fonte: Edicolaweb

  • Insediamenti templari nella Murgia una relazione a Gravina

     

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    di Vito Ricci


    Relazione tenuta al convegno Ordine del Tempio, Cavalieri, Uomini e Martiri, Gravina in Puglia, 9 giugno 2007
    La presenza dei Templari in Italia riguardava tanto le regioni settentrionali (ad esempio lungo la via Francigena, una delle arterie principali lungo le quali i pellegrini dalla Francia giungevano a Roma), quanto nelle regioni meridionali e, tra queste, un sicuro ruolo di preminenza fu svolto dalla Puglia per la posizione strategica occupata da questa regione da sempre crocevia tra Occidente ed Oriente. La causa dell’espansione dei Templari in Italia è da ricondurre a due motivazioni principali: la viabilità terrestre e la possibilità di adoperare i porti, in modo speciale quelli della costa pugliese (Manfredonia, Barletta, Trani, Molfetta, Bari, Brindisi), per l’imbarco verso la Terra Santa dei pellegrini e dei Crociati ed il loro rientro, nonché per la spedizione di vettovagliamento e derrate alimentari alle guarnigioni templari in Outremer.

    Nelle zone interne della Puglia sorgevano grandi casali e masserie appartenenti al Tempio con notevoli estensioni terriere che prendevano il nome di grancie o grangie. Spesso le terre venivano affidate a dei concessionari (conductores) che provvedevano a lavorarla dietro il pagamento di un canone d’affitto, mentre nelle comunità più numerose erano gli stessi cavalieri a dedicarsi all’attività agricola. Le colture più diffuse erano il frumento (soprattutto in Capitanata) e l’olivo (nella terra di Bari particolarmente rinomati erano le olive e l’olio della mansione di Molfetta come risulta da alcuni atti dell’epoca), non mancavano la vite, diffusa un po’ ovunque nella regione, e i legumi. Accanto alla coltivazione della terra era diffuso anche l’allevamento del bestiame: da carne, da latte e da lana. La Murgia offriva ricchi pascoli alle cospicue mandrie di buoi e bufali appartenenti al Tempio. La produzione agricola era destinata al consumo interno delle domus pugliesi; le eccedenze venivano vendute e una parte del ricavato era versato nelle casse della Sede Centrale sotto forma di responsiones. Nella seconda parte del XII sec. i cereali e i legumi pugliesi erano inviati agli insediamenti in Siria i quali, perdendo terreno a vantaggio dei Musulmani, divenivano sempre più dipendenti dall’Occidente per quanto riguardava i rifornimenti.
    L’espansione dell’Ordine (tra la seconda metà del XII secolo sino alla fine del XIII secolo) avveniva secondo una logica ben precisa tendente a privilegiare in primo luogo le località costiere per poi procedere verso l’entroterra. Secondo una stima approssimata per difetto, in Italia erano presenti almeno 150 insediamenti appartenenti all’Ordine del Tempio, di questi meno di un terzo si trovavano nella parte meridionale della penisola. La maggiore concentrazione di domus templari, molto probabilmente, era nella terra di Puglia ove, tra l’altro, aveva sede a Barletta, il Maestro Provinciale da cui dipendevano prima tutte le case del Regno di Sicilia e poi della sola penisola. Gli insediamenti dei Templari erano chiamati in Italia “precettorie” o “mansioni” a seconda della loro importanza. Anche in Puglia l’espansione sul territorio delle case templari seguì la dinamica sopra esposta: dagli avamposti sul mar Adriatico i Templari cominciarono a penetrare all’interno del territorio pugliese e, in particolare, nelle fertili pianure della Capitanata nell’entroterra garganico e della Murgia in Terra di Bari.
    I Templari iniziarono ad insediarsi a sud del Garigliano probabilmente senza l’appoggio del re normanno di Sicilia. Infatti Ruggero II, alla stessa stregua di suo padre, non era entusiasta delle crociate che potevano danneggiare i proficui rapporti economici esistenti tra la Sicilia e il mondo arabo. Sicuramente dopo il 1139, anno in cui fu raggiunta la pace tra Ruggero II e papa Innocenzo II i Templari ebbero nel Mezzogiorno un clima più favorevole al loro insediamento.
    Sembrerebbe che la più antica testimonianza sulla presenza dei Templari in Puglia (e anche in tutto il Regno di Sicilia) risale al 1137 quando Accardo, signore di Lecce di origine normanna, donò, assieme alla moglie, un ospedale da lui costruito nelle terre di sua proprietà a Spinazzola. Tale documento che faceva parte dell’Archivio della Trinità di Venosa (abbazia benedettina passata nel 1297 ai Giovanniti), purtroppo, è andato distrutto e dobbiamo basarci su alcuni appunti inediti dello studioso del Seicento Giovan Battista Prignano, il quale così scrive: «Accardo che nel 1137 era conte di Lecce e marito di Fenicia, con la quale […] donò alla chiesa dei Cavalieri Templari un hospedale da lui edificato nella sua terra di Spinazzola in Basilicata, nel Borgo di detto Castello, per l’ anima di suo padre, e sua» [1]. Questo è quanto sostenuto da Houben.
    Tuttavia dobbiamo esporre alcune considerazioni in merito che fanno sorgere seri dubbi su quanto riportato negli appunti inediti del Prignano. In primo luogo sorgono problemi da un punto di vista della filologia e della diplomatica, scienze che nel Seicento non esistevano ancora. Prignano non avrebbe potuto effettuare un esame filologico e diplomatico del documento che egli asserisce di aver visionato. Prignano riporta solo degli appunti e non la riproduzione integrale del documento, né tanto meno ne stende un regesto con indicazioni diplomatiche utili. Altra questione: in nessun altro documento sono attestate delle proprietà di Accardo nella città di Spinazzola. Ciò induce a far sorgere ulteriori dubbi, diversamente sarebbe stato se ci fossero state altre citazioni di proprietà del signore normanno di Lecce a Spinazzola. Ultima questione: nei medesimi appunti inediti, in passaggi diversi, la moglie di Accardo in un punto ha nome Fenitia, in un altro Gunnora. È una palese contraddizione. Sebbene queste considerazioni svolte non possano farci ritenere con certezza falso il documento, volendo usare un rigore storico scientifico è opportuno prendere con estrema cautela il contenuto degli appunti di Prignano. Anche il non prenderli affatto in considerazione, tuttavia, sarebbe un errore.
    Spinazzola. In questo paese si ebbe la prima donazione a favore dei Templari del regno di Sicilia: nel 1137, Accardo, signore normanno di Lecce, donava al Tempio un ospedale da lui edificato nelle sue proprietà a Spinazzola. Quindi è da ritenersi errata l’ipotesi di Carrabba secondo il quale l’ospedale fu fondato dai Giovanniti e poi fu occupato dai Templari [2]. L’ospedale è ancora visibile all’angolo tra via La Torre e via Vignola.
    Secondo Carrabba i Templari ebbero un’importante precettoria a Spinazzola, in virtù della prossimità di tale centro a vie di comunicazione e della disponibilità di terre molto fertili in zona. La precettoria era assai ricca di proprietà fondiarie (tra cui delle masserie) ed estendeva la sua giurisdizione anche sui beni posseduti nei territori di Gravina e Minervino Murge.
    A Spinazzola i Templari ebbero anche la chiesa di San Benedetto "de nuce", ubicata in località san Cesario, la chiesa di San Giovanni al castello ed altri beni vicini alle terre appartenenti alle monache di Gravina [3]. Secondo Carrabba la “curtem templi” di cui si parla in documenti del 1197 e del 1273 non sarebbe nel territorio di Gravina, bensì nelle vicinanze del centro abitato di Spinazzola in contrada “Farano” [4].
    Carrabba, in base ad un documento del 1668 [5], ritiene di identificare la chiesa di S. Giovanni al castello con quella della Madonna della Civita prossima all’ospedale o con quella di S. Giuseppe –tutt’ora esistente, sebbene sconsacrata e usata come deposito – che presenta nella struttura elementi architettonici del XIII-XIV secolo. Carrabba afferma pure che viene ricordata a memoria d’uomo anche una chiesa di S. Giovanni a non molta distanza da quella di S. Giuseppe. Tutte le chiese citate sono prossime sia al castello che all’ospedale.
    Di più facile individuazione sarebbe la chiesa di S. Benedetto “de nuce” da identificarsi, stando a Carrabba [6], con la chiesetta annessa alla masseria “La Murgetta” in prossimità della contrada denominata “Lago del Noce”. In questa circostanza verrebbe in aiuto la toponomastica, essendo tale chiesetta ubicata nel luogo detto “S. Cesario”. Tutto collima nel ritenere questa la “ecclesia sancti Benedicti de nuce sita in loco qui dicitur sanctus Cesarius”. La chiesa di S. Benedetto era già esistente nel 1197, come attestato da un documento con il quale Enrico VI ordinava di rettificare i confini del feudo di Garagnone [7], ma non viene fatto alcun cenno al possesso della chiesa da parte dei Templari. Dobbiamo dedurre che la chiesa a quell’epoca non apparteneva ancora ai cavalieri rossocrociati.
    La chiesa di San Benedetto, con annessa masseria, e gli altri beni, con la soppressione dell'Ordine del Tempio, passarono ai Giovanniti: infatti ne abbiamo notizia dall'inventario dei beni degli Ospitalieri redatto nel maggio 1373 da Giacomo, arcivescovo di Trani, ove è ricordata la “massaria S. Benedecti de Nuca existens in tenimento Spinaciole”. In tale inventario risulta appartenere ai Giovanniti anche il castello di Guarascone (ovvero del Garagnone) che il Bramato [8] sostiene erroneamente che sia appartenuto in precedenza ai Templari.
    Garagnone. Nel 1195 Enrico VI cedette il feudo del Garagnone ai Gerosolimitani. Esso si trovava in una posizione strategica e i terreni erano usati per la coltura e la produzione cerealicola. Fu confermato dalla regina Costanza nel 1197 e dagli sovrani (tra cui Federico II) e da papa Innocenzo IV nel 1252. Carlo D’Angiò tentò di revocarlo ai Gerosolimitani, poi lo riconfermò definitivamente nel 1283 (ma probabilmente era una mossa per spillare quattrini all’ordine). È detto domus et castrum. Da un inventario del 1324 apprendiamo che i Gerosolimitani di Barletta hanno ceduto il castello e il feudo in un anno imprecisato poiché da tale inventario non risulta più in possesso dei Giovanniti [9]. Tuttavia ad un più attento esame dei documenti storici sappiamo che nel 1373 la casa e il castello di Garagnone appartenevano ancora all’ordine giovannita, come risulta da un inventario pubblicato da Vendola [10]. Alla luce di questo documento capiamo anche il perché dell’abbaglio di Bramato nel ritenere il castello di Guaragnone in precedenza templare.
    Nel preambolo che fa da introduzione al documento Vendola elenca alcune domus giovannite dipendenti da Barletta: il castello e la casa di Guarascone, la casa di S. Nicola di Molfetta, la casa di Bersentino, la casa di S. Maria di Sovereto. Nel successivo capoverso indica alcune masserie, di queste alcune furono “ereditate” dai Templari e per alcune di queste ciò è indicato in nota dal Vendola. Alla fine del capoverso questo autore afferma, rimandando al Guerrieri, che «tutti questi beni erano passati ai Gerosolimitani dopo la soppressione dei Templari» [11]. Bramato ha esteso, erroneamente e superficialmente, il concetto di appartenenza ai Templari anche alle domus citate in precedenza: in effetti Bersentino e S. Nicola di Molfetta erano domus templari, forti dubbi vi sono per Sovereto, ma il castello di Guaragnone non fu mai posseduto dai Templari.
    Il castello di Garagnone fu distrutto dal terremoto nel 1731.
    Gravina in Puglia. Sebbene non vi siano informazioni documentate alcuni autori tendono ad identificare la domus templare di Gravina con la chiesa di San Giorgio [12]. Essa era a pianta rettangolare e sorgeva, in epoca medioevale, nei pressi del torrente Casale, una piccola gravina punteggiata di grotte che costituivano un complesso rupestre. Attualmente versa in completo stato di abbandono e minaccia di rovinare al suolo da un momento all'altro. Il tetto è crollato, è scomparso il rosone e la parte alta della facciata. Si è salvata l'abside semicircolare decorata di sei lesene e al cui interno è possibile ancora vedere degli affreschi di epoca giovannita. Si può anche notare sull'architrave uno stemma dell'Ordine dei Cavalieri dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme che, come spesso accadde dopo la soppressione dell'Ordine Templare, ebbero in gestione la chiesa di San Giorgio. Attualmente la chiesa è di proprietà privata.
    L’esistenza di una vera e propria domus templare autonoma a Gravina viene messa in discussione da Carrabba [13] che cita un documento del 1302. In tale documento si fa riferimento ad una disposizione di Carlo II d’Angiò con la quale venivano esentati da gravami fiscali i territori posseduti dai Templari ed amministrati da frate Goffredo di Pietra Verde «magister sacre domus milizie Templi in regno Sicilie…quod dicta domus Templi habeat in Piczano …nec non in Gravina…». Non viene fatto alcun riferimento ad una domus di Gravina e Carrabba sostiene che i beni templari in Gravina fossero una dipendenza della precettoria di Spinazzola. Ciò sarebbe avvallato ulteriormente da un altro documento del 25 aprile 1308 con il quale venivano sequestrati i beni ai Templari nei territori di Molfetta, Gravina e Ruvo e neanche in tale contesto si fa riferimento ad una domus, ma solo a beni. Secondo Carrabba non esisterebbero documenti che provino l’esistenza di una domus a Gravina, anche il documento del 1272 [14], con il quale Carlo I d'Angiò ingiungeva a Loisio de Belloico, signore di Gravina e probabilmente consanguineo di Guglielmo de Belloico (Guillaume de Beaujeu, maestro dell'Ordine in Apulia-Sicilia e, nel 1273, Gran Maestro dell'Ordine) di restituire alcune terre dei Templari che egli aveva occupato abusivamente, parla semplicemente di terre occupate. Proprio l’assenza di una domus in loco e la mancanza di una presenza costante di fratres, secondo Carrabba, avrebbe favorito l’appropriazione indebita da parte di Loisio de Belloico. Tali terreni rientrerebbero nelle dipendenze della precettoria di Spinazzola, stando ad un documento riportato da Carrabba [15], la cui estensione territoriale comprenderebbe anche il territorio Gravina.
    Il 4 aprile del 1307 i Templari protestavano contro Raimondo Berengario e Giovanni, conti di Gravina, fratelli di Roberto d'Angiò perché si erano impossessati illecitamente della terra "de Sancto Paulo" nelle vicinanze di Gravina. L'ultima citazione risale al 12 marzo 1308, quando vennero arrestati otto cavalieri templari dalle guardie del Giustiziere di Terra di Bari. Tra questi cavalieri vi era fra' Domenico de Turrosa, catturato "in domo de Gravina". Carrabba ritiene che tale documento sia stato oggetto di «interessata e campanilistica interpretazione nel tentativo di riconoscere una importante domus in Gravina in Puglia» [16]. Di questo documento esistono due trascrizioni, una riportata dal Guerrieri e l’altra da Pruntz. Nella prima versione non compare il nome di Domenico de Turrosa, frate templare dimorante nella domus gravinese, ma solo la parola Gravina che nel contesto appare come il nome proprio di una persona. Invece nella versione di Pruntz compare «fratrem Dominicum de Turrosa...captum…in domo templi de Gravina» e a questa farebbero riferimento i sostenitori dell’esistenza di una domus templare gravinese. Purtroppo, essendo perduto il documento originale, non è possibile alcun riesame o accertamento. Carrabba propone di ritenere Domenico de Turrosa non già un templare, ma uno degli esecutori dell’arresto dei Templari.
    Da un documento del 1197 si apprende dell'esistenza di un toponimo, nel circondario di Gravina, forse presso l'attuale Poggiorsini o secondo lo storico locale Nardone presso le Grotteline, detto "ad curtem templi". Secondo Capone ed altri si doveva trattare di una masseria di campagna di proprietà della domus di San Giorgio. Anche tale posizione viene contestata da Carrabba [17]. L’autore afferma che la “curtem templi” non poteva essere nel territorio di Gravina stando sia ad un documento del 1197 che ad un successivo del 26 novembre 1273 secondo il quale la “curtem templi” è posta al confine con il tenimento di Gravina e non all’interno di questo. Stando a ciò, secondo Carrabba, la “curtem templi” sarebbe da localizzare nei pressi di Spinazzola, non lungi dal centro abitato, in contrada “Farano” [18].
    Come già detto, dopo la soppressione dell'Ordine del Tempio, la chiesa di San Giorgio e/o le terre possedute nel territorio di Gravina passarono agli Ospitalieri (che avevano una propria domus presso il castello di Garagnone), sebbene non esistano documenti in merito al passaggio, ma solo testimonianze nell'architettura dell'edificio sacro.
    Minervino Murge. La presenza dei Templari in questo paese è documentata in un atto di vendita del marzo 1169, rogato dal notaio Leone, con il quale i Templari Aimo e Giovanni, «consensu et voluntate Henrici mag(istri) nostri cunctorum con(fratum) intus in civitate Minerbino», vendevano per un'oncia d'oro a Giovannaccio, priore della chiesa di S. Angelo, una vigna posta in località Monte Monacezzi. Tra i testi, oltre al suddetto Henricus probabilmente il primo dei magister Apuliae venuto appositamente a Minervino per presenziare alla stipula dell’atto, figura anche Oddo, fr(rater) sacri te(m)pli. Secondo Bramato e Houben i Templari ebbero a Minervino una propria domus, e non solo possedimenti, deducendo ciò dal tenore generale del documento citato. Di altro avviso è Carrabba: secondo questo autore i Templari a Minervino possedevano solo delle proprietà fondiarie che venivano gestite ed amministrate dalla precettoria di Spinazzola. La vendita del terreno (probabilmente ricevuto in donazione) di cui sopra rientrerebbe nella strategia dell’Ordine di sbarazzarsi (con vendite o permute) di beni lontani dalle domus ed acquisire proprietà più prossime alle loro case in modo da poterli meglio gestire e controllare. In tale ottica Carrabba nega l’esistenza di una domus templare a Minervino [19].
    * Relazione per il convegno .
    [1] H. Houben, Templari e Teutonici nel Mezzogiorno normanno-svevo, in Atti delle XIV Giornate normanno-sveve, Bari 17-20 ottobre 2000”, a cura di G. Musca, Bari 2002, pp. 257-258.
    [2] A. Carrabba, I Templari a Spinazzola, Venosa 2002, pp. 123-124.
    [3] G. Guerrieri, I Cavalieri templari nel Regno di Sicilia, Trani, 1909, pag. 98, doc. 6 e riportato anche da Carrabba, I Templari cit., p. 86.
    [4] Ivi, pp. 99-100.
    [5] Ivi, pp. 105-109.
    [6] Ivi, pp. 109-112.
    [7] Ivi, p. 119.
    [8] F. Bramato, Storia dell’Ordine dei Templari in Italia. Le inquisizioni. Le fonti, Roma, 1994, p. 235.
    [9] A. Brusa, Il Garagnone o della città perduta in «S&R - Sistemi e Reti. Rivista di civiltà urbana», anno 3, numero 7 giugno/agosto 1992, pp. 86-90 (http://www.mondimedievali.net/Castelli/ Puglia/bat/garagnone.htm).
    [10] D. Vendola, L’Ordine sovrano di S. Giovanni di Gerusalemme nella diocesi di Trani nel sec. XIV, in «Archivio Storico di Malta», aprile 1937, pp. 159-177.
    [11] Ivi, pp. 155-156.
    [12] B.Capone, L.Imperio, E.Valentini, Guida all’Italia dei Templari. Gli insediamenti templari in Italia, Roma 1989, pp. 241-245.
    [13] Carrabba, I Templari cit., pp. 94-97.
    [14] I Registri della Cancelleria Angioina ricostruiti da R. Filangieri, Napoli, 1957, vol. IX, pp. 264-265, n. 288.
    [15] Carrabba, I Templari cit., p. 86.
    [16] Ivi, p. 97.
    [17] Ivi, p. 98.
    [18] Ivi, p. 99.
    [19] Ivi, p. 125.
    Fonte:

    UFO: un problema globale

     

    Relazione di Colman S. Vonkeviczky pioniere dell’Ufologia (in memoria). Conferenza al Quartier Generale della Nazioni Unite

    Per circa cinquant’anni la strategia del cover-up governativo, in materia di UFO, ha influenzato le decisioni dei governi e delle Forze Armate, impegnate in una guerra di trincea contro gli extraterrestri. Le centinaia di rapporti ufficiali sugli avvistamenti di oggetti volanti dotati di una tecnologia straordinariamente evoluta hanno destato non poca preoccupazione negli ambienti governativi, impotenti di fronte alla temuta “minaccia aliena”. Ma, secondo alcuni pionieri della moderna ufologia, la situazione si sarebbe potuta risolvere in modo differente, ossia con la ricerca del contatto pacifico con queste civiltà. Ed è in questo contesto che si inserisce la figura del colonnello Colman S. VonKeviczky uno dei nomi più conosciuti nel campo della ricerca ufologica internazionale. Nato in Ungheria il 21 agosto del 1909 VonKeviczky si laureò in scienze militari ed ingegneria all’università militare “Maria Ludovica” di Budapest e, al termine della seconda guerra mondiale, prestò servizio presso il quartier generale dei servizi speciali della polizia statunitense in Germania.

    Dal febbraio del 1953 lavorò presso la segreteria dell’ONU, negli Stati Uniti e divenne in seguito fondatore dell’ICUFON, l’Inter-Continental UFO Network, un organismo impegnato in una serie di iniziative volte al coinvolgimento dell’ONU nell’analisi del fenomeno UFO e nella divulgazione dei dati raccolti, ai mezzi di comunicazione di massa. La sua battaglia contro il cover-up governativo è durata fino al giorno della sua scomparsa, avvenuta il 27 luglio del 1998 a New York City, la città nella quale viveva da quasi cinquant’anni. “Colman era un pacifista”, ha dichiarato il ricercatore tedesco Michael Hesemann, suo intimo amico “e, di fronte alle catastrofiche conseguenze della corsa agli armamenti necessari a combattere una guerra interstellare, avvertiva l’umanità della necessità di un contatto pacifico con le entità aliene”.
    UFO, la visita extraterrestre” riporta qui di seguito quella che potremmo considerare la più importante conferenza del colonnello VonKevicky svoltasi, il 21 aprile del 1987, nell’auditorium della biblioteca del quartier generale dell’ONU, in quel luogo dove, come lui stesso sperava, un giorno si sarebbe potuto risolvere il problema degli UFO. Le fotografie che corredano l’articolo sono parte del suo archivio personale del quale la nostra redazione ha i diritti esclusivi per l’Italia. (Nota redazione Centro Ufologico Taranto, la rivista “ UFO la visita extraterrestre” ha cessato le pubblicazioni nell’anno 2000)
    Del Colonnello Colman S. VonKeviczky, MMSE (1909-1998)
    Da tre decenni gli scienziati, gli ufologi e l’opinione pubblica cercano in tutto il mondo prove e discutono invano su una teoria: Esistono gli UFO o no? Da dove vengono? Quali sono le loro intenzioni?
    E’ strano il fatto che, negli ultimi 40 anni, i nostri scienziati e i ricercatori privati abbiano evitato di basare le loro ricerche sulle solide fondamenta della documentazione militare, che già dal 1953 spiega, pubblicamente, l’indubitabile origine extraterrestre degli UFO.
    UFO: I FATTI
    Il 
Giornale OnlineIl 26 gennaio del 1953 il Ministero della Difesa statunitense si pronunciò nel seguente modo: “L’Aeronautica Militare e il suo Ufficio di Ricerca prendono atto, sulla base delle conclusioni tratte dal Maggiore Keyhoes, che i ‘dischi volanti’ provengono da altri pianeti. L’Aeronautica Militare non ha mai negato che questo sia possibile… se le manovre compiute da questi oggetti e delle quali parlano molti competenti osservatori, sono vere, allora l’unica spiegazione plausibile è quella della loro provenienza interplanetaria“.
    E’ logico che ogni ricerca che ignori tali fatti e che li sostituisca con teorie e ipotesi inventate non si trova sulla pista giusta. Già nel 1966 il Ministero dell’Aeronautica statunitense informò il Campidoglio circa l’alto livello delle analisi condotte dallo Stato Maggiore in merito all’attività degli UFO in tutto il mondo e alla pianificazione di una strategia di difesa intercontinentale, elaborata dagli USA e volta a combatterli: “Nell’analisi degli avvistamenti di UFO l’Aeronautica Militare si avvale di scienziati, ingegneri, tecnici e consiglieri accuratamente scelti e altamente qualificati. Questi hanno a disposizione i migliori laboratori dell’Aeronautica, centri di sperimentazione, strumentazione scientifica e strumenti tecnici”.
    Ma, nonostante l’alto livello degli studi condotti dallo Stato Maggiore statunitense le organizzazioni private veneravano il “confessionale ufologico” istituito dal Pentagono : il progetto dell’Aeronautica denominato BLUE BOOK. E’ comica l’idea che l’opinione pubblica mondiale avesse eletto a salvatori dell’umanità un unico maggiore, un sottotenente, un maresciallo maggiore e due segretarie – il team del Blue Book – e comunicasse a loro le esperienze relative agli UFO credendo che questi rappresentassero l’unico gruppo, istituito dall’Aeronautica statunitense, ad occuparsi del fenomeno.
    Il mondo scientifico, di contro, speculava sull’ universo invisibile “ai confini della realtà”, invece di lanciare uno sguardo ai casi e alle realtà ben documentate dalle Forze Militari.
    Così si espresse il Comandante del Centro di ricerca dell’Aeronautica Militare AMC (Air Material Command) il 23 settembre del 1947 in un rapporto inviato allo Stato Maggiore : “Il fenomeno UFO è reale e non identificabile con visioni o fiction. Si tratta di oggetti a forma di disco, delle dimensioni di un aereo. Sono piatti nella parte inferiore e dotati di cupole in quella superiore. La loro superficie è metallica e riflette la luce. La velocità di volo supera i 300 nodi. Si spostano a volte in formazioni composte da tre fino a nove oggetti“.
    Queste citazioni non sono state partorite dalla fantasia dei produttori di Hollywood, ma sono parte di un rapporto ufficiale inviato allo Stato Maggiore, basato sui rapporti di osservatori militari addestrati. Come apprendiamo da un Memorandum della CIA, risalente all’ 11 settembre 1952, gli USA erano allarmati per questa situazione di portata planetaria. In quel periodo, “l’ufficio scientifico” dei Servizi Segreti dichiarò in un Memorandum classificato SEGRETO:
    “E’ stato istituito un sistema di comunicazione internazionale e le più importanti basi dell’Aeronautica Militare hanno ricevuto l’ordine di intercettare gli oggetti volanti non identificati“. Questo però significa che già nel 1952 il Pentagono impartì l’ordine di sparare agli UFO che si rifiutavano di obbedire alla richiesta di atterrare!
    LA “GUERRA DELLE STELLE” COMINCIA
    Il Giornale OnlineNel 1952 il Capt. Edward J. Ruppelt, direttore del progetto di ricerca ufologica dell’Aeronautica Militare statunitense denominato “Blue Book”, riportò nel primo capitolo del suo libro “Rapporto sugli oggetti volanti non identificati” quest’ordine di attacco: “Nell’estate del 1952 un caccia intercettatore F-86, dell’Aeronautica Militare statunitense, sparò contro i dischi volanti. Questo fatto non fu reso noto, come molti altri che rappresentano la vera storia degli UFO“.
    Un anno dopo, nel 1953, il generale Benjamin Chidlaw, comandante della difesa antiaerea continentale con sede nella base dell’Aeronautica Militare Ent, in Colorado, spiegò all’autore scientifico Robert R. Gardner : “Siamo in possesso di montagne di rapporti sui dischi volanti e li consideriamo molto seriamente poiché abbiamo perso parecchi uomini e aerei che cercavano di intercettarli“.
    Era il 1953 - immaginiamoci per favore quante notizie sono state fino ad oggi nascoste e occultate all’opinione pubblica. Quindi lasciatemi chiedere: ci troviamo forse nel mezzo di una “guerra misteriosa” combattuta contro forze galattiche che conducono operazioni interstellari orientate verso la terra?
    Nel 1952 l’Aeronautica Militare statunitense comunicò l’ordine JANAP 146 con appendice A-E, che distribuiva incarichi fondamentali per questa “guerra misteriosa contro invasori non autorizzati” i quali, secondo le norme militari, violavano la sovranità aerea delle nazioni.
    Per questo motivo, da allora, fu costruito un sistema di difesa laser atomico a terra che, nell’ambito del progetto SDI, in un prossimo futuro dovrebbe stazionare anche nell’orbita terrestre, a bordo di piattaforme e navette spaziali dotate di armi costruite con l’impiego della scienza più moderna. Diamo quindi un’occhiata ai dati storici che hanno portato a formulare queste pazze idee, pericolose per l’incolumità della stessa umanità:
    15 febbraio 1942: 15 – 20 oggetti volanti sconosciuti, che furono inizialmente confusi con aerei giapponesi, si trovavano in volo di ricognizione strategica sulla costa occidentale degli Stati Uniti, quando 1530 ronde di munizioni furono sparate contro di loro dai cannoni antiaerei sopra Los Angeles. L’operazione non ebbe successo! La prova: il rapporto del Capo di Stato Maggiore, il generale George C. Marshall al presidente F.D. Roosevelt: “Nessuna bomba fu lanciata… nessun aereo abbattuto… nessun aereo statunitense era in missione.”
    14 luglio 1957: Unione Sovietica – libro di testo dell’Accademia dell’Aeronautica Militare: “Introduzione alla scienza universale”. Secondo quanto riportato a pagina 262 “la batteria della difesa antiaerea dell’URSS aprì il fuoco contro alcuni UFO sopra le isole Kurilen – senza abbatterne nessuno“.
    1966, Estremo Oriente: l’Aeronautica Militare indonesiana “fu costretta ad aprire il fuoco contro alcuni UFO“, come spiegò il maresciallo dell’aviazione Roeshin Nurjadin, comandante capo dell’Aeronautica Militare indonesiana.
    GLI UFO SI DIFENDONO
    L’8 gennaio del 1965 il sottotenente – oggi professore universitario – dott. Robert Jacobs filmò un UFO nell’atto di distruggere il razzo ATLAS F sopra la base dell’Aeronautica Militare di Vandenberg. Come ci scrisse il professore: “Gli UFO sono reali. L’Aeronautica Militare e il governo statunitense sanno che loro sono reali. E’ ormai giunto il tempo che anche l’opinione pubblica americana lo sappia“.
    Nel marzo del 1967 un MIG 21 cubano, costruito in Unione Sovietica, fu distrutto da un “bogey” (il termine con cui i piloti indicano gli oggetti sconosciuti) quando il Comando per la difesa aerea diede l’ordine di aprire il fuoco contro l’oggetto.
    IL “WATERGATE COSMICO” DI NIXON
    Il 
Giornale OnlineIl 19 dicembre del 1969 il presidente Richard M. Nixon ordinò l’archiviazione del progetto Blue Book sulla base delle direttive imposte dall’ufficio studi ufologici dell’Università del Colorado, finanziato dall’Aeronautica Militare statunitense e con il sostegno dell’Accademia Nazionale delle Scienze. Il mondo intero fu tranquillizzato con la spiegazione che “non esistono prove che possano dimostrare che gli oggetti volanti definiti ‘non identificati’ siano velivoli extraterrestri o possano rappresentare un qualche pericolo per la sicurezza nazionale“.
    Può essere vero questo? Il 23 giugno del 1967, secondo un documento del Centro di Controllo Voli Spaziali della NASA “John F. Kennedy”, il personale della NASA e gli astronauti ricevettero l’ordine, in caso di avvistamento di UFO, di redigere un rapporto “nel più breve tempo possibile” e di inviarlo al comando della base dell’Aeronautica Militare Patrick, che avrebbe preso provvedimenti a livello militare.
    “Nessun pericolo per la nostra sicurezza nazionale?” Il 17 ottobre del 1973 un elicottero dell’esercito con un equipaggio di quattro uomini e sotto il comando del Capt. Lawrance E. Coyne, incontrò, sopra la base dell’Aeronautica Militare di Mansfield, in Ohio, un oggetto volante a forma di sigaro della lunghezza di 60 metri. Quando tentò di volare via, l’elicottero fu sollevato da una forza sconosciuta che, da un’altitudine di volo di 500 metri, portò il mezzo ad un’altitudine di 1300 metri. E’ vergognoso che l’assemblea generale dell’ONU, di fronte al sottotenente colonnello Coyne affermò, nel 1977, di ignorare completamente il suo rapporto.
    Primavera 1974, Binn, Corea del Sud. Verso le 10.00 un razzo Hawk fu colpito da un grande UFO. Come spiegò il nostro informatore: “Il missile fu colpito e distrutto da un raggio di luce. Allo stesso modo la rampa di lancio – entrambi fusi come giocattoli di stagno!”
    19 settembre 1976: un rapporto dell’ambasciatore statunitense in Iran informò la Casa Bianca, il Pentagono ecc. che a 60 Km a nord di Teheran “il pilota di un F-4 dell’Aeronautica Militare imperiale cercò di sparare un missile AIM-9 contro l’oggetto ( UFO) e che contemporaneamente il sistema di controllo delle armi si inceppò e la radiocomunicazione (UHF e Interphono) si interruppe“.
    3 giugno 1980: lo Stato Maggiore statunitense informò l’Aeronautica Militare: “Un UFO è stato osservato in due occasioni nei pressi della base dell’Aeronautica Militare peruviana, a sud del paese. L’Aeronautica Militare ha tentato di intercettare e distruggere l’ UFO – ma senza successo“.
    27 e 29/30 dicembre 1980, mezzanotte: atterraggi di due UFO nei pressi della base dell’Aeronautica Militare della NATO in Inghilterra. Ufficiali statunitensi di alto rango e personale della sicurezza ebbero un “incontro ravvicinato” con esseri della specie “Homo Cosmicus” nella foresta di Rendelsham, tra le basi statunitensi e RAF Woodbridge e Bentwaters, a Suffolk. Il caso fu confermato dal rapporto ufficiale del vicecomandante dell’Aeronautica Militare statunitense, il colonnello Halt.
    Io penso che gli infiniti dibattiti e le teorie degli ufologi e degli scienziati sull’esistenza o sulla non esistenza degli UFO si allontanino dalla realtà che è così chiaramente documentata dai rapporti militari, dagli attacchi e dalle misure di difesa del Pentagono.
    LA SOPRAVVIVENZA DELL’UMANITA’
    Il 
Giornale OnlineDal 1942 il Pentagono ha chiarito che i suoi sistemi di difesa di fronte alle possibilità delle astronavi extraterrestri sono completamente insufficienti. Per mettere in chiara luce il problema degli UFO (che dura da lungo tempo), il presidente Lyndon B. Johnson pretese, nel 1968, che i servizi di sicurezza nazionale inviassero un rapporto al consiglio di sicurezza nazionale. Il rapporto era intitolato : “L’ipotesi UFO e il problema della sopravvivenza“.
    Questo rapporto storico svelava per la prima volta tutta la spaventosa verità – e avvertiva la direzione degli Stati Uniti di prepararsi alla possibilità di uno scontro con le forze galattiche. Nel rapporto, infatti, “importanti scienziati degli Stati Uniti” spiegavano non solo che gli UFO sono effettivamente delle astronavi extraterrestri ma anche che “il problema della nostra sopravvivenza non può essere trascurato“. Così era riportato nel paragrafo 6 del rapporto: “Sarebbe sensato sviluppare, nel più breve tempo possibile, adeguate misure di difesa. E’ come se nel trattare questo problema si dovesse pensare di più al problema della sopravvivenza“. E sembra proprio che il vero scopo dell’ “iniziativa di difesa strategica” SDI, istituita dal presidente Reagan agli inizi degli anni ‘80, sia proprio l’osservanza di questa direttiva basata sul rapporto Top – Secret NSA del 1968.
    1968 – è un caso che la corsa agli armamenti strategica di USA e URSS iniziò proprio nel 1969? In riferimento ai colloqui del SALT I e II avvenuti tra il 1970 e il 1987 a Ginevra, possiamo solo chiederci perché anche dopo la sottoscrizione dell’accordo sulla limitazione del riarmo è cresciuta la drammatica corsa agli armamenti in direzione del cosmo? E perché l’opinione pubblica fu tratta in inganno dalla presunta “limitazione delle armi strategiche”?
    Il 6 ottobre 1982 quando furono aperti a Ginevra i colloqui START II il comandante supremo del reparto “difesa spaziale” del Pentagono, il tenente generale Richard C. Henry spiegò orgoglioso: “Il cosmo non è una missione, è un teatro, un teatro di guerra“. (New York Times, 17.10.1982, sotto il titolo a caratteri cubitali “Gli Stati Uniti progettano l’incremento delle spese per le operazioni militari nel cosmo“). Perdonate la mia ignoranza, ma per quale motivo si dovevano intensificare le operazioni militari nella pace eterna dell’ universo? E contro chi? Durante i colloqui – SALT gli USA e l’URSS assicurarono, di fronte al mondo intero, che le armi strategiche non erano state costruite per combattere una guerra tra le due superpotenze. Se questo è vero chi era allora il nemico per combattere il quale bisognava andare nel cosmo? Il prof. Vladimir G. Azhazha, il capo del reparto dell’Accademia sovietica delle Scienze, aveva ragione quando nel corso di una conferenza, il 24 novembre del 1977, spiegò che gli astronauti Aldrin e Armstrong, nel 1969, dopo lo storico allunaggio dovettero rimanere per ore nel modulo d’atterraggio perché alcuni UFO li stavano aspettando a lato di un cratere?
    LA SINDROME DELLA MINACCIA POTENZIALE
    Il 
Giornale OnlineIn questa allarmante questione il diplomatico dott. Michael Mishoud, direttore della divisione per la sicurezza internazionale del ministero degli esteri statunitense spiegò nel giugno del 1978, nel corso di una conferenza: “Extraterrestri provenienti da altri sistemi solari sono un potenziale pericolo per noi e noi siamo un potenziale pericolo per loro“. Nella stessa conferenza il dott. Irvin Picus dell’ “ufficio per le questioni spaziali” esortò il governo a prendere misure di prevenzione: “Noi dobbiamo essere pronti a rispondere ad una potenziale minaccia… Il contatto con esseri di altri mondi, se non siamo preparati a tale eventualità, potrebbe portare a gravi conseguenze“.
    La NASA, nel gennaio del 1978, dichiarò: “I rapporti sugli avvistamenti di oggetti volanti non identificati che penetrano nello spazio aereo degli Stati Uniti interessano solo i militari che svolgono il regolare servizio di sorveglianza dello spazio aereo“. Partì poi il progetto SETI della NASA (ricerca di intelligenze extraterrestri). Come previsto da questo programma sulle sonde statunitensi Voyager I e II vi era una piccola targa con i saluti dalle Nazioni Unite che intendevano indicare a civiltà cosmiche la strada per la Terra. Un’ironia politica del Pentagono visto che ciò che li aspettava qui non era “un caloroso benvenuto” ma il solito “prima sparare, le domande le rimandiamo a dopo“.
    UN APPELLO ALL’ONU
    Insomma nelle prove documentali provenienti dagli archivi delle forze militari, nascoste da quattro decenni all’opinione pubblica, si parla del problema della sopravvivenza dell’umanità. Quindi gli UFO sono un problema del quale è meglio non parlare, è come se qualcuno stesse cercando di fare qualcosa prima che sia troppo tardi…
    Quindi chi dovrebbe agire se loro sono un problema per la sicurezza planetaria? Le superpotenze o l’organo internazionale costituzionalmente autorizzato delle Nazioni Unite?
    Nel febbraio 1966, in qualità di capo della divisione informazioni del segretariato delle Nazioni Unite e di scienziato militare professionista (all’epoca erano già tredici anni che analizzavo le operazioni degli UFO), parlai al segretario generale dell’ONU U-Thant delle informazioni in mio possesso. Sulla base del mio memorandum mi pregò di progettare il primo ONU UFO PROJECT. Questo progetto presentato alla segretaria generale e al Comitato per Utilizzo Pacifico del Cosmo, prevedeva:
    1. Il controllo internazionale delle operazioni degli UFO attraverso una collaborazione coordinata con le forze armate nazionali, gli scienziati e le organizzazioni di ricerca ufologica ;
    2. Il “Divieto di aprire il fuoco” e di dare inizio ad un confronto armato con le potenze del cosmo, che potrebbe portare ad una guerra spaziale fatale per l’intero genere umano;
    3. La presa di contatto con le intelligenze che pilotano gli UFO e attraverso queste con i capi delle potenze galattiche;
    4. Studi scientifici e addestramenti internazionali ad opera dell’UNESCO;
    5. Diffusione dei dati analizzati ai governi e all’opinione pubblica.
    Il Giornale OnlineIl 6 novembre del 1967, nel corso del 7° congresso internazionale di ufologia, tenutosi a Magonza, sotto la presidenza del “Padre dell’astronautica”, il prof. e dott. Hermann Oberth, e dei rappresentanti di 24 nazioni fu sottoscritta la “Magonza UFO Resolution”. Questa stabiliva i criteri di massima per la soluzione del problema della sicurezza nazionale, chiamata in causa dagli UFO: “Gli oggetti volanti non identificati sono mezzi volanti identificati che provengono dallo spazio e rappresentano un problema di importanza vitale per il mondo intero. Tutte le nazioni devono analizzare e risolvere insieme il problema attraverso le investigazioni e le ricerche scientifiche. Questo per il bene comune e il progresso delle nostre relazioni pacifiche con il cosmo”. Tale risoluzione fu naturalmente censurata dai mezzi di comunicazione di massa mentre il comitato dell’ONU per l’Utilizzo pacifico del Cosmo la accolse con piacere. I successivi 20 anni confermarono che la MAGONZA UFO RESOLUTION innescò un processo che portò al rilascio di documenti sugli UFO da parte di numerosi governi e quindi alla dimostrazione che gli UFO SONO REALI!
    Da decenni l’ICUFON, LA RETE DI RICERCA UFOLOGICA INTERCONTINENTALE si adopera, spesso con successo, in una serie di attività pro ONU volte a coinvolgere i governi degli Stati membri delle Nazioni Unite. Il culmine di tali iniziative fu raggiunto nel 1977 quando il problema degli UFO fu proposto nel corso della 32esima sessione dell’assemblea generale dell’ONU al “punto 123″ dell’ordine del giorno.
    La nostra rete presentò allo stato membro di Grenada una documentazione composta da 250 sezioni che sottolineava le necessità di istituire un UFFICIO dell’ONU che si occupasse di UFO, come noi chiedevamo dal 1966. Secondo le prime 14 pagine del verbale dell’assemblea del Comitato Politico Speciale, tenutasi il 28 novembre, l’ambasciatore dott. Wellington Friday, presentò le richieste dell’ICUFON alle Nazioni Unite. Ma l’ufficio stampa dell’ONU non rese noto il testo della proposta ai mezzi di comunicazione di massa internazionali e gli USA, avvalendosi del controllo governativo, non permisero agli ufologi privati l’accesso al segretariato generale dell’ONU e indebolirono completamente la risoluzione. Sotto la pressione degli Stati Uniti ogni richiesta di controllo internazionale delle operazioni sugli UFO fu abbandonata e Grenada costretta a rivedere completamente la sua risoluzione.
    Ma il pericoloso aumento della corsa agli armamenti costrinse l’ICUFON a cercare nuove strade. Il 29 gennaio del 1980, il Comitato ufologico della Camera Alta britannica, nelle persone di Lord Clancarty e Lord Kimberley, mi invitò ad una riunione nel corso della quale presentai prove militari volte a dimostrare la grande responsabilità dei governi nel problema della sicurezza nazionale legata agli UFO. In quell’occasione proposi : “Aprite il sipario sul segreto militare legato agli UFO e, in un colpo solo, si aprirebbe una grande prospettiva e apparirebbe chiara la via della soluzione del problema“. La nostra dichiarazione a mezzo stampa, il nostro “Memorandum Blu” e la richiesta di “un ufficio internazionale per lo studio degli affari cosmici” (WASA) fu censurata”.
    Durante la mia campagna ufologica europea ( 1981-83) entrai in contatto con numerosi militari e delegati governativi. Questi dichiararono all’unisono che era necessario che le superpotenze facessero il primo passo per risolvere il problema degli UFO. Per questo motivo, il 21 settembre del 1981, inviai al presidente Ronald Reagan e al consiglio di sicurezza nazionale, due Memorandum e alcuni documenti militari chiedendo che le nazioni parlassero degli UFO nel corso di una conferenza sulla sicurezza internazionale e che chiarissero una volta per tutte il comportamento che l’umanità dovrebbe adottare nei confronti del fenomeno. Espressi inoltre la necessità di stabilire un contatto invece di spiegare le nostre forze militari. Il 21 novembre del 1981 il generale maggiore Robert L. Schweitzer, della sicurezza nazionale, ci fece pervenire una risposta preoccupante: “Il presidente conosce perfettamente il pericolo che Lei ha così chiaramente documentato e fa tutto quanto è nelle sue possibilità per ristabilire il più presto possibile la sicurezza della difesa nazionale“.
    Memorandum simili furono inviati dal maggiore dell’aeronautica Hans C. Petersen, della Danimarca, al governo degli stati scandinavi, da Michael Hesemann al governo federale tedesco, da Helmut Hajek al governo federale austriaco e dal sottotenente Arthur Bray al governo del Canada. Il 17 ottobre del 1983, nel corso di una seduta di un’ora e mezza con il presidente della repubblica federale austriaca, il dott. Rudolph Kirchschläger, a Vienna, tirammo le somme: “Noi crediamo che sia giunto il tempo che le superpotenze si adoperino per portare alla luce il problema degli UFO fino ad oggi occultato“.
    Nel 1984, in forza della legge sulla libertà di informazione, pretesi dalla Cia la documentazione completa sulle mie attività e su quelle dell’ICUFON. Secondo la decisione del ministero di giustizia statunitense, del 5 agosto 1985, questo non era possibile perché “tutto il materiale su di Lei è segreto e… non è possibile accedervi… nell’interesse della sicurezza nazionale e della politica estera“. Un altro esempio del comportamento adottato dagli Stati Uniti nei confronti del problema degli UFO.
    Il 
Giornale Online“Nell’interesse della difesa nazionale” : Il 4 dicembre del 1985 il presidente Ronald Reagan, nel corso del suo discorso a Fallston, nel Maryland, parlò di un suo colloquio personale con il segretario generale Mikhail Gorbaciov (in occasione del vertice di Ginevra dal 18 al 20 novembre del 1985): “se improvvisamente il nostro mondo fosse messo in pericolo da esseri provenienti da altri pianeti dell’ universo, non dimenticheremmo le piccole differenze che esistono tra i diversi paesi e scopriremmo, una volta per tutte, di essere tutti esseri umani che vivono insieme sulla Terra? Ora, io non penso che dovremmo aspettare l’arrivo degli extraterrestri che ci minacciano. Penso che potremmo essere già adesso coscienti della loro esistenza“.
    Qualsiasi commento sarebbe superfluo!
    “Nell’interesse della politica estera degli Stati Uniti“: questa dichiarazione è la prova schiacciante che è vero quanto la politica estera degli Stati Uniti da più di quattro decenni sostiene: esiste una “guerra misteriosa” contro di loro. Per risolvere questa situazione, l’ONU dovrebbe cercare una soluzione definitiva al problema degli UFO. Noi dobbiamo impedire, ad ogni costo, una collisione tra potenze terrestri e galattiche. Per questo abbiamo bisogno di un ufficio internazionale per gli affari spaziali, controllato dalle Nazioni Unite, con il compito di cercare un contatto con gli extraterrestri, nell’interesse della pace mondiale e dello sviluppo di una società migliore, di una cosiddetta “età dell’oro“, caratterizzata dal contatto con il cosmo. Il problema degli UFO deve essere risolto – prima che sia troppo tardi…
    CITTA’ DEL MESSICO 28 AGOSTO 1995
    Nel corso di una lunga intervista concessa alla nostra redazione durante il congresso svoltosi a Citta’ del Messico nel 1995, il Colonnello Colman VonKeviczcky ci diede personale conferma di quanto riportato nel presente articolo. “Io ho avuto stretti rapporti di collaborazione“, ci spiegò, “con una signora di mezza età che rappresentava la stampa del Commonwealth britannico alle Nazioni Unite. Al terzo e al quarto piano di questo palazzo vi è il dipartimento stampa, nel quale lavorano tutti i rappresentanti delle più importanti testate giornalistiche del mondo. Lei era interessata alla mia ricerca e anche se non ne conoscevo il motivo avevo l’impressione che fosse profondamente coinvolta in questo problema… Un giorno mi disse che avrei dovuto parlare al segretario generale U-Thant del mio memorandum e grazie a lei, ciò avvenne. Nel febbraio del 1966 ebbi l’opportunità di incontrare personalmente questo segretario generale e di presentargli le nostre analisi militari e la documentazione in nostro possesso. Fu uno dei giorni più belli della mia vita. Non mi dimenticherò mai il momento in cui sono entrato in quell’ufficio… Il segretario generale mi disse: ‘Lei è veramente un esperto in campo militare.
    Le chiedo di essere così gentile da organizzare un ufficio che si occupi di raccogliere e analizzare tutte le informazioni, che riguardano gli UFO, provenienti da ogni parte del mondo e di distribuirle a tutti i governi’… Gli risposi che il lavoro da svolgere era immenso e che il primo passo da fare era quello di smettere di sparare agli UFO perché tale atteggiamento avrebbe portato all’instaurarsi di una guerra interstellare. Gli dissi inoltre che sarebbe stupido intraprendere una guerra contro una civiltà tecnologicamente superiore alla nostra e che sembra controllare l’intero pianeta, i movimenti di ogni nazione e soprattutto le nostre armi nucleari… Un giorno Silvia Migel, un membro del NICAP, mi chiamò e mi disse di avere un messaggio importante per me… quando raggiunsi il suo ufficio mi disse: ‘Mi spiace informarti che ti stanno buttando fuori perché il Pentagono non ha approvato quanto tu hai fatto e nemmeno ciò che ha fatto il segretario generale‘. Questo nonostante U-Thant stesse agendo nell’interesse della pubblica sicurezza adempiendo soltanto al suo dovere”.
    Chi ha avuto la fortuna di conoscere il colonnello Colman S. VonKeviczky non può che serbare, nel cuore, il ricordo di un uomo forte, coraggioso e sempre sorridente. Nonostante gli attacchi subiti dai servizi segreti, non abbandonò mai la lotta a favore della divulgazione della realtà extraterrestre, per la quale rinunciò agli onori e alla carriera. Di lui apprezziamo soprattutto la battaglia volta alla cessazione della corsa agli armamenti e alla ricerca di un contatto pacifico con le entità aliene. “Solo così”, ci disse, “possiamo sperare in un futuro caratterizzato da un contatto con il cosmo”. Grazie Colman.
    SALUTO A UN AMICO
    “Non è facile per me scrivere quanto segue. Conoscevo “Colman bacsi” (lo zio Colman), come lo chiamavano affettuosamente gli ungheresi, da circa vent’anni e il nostro rapporto di amicizia era molto stretto”. Così Antonio Huneeus, giornalista e ufologo cileno, nella rivista tedesca MAGAZIN 2000, ricorda il colonnello Colman S. VonKevizcky, “ancora oggi uno degli ufologi più riconosciuti a livello internazionale… e un autentico idealista. Nel suo piccolo ufficio di New York, sempre pieno di ‘tesori ufologici’, ho incontrato ricercatori di tutto il mondo tra i quali Michael Hesemann, dalla Germania, Bruce Cathie, dalla Nuova Zelanda, Johsen Takano del Cosmo Isle UFO-Museum e molti altri. L’appartamento di Colman era una sorta di Mecca per qualsiasi ufologo si recasse a New York…”.
    Secondo quanto riportato da Huneeus la vita di VonKeviczky si divide in due grandi periodi: la sua carriera militare e il suo impegno nella ricerca ufologica. Nel 1952 emigrò negli Stati Uniti e, in quell’anno, il territorio americano era interessato da una grande ondata di avvistamenti. Da ciò nacque l’interesse del colonnello nei confronti del fenomeno. Fino agli ultimi giorni della sua vita non smise mai di lottare affinché la verità sugli UFO fosse di dominio pubblico. “Aveva più energia e passione di qualsiasi altro ufologo io abbia mai conosciuto”, continua Huneeus, “anche quando fu ricoverato in ospedale per un tumore alla prostata non smise di scrivere per un giornale ungherese… Sentiremo la sua mancanza anche se la sua opera continua a vivere negli archivi dell’ICUFON, nei suoi Memorandum e nell’operato di tutti gli ufologi che da lui hanno imparato”. Tra questi ricordiamo Michael Hesemann che, come Antonio Huneeus, era profondamente legato alla figura di VonKeviczy che considera il “Padre dell’ufologia internazionale”. “Un’intera generazione di ricercatori”, ha affermato, “è cresciuta con le sue cure amorevoli, in Giappone, in Sudamerica, nell’Europa dell’est ed anche in Germania. Io stesso mi sento orgoglioso di poter affermare che Colman VonKevickzy, per ciò che concerne la ricerca ufologica, fu il mio maestro”.
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    tratto da : Altro Giornale